« 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑢' 𝑏𝑢𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑢𝑜' 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑛𝑜 » ⭐️
Benvenuti nel primo libro di questa serie di immagina. Spero che apprezzerete la storia!🫶🏻
Mi s...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
"Was I a fool to let you break down my walls?"
- "Love Yourself", Justin Bieber -
⚠️ - ALLERTA SPOILER - ⚠️
Ambientazione: Finale della prima stagione.
Su richiesta🛋
Immagina...
«T/n. Ho detto che non mi ripeterò. Tu te ne tornerei a casa» Thomas mi stava fissando adirato, appoggiato con entrambe le mani su uno dei tavoli del Garrison. I suoi grandi occhi azzurri avevano preso delle sfumature più scure e sembrava essere davvero incazzato con me.
Il resto della famiglia si aspettava che annuissi e indietreggiassi, come avevo sempre scelto di fare. Non mi piaceva discutere, soprattutto con Tommy ma quando era troppo, era troppo e sapevo come cacciare gli artigli e farmi valere «Ho detto che non mi muoverò di qui Thomas. Kimber sta arrivando e tu non mi puoi richiudere in casa come se fossi la tua puttana!» forse era soprattutto la rabbia che stava parlando per me ma dei ricordi che speravo di cancellare si erano fatti spazio di nuovo nella mia mente «Piuttosto dammi una cazzo di pistola e fammi venire con te! Te l'ho chiesto così tante volte di coinvolgermi ma a quanto pare ti fai aiutare solo da Grace per queste cose, eh?» lo sputai come un serpente fa come il suo veleno. Le mie braccia erano serrate lungo i fianchi e i pugni altrettanto stretti. Le unghie erano piantate nella mia pelle tanto da farmi male ma era l'ultima cosa alla quale facevo caso in quel momento.
Tommy fece il giro del tavolo in due falcate arrivano ad essere a pochi centimetri dal mio viso. Tutti nella stanza stavano trattenendo il respiro ma tutto ciò a cui riuscivo a pensare era a come si era comportato con quella barista quella sera. A come li avevo trovati abbracciati, a come mi ero sentita tradita e ferita. A come non era venuto a cercarmi dopo che mi aveva vista andarmene quasi in lacrime e con la rabbia che mi scorreva nelle vene. Da quel giorno non facevamo altro che litigare «Ho detto che tu te ne tornerai a casa con il resto della famiglia»
«Ora faccio parte della famiglia? Sai ho controllato ma il mio cognome non è Shelby, quindi non sono sotto il tuo comando» scandii bene le parole e il braccio del ragazzo scattò a stringere il mio polso. Non erano proprio la mia famiglia ma da quando mio fratello era morto in quella dannatissima guerra in Francia, erano tutto ciò che mi era rimasto. Mi avevano accolta e offerto un lavoro, un modo per vivere.
John intervenne: «Lasciala andare Tom, dobbiamo andare tra poco»
«Tu stanne fuori, questo non è affare tuo!» ringhiò il ragazzo che stringeva ancora il mio polso. Mi guardava come se mi stesse per mangiare da un momento all'altro «Sta pure piantata qui ma cosa pensi che direbbe tuo fratello se un proiettile ti si piantasse in testa oggi eh?»