Luna's POV
Mi rigirai nel letto, e tutto ciò che avevo sognato tornò prepotentemente a galla nella mia mente.
Il lupo, l'uomo misterioso, quei due occhi rossi come il sangue e Carl...
"Oddio, Carl... Meno male che era solo un brutto sogno".
Aprii gli occhi di scatto e notai subito di non trovarmi nella mia stanza, e nemmeno nella camera degli ospiti della baita di Carl.
Incominciai a scivolare dritta nel panico più totale.
"E se non fosse un sogno? E se tutto quello che è successo fosse reale? Allora vuol dire che Carl...".
Gli occhi mi si riempirono di lacrime: il signor Carl era stato ucciso da quel ragazzo...
Cercai di mettere in ordine i ricordi del giorno precedente, ma c'era qualcosa che proprio non tornava.
"Ero scappata nel bosco, quindi non potevo essere tornata a casa mia. E allora questa stanza? Dove diavolo mi trovo? E se mi avessero rapita? Cosa dovrei fare? Sicuramente mamma e papà si saranno accorti della mia assenza... Oh no, loro sanno che ero andata da Carl".
Incominciai a piangere in silenzio e a urlare disperata: «Dove sono?!», sopraffatta dalla paura di trovarmi in un luogo del tutto sconosciuto.
Ero chiusa in una stanza — anzi, in un'intera casa — di cui non sapevo nulla, e men che meno sapevo chi mi avesse portata lì.
Non sapevo a cosa pensare; le uniche immagini che il mio cervello riusciva a elaborare erano quelle di me stessa sepolta nei boschi con una pallottola nel petto.
Forse qualcuno aveva sentito le mie grida, perché la porta si aprì improvvisamente e sulla soglia apparve una ragazza di una bellezza semplicemente mozzafiato.
Era altissima, con la pelle chiara come la neve. I suoi grandi occhi verdi mi fissavano come due fari nella notte, mentre i capelli nerissimi le donavano un aspetto incredibilmente dolce.
Mi guardava con tenerezza; eppure, nonostante quell'aria angelica e lo sguardo rassicurante, continuavo a tremare di paura. Nella mia testa continuavo a ripetermi il vecchio detto: "Gli angeli a volte diventano demoni, e i demoni diventano angeli". Non potevo fidarmi di chi, in un primo momento, cercava di mostrarsi così tranquillo.
Così, lentamente, incominciai ad indietreggiare fino a ritrovarmi con le spalle contro la testiera del letto.
Notai che mi stava seguendo con lo sguardo in ogni mio movimento; quando, per la troppa agitazione, feci cadere un oggetto dal comodino, lei fece un passo avanti.
Colta alla sprovvista da quel movimento repentino, mi rannicchiai d'istinto portando le braccia sopra la testa in segno di difesa.
«Non farmi del male...», la implorai, con la voce rotta e le lacrime che minacciavano di traboccare.
Lei sgranò gli occhi di colpo, come se l'avessi colpita con una mazza da baseball.
Ripresasi dallo shock causato dalla mia supplica, addolcì lo sguardo quasi assumendo un'espressione materno-protettiva. Fece un passo indietro per darmi spazio e mi disse con voce calma:
«Farti del male? Mai. Qui sei al sicuro...».
Aprì la porta bianca della stanza, si girò verso di me e mi fece un piccolo occhiolino che mi lasciò totalmente stordita.
«Ora vado, c'è qualcuno che vorrebbe parlare con te», aggiunse sorridendo, prima di dileguarmi e richiudersi la porta alle spalle.
"Ok, adesso sono ufficialmente nel pallone più totale...". Quell'atteggiamento amichevole mi aveva spiazzata.
Di solito, pensavo che i rapitori fossero tipi pronti a picchiarti anche solo se starnutivi, mentre lei aveva tutto l'aspetto tranne che quello di una serial killer.
I miei pensieri contorti furono bruscamente interrotti dal cigolio della porta che si riapriva.
Alzai di scatto il mento, preparandomi ad accogliere il mio temibile aguzzino.
Ma la persona che varcò la soglia mi tolse l'aria dai polmoni.
Quando incrociai quello sguardo nero come la pece, sgranai gli occhi per la sorpresa.
Era lui: il ragazzo che il giorno prima aveva mandato in tilt il mio sistema cognitivo e mandato a farsi benedire i pochi neuroni sani che mi erano rimasti.
Eppure, la realtà mi colpì in faccia come uno schiaffo gelido: lui era anche colui che avevo visto chinato sul corpo inerme di Carl.
Terrorizzata, saltai giù dal letto e corsi a rannicchiarmi nell'angolino vicino alla finestra, esattamente alla destra del materasso.
Mi guardai freneticamente intorno in cerca di qualcosa da usare come scudo, e l'unica arma a mia disposizione fu un libro. Lo puntai "minacciosamente" nella direzione dell'uomo.
(La verità è che sembravi un gattino spelacchiato e tremante, e non facevo paura a nessuno).
«Non ti avvicinare o...», dissi sforzandomi di non far tremare la voce.
Lo fissai con attenzione: ora che lo guardavo alla luce del sole, dovevo ammettere che era persino meglio di come lo ricordavo.
I tatuaggi gli donavano un fascino magnetico, e uno in particolare catturò la mia attenzione: un lupo solitario che ululava a una luna piena.
Era davvero di una bellezza disarmante...
Continuavo a squadrarlo da capo a piedi.
I miei occhi scivolarono sul suo viso. Avrei potuto passarlo in rassegna per ore senza mai stancarmi, ma c'era qualcosa di ancora più ipnotico in lui: le iridi.
"Oddio, quelle due pozze nere sono così dannatamente sexy...".
Ma che genere di pensieri sto facendo?!
Cercai di rimproverarmi mentalmente.
Non avrei dovuto fare certi pensieri, non sapevo assolutamente nulla di lui, né tantomeno il motivo per cui mi trovavo prigioniera in quella stanza.
La cosa prioritaria per me era scoprire cosa fosse successo al signor Carl e perché quel ragazzo fosse lì in quel momento.
Eppure, nonostante le domande senza risposta e il pericolo, il mio cervello continuava imperterrito a fantasticare sui suoi addominali scolpiti.
"Mi sa che sto iniziando a dare i primi chiari sintomi della sindrome di Stoccolma, altrimenti non si spiega perché io stia pensando a certe cose in una situazione del genere".
Avevo lo sguardo inizialmente piantato sui suoi pettorali, ma quando mi accorsi che anche lui mi stava studiando con un'intensità quasi imbarazzante, abbassai gli occhi sui miei piedi nudi.
Fu solo in quel momento che realizzai una cosa fondamentale: indosso avevo soltanto una felpa oversize che mi arrivava appena a metà coscia.
I miei vestiti e le mie scarpe erano completamente spariti.
"Oddio... chi mi ha cambiata? Forse è stato lui?!".
Il cuore mi saltò in gola, e sentii le guance andare letteralmente a fuoco per il rossore.
Poi mi ricordai improvvisamente che lui era ancora lì, fermo davanti a me.
Alzai di scatto la testa, lo guardai dritto negli occhi in un silenzio tombale e attesi che fosse lui a rompere il ghiaccio.
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Eternamente mia
FantasyUn amore puro e sincero, che trascende i secoli e il tempo, perché si sa, l'amore vince su tutto. Aiden e Luna sono destinati ad incontrarsi. Qualsiasi cosa li riporta sempre insieme. Legati da qualcosa di indissolubile dovranno superare tantissimi...
