Capitolo Sedici

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Destiny's pov.

"Cos'hai intenzione di fare?" mi chiese Calum. L'avevo convinto ad uscire un po' con me, volevo consiglio, un pensiero da parte sua. Gli raccontai di tutto e persino lui non sapeva nulla e ne fui contenta, non avrei mai tollerato che il mio migliore amico di sempre mi avesse nascosto una cosa del genere. Eravamo seduti su una panchina fredda e metallica, dal colore di un argento sbiadito.

Aspirai lentamente del fumo dalla mia sigaretta, la quale bruciava come i miei occhi, come la mia anima che era andata in cenere dopo quella mattina.

"Non lo so" confessai "Se non troverò una sistemazione per rimanerti vicina, credo che tornerò a Miami" decisi. In realtà non avevo neanche la forza di respirare ma testarda com'ero non avrei mai ceduto.

Non dovevo far vedere la mia sofferenza, io dovevo tenere le mie emozioni sotto controllo, non potevo permettermi un singolo passo falso. Dovevo essere indifferente, dovevo essere di pietra. Ma ogni tanto anch'io non ce la facevo e in quel momento avevo ceduto. Scoppiai in un pianto isterico davanti a Calum, il quale mi accolse immediatamente fra le sue possenti braccia, ma con lui potevo farlo.

Sono crollata tante di quelle volte davanti a lui che non si possono contare sulle dita, ma almeno di lui potevo fidarmi. Lui non avrebbe potuto mai ferirmi, neanche se lo avesse voluto. Lui era così speciale, riusciva a capirmi con un singolo sguardo e a volte neanche io me ne capacitavo.

Il nostro rapporto era così fuori dal comune, era particolare, più unico che raro. Amavo Calum con ogni fibra del mio corpo e non c'erano parole per spiegare cos'era per me, nessuno lo avrebbe mai capito, tranne noi.

"Non piangere, tranquilla" cercò di calmarmi mentre io nascosi il mio volto nel suo maglione grigio e caldo.

Il suo petto era stato il mio scudo da fin troppo tempo, lui era la copertura delle mie lacrime, sapeva nascondermi al mondo quando non volevo essere scoperta e allo stesso tempo era capace di farmi brillare insieme alle stelle. Ma lui non era amore, lui non era il ragazzo della mia vita.

Luke lo era. Lui era il mio mondo, qualcosa di inspiegabile, semplicemente fantastico. Ma lui mi aveva preso per un gioco ed io ci ero cascata con tutte le scarpe.

Quanto sono stupida, pensai.

Sembrava davvero innamorato quando stava con me, e quell'aria da cattivo ragazzo lo faceva sembrare ancora più convincente. Pensai ai nostri bei momenti passati insieme. La mia mente tornò all'origine, quando lo incontrai;

Al mio risveglio il posto accanto a me era occupato da un ragazzo. I suoi occhi erano concentrati sul suo cellulare, non poteva tenerlo acceso. I suoi capelli erano biondo cenere,il suo ciuffo ben alzato. Voltò il suo viso verso di me,e le sue iridi color oceano invasero le mie.

"Ciao." Sussurrò.

"Ciao." Risposi freddamente.

"Come ti chiami bellezza?" domandò.

Ci mancavano solo gli idioti anche in aereo.

"Non t'interessa ragazzino." sbraitai.

Sporsi il mio sguardo verso il panorama che si riusciva a vedere da lassù. Sydney sembrava fantastica.

"Vabene, ti chiamerò 'bambina'. Io sono Luke"

Non risposi,non m'importava del suo nome,era solo un idiota.

Il mio sguardo era fisso sulle nuvole.

"Gentili passeggeri,siamo arrivati a destinazione. Grazie per aver scelto la nostra linea."

Quella voce mi fece sobbalzare.

"Hai persino paura dell'hostess?"

"Sta zitto, ragazzino."

Sbuffò, e mi lasciò in pace.

"Insopportabile." Pensai.

Il mio sorriso squarciò le lacrime che rigavano il mio volto arrossato e stanco. Quel ricordo era così buffo nella mia mente. Ricordavo tutto di quel giorno. Il suo ciuffo biondo ben alzato, i suoi occhi azzurrissimi come il cielo, il suo sorriso splendido e quel dannatissimo piercing al labbro.

Altri momenti mi vennero in mente. Il giorno in cui mi sfidò a cantare, quando mi bussò alla finestra nel bel mezzo della notte, di come dormimmo insieme, dei mesi in ospedale quando lui era in coma, del giorno al mare, del disastro che era successo a casa dei suoi genitori con sua sorella Abby e di quando facemmo l'amore.

I nostri corpi l'uno sull'altra, entrambi sudati e bramanti. Il modo in cui mi sussurrava dolci parole all'orecchio, come si muoveva in modo esperto, quando mi sfiorava dappertutto con le sue lunghe e affusolate dita.

Ma poi scossi la testa leggermente abbassando lo sguardo sull'erba umida e corta che si estendeva ai nostri piedi. Lui stava solo giocando con me.

"Non ti fa bene ricordare" mi consigliò Calum. Io lo guardai senza dire niente, poi riportai i miei occhi verdognoli davanti a me, scrutando il modo in cui il vento faceva oscillare i rami fragili degli alberi piccoli e giovani.

"Stai crollando" osservò il ragazzo dagli occhi color pece e la pelle ambrata. Io gli sorrisi e "Non sei molto d'aiuto" dissi solamente.

Ridacchiò leggermente godendosi il paesaggio davanti a sè, proprio come stavo facendo io. Allungò il braccio cingendo la mia spalla, mi strinse forte a sè attirandomi leggermente verso il suo petto. Aveva sempre avuto quella mania della protezione nei miei confronti e io lo ringraziavo sempre per questa sua preoccupazione.

"Supereremo anche questa, vedrai" mi sussurrò flebilmente, come se stesse cedendo anche lui con me. Ed era proprio così; se crollavo io, lo faceva anche Calum e viceversa.

"Insieme?" chiesi stupidamente, lui non mi avrebbe mai abbandonata.

"Insieme"

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Buonasera!

So che questo capitolo fa decisamente schifo, ma mi sono calata molto nella parte della protagonista e questa sarebbe stata sicuramente la mia reazione.

So anche che è molto triste se non addirittura depresso, ma questo è il mio stato d'animo attuale, non so neanche perchè. Che qualuno mi aiutiiii!

Diciamo che questo capitolo non era proprio nelle aspettative di almeno tutte le lettrici. Se pensavate in un perdono veloce, vi sbagliavate. Il nostro Luke dovrà lavorare sodo per riconquistare la protagonista (se riuscirà a riconquistarla).

Questo capitolo si focalizza più sul rapporto di Calum e Destiny, racconta di quanto l'amicizia sia importante nella vita di tutti gli adolescenti. Volevo trasmettervi questo bellissimo legame attraverso questa parte della storia, perchè ultimamente le mie amicizie stanno andando in fumo, mentre quelle che mi tengo ancora strette penso che siano le migliori.

Con questo vorrei dirvi che se vi sentite sole e vi prendono quei cinque minuti di depressione, invece di andare su tumblr e pensare ad un eventuale suicidio con la nutella, potreste venire a sfogarmi con me, la psicologa Michela è aperta a tutti! Non mi dispiace mai tirare su il morale alla gente.

Adesso mi dileguo, perchè lo spazio autrice sta diventando più lungo del capitolo di oggi, quindi

Ciao bellissime, al prossimo aggiornamento❤️

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