Immagina Dick Grayson💚 - Titans

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"We are buried in broken dreams"

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"We are buried in broken dreams"

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Immagina...

L'ascensore era quasi arrivato a destinazione quando alle mie orecchie arrivarono dei rumori insoliti. Una strana sensazione si era fatta spazio all'altezza del mio petto, come se qualcosa non quadrasse, come se ci fosse qualcosa fuori posto. Tenni stretta la busta al mio petto mentre presi la pistola dal fodero dentro la mia giacca. La caricai e quando le porte si aprirono uscii fuori ritrovandomi davanti all'ingresso del mio appartamento. Sentivo rumori di struscii e qualche sussurro provenire dall'interno. Bussai ma non ricevetti risposta. I rumori cessarono del tutto.

Entrai dopo qualche istante appoggiando la busta della spesa all'ingresso «Donna? Sei tu?» chiusi la porta alle mie spalle mentre iniziai a perlustrare il mio loft in guardia, con la pistola in mano. Trovai la ragazza accovacciata verso il letto quando svoltai una colonna «Mi dici che cazzo stai facendo?» si girò verso di me dopo qualche attimo. Alzai un sopracciglio quando notai Dick Grayson seduto sul mio letto con un taglio profondo sul petto e qualche livido sulla faccia.

«Scusa T/n. Non sapevo dove portarlo per far si che non ci seguissero, ti dispiace?» Scossi la testa avviandomi verso il bagno. Presi la cassetta del pronto soccorso appoggiandola sul letto accanto a Dick.

«Ciao T/n» mi salutò e gli sorrisi ricambiando. I suoi occhi scuri incrociarono i miei per qualche secondo. L'ultima volta che l'avevo visto mi tornò in mente come un flash: le sue labbra che si muovevano lente sul mio corpo insieme alle sue mani. I nostri corpi nudi e sudati così vicini da sentirlo ovunque su di me. Quelle sensazioni mi piacevano, mi piaceva troppo quello che mi faceva provare, come mi sentivo quando ero con lui. Lui era capace di rendermi migliore e peggiore allo stesso tempo, sentivo che era tutto ciò di cui avevo bisogno ma non avevo il coraggio di dirglielo.

«Preparo la cena, vi fermate da me?» attesi risposta mentre guardavo la mia amica disinfettare la ferita del ragazzo seduto sul mio letto.

«Io no, ho delle cose da sbrigare. Lui, se non ti dispiace, penso sia meglio che si fermi per qualche giorno qui. Finché non si calmano le acque almeno. Giuro che ti ripago il favore» mi sorrise imbarazzata.

«Tranquilla Donn. Lo sai che tu e i tuoi amici potete sempre contare su di me» appoggiai la pistola, che mi accorsi di avere ancora in mano, sulla cassettiera al lato della porta della camera da letto. Mi morsi il labbro. Il pensiero che lui sarebbe stato nel mio stesso spazio per addirittura giorni mi faceva sentire il cuore in fibrillazione. Nonostante fossimo andati a letto più volte nessuno sapeva di quello che c'era stato tra noi due.

Quando tornai verso la cucina inizia a preparare, misi a posto la spesa che avevo lasciato all'entrata e sussultai quando bussarono al campanello. Lanciai uno sguardo a Dick e Donna e gli feci segno di rimanere in silenzio. Presi la mia pistola e me la infilai nel lato posteriore dei pantaloni. Mi avvicinai alla porta del mio loft sentendo un insistente bussare che non accennava a smettere «Chi è?»

Senza accorgermene mi ritrovai in pochi secondi schiacciata sul pavimento da un uomo che cercava di puntare una pistola verso di me. Iniziammo a rotolare sul pavimento cercando di sopraffarci a vicenda mentre tentavo di disarmalo e avere la meglio su di lui «T/n!» sentii Donna urlare mentre la vidi con la coda dell'occhio avvicinarsi a me.

«Controlla la porta» urlai e con un sforzo enorme riuscii a bloccare l'uomo per terra sotto di me. Lo disarmai e buttai la pistola lontano da noi. Gli tirai un pugno, poi un altro e un altro ancora iniziando a far sanguinare il suo naso. Cerco di bloccarmi le braccia ma gli tirai un altro punto sul viso e uno nello stomaco. Quando capii di averlo stordito presi la mia pistola e la puntai verso la sua testa alzandomi da lui. Lo smossi con il piede ma non si mosse «È svenuto» constati. Cercai tra i suoi documenti prima di prenderlo per i piedi e buttarlo fuori dalla mia casa, nell'ascensore premendo il tasto per il tetto.

«Sembra fosse da solo» Donna tornò verso di me «Se devi andare fa pure, io me la cavo bene da sola» le sorrisi ancora sull'uscita della porta.

«Per qualsiasi cosa chiamami, d'accordo?» la abbracciai e le promisi che se fossimo stati in pericolo l'avrei chiamata. Il silenzio calò nel loft quando la mia amica se ne andò. Chiusi la porta a chiave togliendo le chiavi dalla serratura.

«Tutto bene? Come ti senti?» raggiunsi Grayson sul mio letto. Era sdraiato e non aveva per niente una bella cera. Era bianco cadaverico e per questo lo aiutai a mettersi seduto sistemandogli i cuscini dietro la schiena.

«Mi sento come se mi avessero aperto da parte a parte» fece una smorfia e sorrisi iniziando ad accarezzargli i capelli con lentezza «Tu stai bene? Quell'uomo ti ha ferita?» il suo viso si fece serio e mi prese la mano stringendola leggermente.

«Sto bene, è riuscito a tirarmi un pugno, ma non è niente che un po' di crema non possa guarire» accarezzava in modo distratto le nocche rotte della mano destra «Al massimo si farà un bel livido» mi avvicinai a lui «Piuttosto tu? Com'è possibile che ogni settimana hai qualche livido o taglio nuovo che ti devo sempre curare io?»

Sorrisi di nuovo al ragazzo. Ci conoscevamo da qualche anno. Io mi ero trasferita da poco alla GCPD [Gotham City Police District] ed ero una poliziotta con il sogno di diventare detective. Dick invece si faceva vedere poco lui detective da anni era sempre impegnato in casi complicati.

«È tutto ok, guarirò, come sempre. Dove ti ha colpito?» alzai la maglietta scoprendo il fianco dove un segno violaceo aveva già preso a formarsi. Sfiorò con le dita quel lembo di pelle contuso facendomi sussultare. Le sua dita erano fredde e la mia pelle sembrava aver iniziato a bruciare al suo contatto. Come ogni volta che i nostri si sfioravano.

Alzò il busto con una smorfia avvicinandosi pericolosamente a me. Deglutii mentre il suo naso arrivò a sfiorare il mio «Lascia che faccia io qualcosa per te ora» prese la crema dalla cassetta del pronto soccorso accanto a me e mi fece rialzare la maglietta.

In religioso silenzio lo guardai mentre delicatamente passava la crema su quello stupidissimo livido. Quando ebbe finito si fece di nuovo così vicino che i nostri respiri si fusero.

Poggiò una mano tra i miei capelli mentre con l'altra si teneva seduto. Mi baciò e lentamente scivolò sdraiato sul materasso. Ricambiai il suo bacio stando attenta a non fargli male mentre la sua mano stringeva ed accarezzava i miei capelli. La sua lingua si insinuò tra le mie labbra già dischiuse e cercò la mia. Si trovarono e il bacio prese un ritmo più veloce.

Si staccò con una smorfia di dolore sul viso «Stai bene? Ti ho fatto male?» gli chiesi preoccupata.

«È solo una fitta, niente che un altro bacio non possa calmare» mi sorrise «Non c'è niente che lo stare con te non possa curare»

IMMAGINA || Chapter OneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora