Il piccolo Josh✅

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Luna's POV

Erano trascorsi esattamente quindici giorni da quella famigerata notte in cui Christine aveva cercato di avvelenarmi.
Il giorno successivo a quel caos, avevamo riunito Michael, Nastia, Sun, Kyle e Cole per comunicare loro una notizia che aveva fatto esplodere la stanza: avevamo deciso di sposarci. Ovviamente Sun e Nastia avevano reagito come due bambine a cui era stato appena regalato il pass per un parco giochi infinito, iniziando a saltare e a urlare di gioia. Nel giro di poche ore, le due avevano già pianificato ogni singolo dettaglio: il mio abito, l'allestimento, gli invitati, i testimoni... e la data. Una data, tuttavia, sulla quale mi ero subito impuntata: volevano che ci sposassimo il mese prossimo, esattamente il 25 maggio. Ma io... beh, io avvertivo una sensazione sgradevole, un peso invisibile che mi opprimeva lo sterno e mi lasciava a corto d'aria ogni volta che ci pensavo. Non ne avevo fatto parola con nessuno, convincendomi che si trattasse solo di stupide paranoie o della classica, banalissima ansia da matrimonio.
Nel frattempo, Christine aveva parlato con Aiden, vuotando il sacco sui piani di Ingrid. Ma, com'era prevedibile, quei cavernicoli orgogliosi avevano deciso di fare squadra e di tenere noi ragazze completamente all'oscuro di ciò che avevano scoperto.
«Brutti buzzurri...» mormorai tra i denti, affondando i denti in una fetta di pizza al tonno. La mia preferita in assoluto! In quelle due settimane ero letteralmente impazzita per il tonno; ne desideravo in continuazione, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Ero completamente persa nei miei pensieri culinari e paranoici quando una voce squillante mi soffiò direttamente nell'orecchio: «Chi sono i buzzurri?»
Feci un salto di un metro sulla sedia, quasi volando via, e mi girai di scatto con gli occhi sbarrati, pronta a sbranare chiunque mi avesse appena rubato almeno dieci anni di vita. Con una mano premuta convulsamente sul petto per tentare di riacciuffare il battito cardiaco, misi a fuoco il mio attentatore: Josh.
Quel piccolo terremoto era diventato la mia ombra fissa da quindici giorni a quella parte; non mi lasciava sola nemmeno per un secondo.
«Piccoletto...» esalai tirando un sospiro di sollievo misto a disperazione, mentre gli scompigliavo i capelli con un sorriso affettuoso. «Mi hai fatto prendere un infarto in piena regola!»
«Luna, cos'è un "buzzurro"?» chiese lui con la sua solita aria curiosa, cercando goffamente di arrampicarsi sullo sgabello della cucina, decisamente troppo alto per un bambino della sua età. Sospirando divertita, lo presi per i fianchi e lo aiutai a issarsi comodamente.
«Sono quegli uomini che decidono di tenere noi donne completamente all'oscuro di tutto,» gli risposi con un sorrisetto sornione, rifilandogli la prima definizione che mi era passata per la testa. Il significato reale della parola era ben diverso, ovviamente, ma in quel momento calzava a pennello per descrivere la situazione con il mio alpha e il suo seguito.

«Gli uomini sono stupidi,» sentenziò lui con aria solenne, addentando con foga un pezzo di torta al cioccolato che rischiò di seppellirgli la metà del viso.
Gli rivolsi un sorrisetto divertito, sollevando un sopracciglio. «Beh, ma tu da grande sarai un uomo fantastico.»
Josh si voltò di scatto con l'espressione più buffa e indignata che avessi mai visto su un volto di bambino: aveva le guance irrimediabilmente sporche di marrone, gli occhi spalancati e un ditino puntato in aria che muoveva con vigore in segno di negazione. «Io sarò L'UOMO, non un uomo!» esclamò soddisfatto, come se avesse appena enunciato una verità cosmica inappellabile.
Beh, il suo discorso filava che era una meraviglia. Era troppo adorabile e fiero per contraddirlo o rovinargli quel momento di gloria infantile.
Mentre lo guardavo ridacchiare, la mia mente fece un improvviso balzo all'indietro. Josh... Quella domanda mi stava logorando dentro sin dal primo giorno in cui lo avevo incontrato. Santo cielo, sembrava un'eternità, eppure erano trascorsi appena venti giorni da quando avevo messo piede in questo mondo folle e imprevedibile.
«Josh?» mormorai, ammorbidendo il tono.
Lui si girò a guardarmi, ingoiando a fatica l'ultimo boccone di torta, con il musetto ancora tutto imbrattato.
Afferrai un tovagliolo di carta e, mentre cercavo goffamente di ripulirgli la faccia, colsi l'attimo per fugar quel dubbio che mi tormentava: «Posso farti una domanda? Come fai a conoscermi così bene... insomma, fin dal primo giorno?»
A quelle semplici parole, la luce allegra svanì di colpo dai suoi grandi occhi. Josh abbassò bruscamente la testa, le piccole spalle che iniziarono a tremare mentre cercava disperatamente di trattenersi dal piangere. A quella vista, sentii qualcosa incrinarsi dentro il mio petto.
«Josh!» esclamai con voce rotta.
Scesi rapidamente dallo sgabello e mi inginocchiai sul pavimento per mettermi esattamente alla sua altezza. Gli accarezzai la guancia con il dorso delle dita, accorgendomi solo allora di una lacrima solitaria che gli rigava la pelle. Gliela asciugai con infinita delicatezza, perdendomi in quei dolci occhioni neri improvvisamente colmi di un dolore troppo grande per la sua età.
«Che cosa c'è, piccolo? Ehi... parla con me,» lo supplicai, tirandolo subito a me in un abbraccio stretto.
A quel contatto, il bambino cedette del tutto, scoppiando in un pianto dirotto, stretto in un groviglio di singhiozzi che mi strinse lo stomaco in una morsa gelida.
«Tu... tu hai cercato di salvare la mia mamma,» sussurrò tra i fremiti, aggrappandosi con tutta la forza che aveva alla stoffa della mia maglia.
Rimasi immobile, spiazzata, con il cervello che andava in tilt. Sua madre? Di chi diavolo stava parlando?
Realizzando che la cucina non era il posto adatto per una conversazione di quella portata, inspirai a fondo per ricacciare indietro il groppo in gola e gli accarezzai la schiena con dolcezza. «Vieni, andiamo nella mia stanza, d'accordo?»
Lui annuì con un piccolo cenno del capo, tirando su con il naso. Senza esitare un secondo, lo sollevai di plantare, stringendotelo protettivo al petto mentre cominciavo a salire le scale in cerca di risposte.

Eternamente miaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora