«Aiden, c'è una ragazza che vorr...» cercò di avvisarmi Nastia, il fiato corto per la corsa e l'ansia, ma le sue parole morirono in gola quando, a pochi passi da noi, un grido disperato squarciò la musica e i festeggiamenti.
«La Luna! Non lo bere, è avvelenato!»
Come un fulmine spezzato nel cielo notturno, scattai in avanti. In un battito di ciglia, seguito a ruota da metà branco, mi precipitai nel punto esatto in cui si trovava Luna.
Un uomo teneva saldamente per il polso una figura terrorizzata: Christine.
Il mio sguardo, tagliente come una lama, si spostò immediatamente su Luna. Stava tremando, con le lacrime calde che le rigavano il viso pallido, mentre Sun la stringeva forte a sé, cercando di farle scudo con il proprio corpo. Intorno a loro, la folla era esplosa in un mormorio caotico e confuso, un misto di sconcerto e rabbia cieca che iniziava a vibrare nell'aria.
La rabbia mi montò dentro come un'onda di magma incandescente, minacciando di incenerire ogni residuo di autocontrollo. Con due falcate pesanti che calpestarono l'erba umida, fui addosso a quella sottospecie di traditrice. Le afferrai il braccio con una forza tale che le ossa avrebbero potuto cedere da un momento all'altro. Le ringhiai contro — un suono basso, feroce e primordiale che fece eco tra gli alberi — e all'istante, intorno a noi, ogni singolo membro del branco replicò il mio ringhio, trasformando la radura in un'arena di lupi pronti a dilaniare la preda.
«L'ho fermata in tempo,» ansimò l'uomo che la teneva stretta.
«Aaron?» lo richiamò Jonathan, facendosi avanti con gli occhi sgranati dalla sorpresa.
Eccolo lì, il famigerato Aaron. Quella vecchia conoscenza, il tassello di un passato tormentato per colpa del quale quella strega psicopatica aveva osato tramare la morte della mia compagna.
Il lupo dentro di me scalciava furioso contro le costole, reclamando sangue, giustizia, vendetta. Non ero più padrone delle mie emozioni.
«Christine, come hai osato?! Come hai potuto cercare di fare del male alla tua Luna?!» tuonò mia sorella Nastia. Quando si voltò di scatto verso di lei, i suoi occhi avevano completamente mutato colore, sfumando in un giallo vivido e minaccioso, venato di arancione brillante.
«Sì, brutta stronza! Che diavolo volevi fare, eh?! Uccidere mia sorella?!» urlò Nastia, perdendo ogni inibizione. «Non ho mai ucciso un licantropo in vita mia, ma ti giuro che tu sarai la prima!»
Nastia cercò di farsi avanti, furiosa come un'Erinni pronta a colpire, ma Michael la bloccò al volo per le spalle, stringendola forte a sé.
«Nasti, calmati! Ti giuro che ho voglia di staccarle il cranio dal collo quanto te, ma aspetta... vogliamo prima sentire che giustificazione ha da dare per questa follia,» la frenò Michael con voce tesa e autoritaria.
«Avanti, parla!» urlarono all'unisono i miei beta, avanzando di un passo con fare minaccioso.
Io restai immobile, serrando la mascella a tal punto da far scricchiolare i denti. Cercavo disperatamente di non proferire parola, perché sapevo che se avessi aperto bocca, se avessi lasciato uscire anche solo un soffio di voce, l'avrei sbranata viva all'istante, riducendola in cenere prima ancora che potesse realizzare cosa le stesse accadendo.
Christine iniziò a tremare come una foglia investita da una bufera d'inverno.
«Fai bene a tremare, lurida serpe, perché quello che ti aspetta non sarà per niente bello,» sibilai con un tono che gelò il sangue di chiunque fosse nel raggio di dieci metri.
La ragazza scoppiò a piangere, singhiozzando in modo isterico: «Mi dispiace... io...»
A quel punto fu Luna a perdere ogni freno, scattando in avanti con gli occhi infuocati dall'adrenalina, dal tradimento e dal terrore appena scampato:
«TI DISPIACE?! Hai cercato di uccidermi! E tutto quello che ti viene da dire è "mi dispiace"?! Lo sai esattamente cosa mi ci faccio con le tue scuse?!»
«Parla, Christine. O-R-A,» le imposi, piantandole gli occhi addosso con un'intensità tale da farle mancare il respiro.
La ragazza boccheggiò, le labbra che tremavano mentre cercava disperatamente una via di fuga che non esisteva. «Mi... mi dovete scusare! È stata... è stata Ingrid a ordinarmi di...»
Jonathan sgranò gli occhi, facendosi avanti di un passo. «Ingrid? Tu conosci Ingrid?»
«È una sua alleata,» intervenne Aaron, con quella sua solita aria distaccata, rimanendo l'unico lucido in mezzo a quella bolgia infernale.
«Dunque Ingrid ha fatto la sua prima mossa, usando una pedina interna al branco,» constatò Kyle a voce bassa, stringendo i pugni.
«Ce lo dovevamo aspettare, ma ammetto che è stata fin troppo prevedibile da parte sua,» aggiunse Cole, scuotendo la testa con amarezza.
Aveva ragione. Aveva mandato Christine a compiere il lavoro sporco, pur sapendo che era probabilmente la persona meno adatta a mantenere i nervi saldi. Ma Ingrid era furba: quella mossa maldestra non era che un test, un diversivo per saggiare le nostre difese mentre, nell'ombra, stava sicuramente tessendo una tela ben più pericolosa.
Nel frattempo, Luna si era voltata verso il misterioso ospite, con lo sguardo ancora velato di shock. «Aaron... come facevi a sapere che mi avrebbe dato quel veleno?»
Vederla così, scossa e vulnerabile, mi lacerava dentro. Tutta la mia capacità di ragionare, ogni parvenza di giudizio oggettivo o freddezza da Alpha erano svanite nel nulla, spazzate via dalla furia protettiva e, allo stesso tempo, dal bisogno viscerale di stringerla a me.
Mi mossi d'istinto, superando la distanza che ci separava e cingendole le spalle in un abbraccio stretto, protettivo. Un gesto nato per rassicurarla... o forse, a ben vedere, serviva soprattutto a rassicurare me stesso, a ricordarmi che era lì, viva e illesa tra le mie braccia.
Aaron abbassò lo sguardo per un istante prima di rispondere con voce piatta, priva di qualsiasi inflessione emotiva: «Io vedo il futuro. Avevo intravisto la scena di lei che ti porgeva quella coppa... Ho cercato di rintracciare Jonathan per avvisarlo in tempo, ma non ci sono riuscito. Così ho corso più forte che potevo e sono arrivato prima io.»
A quelle parole, un brivido freddo mi percorse la schiena. Per certi versi, nel vuoto di quel tono distaccato, rivedevo me stesso prima di incontrare Luna.
Fissai Aaron, poi spostai lo sguardo su Jonathan. «Io e il mio branco ti siamo debitori per la vita, Aaron.»
All'istante, come un sol uomo, ogni singolo licantropo presente nella radura abbassò rispettosamente il capo.
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Eternamente mia
FantasiUn amore puro e sincero, che trascende i secoli e il tempo, perché si sa, l'amore vince su tutto. Aiden e Luna sono destinati ad incontrarsi. Qualsiasi cosa li riporta sempre insieme. Legati da qualcosa di indissolubile dovranno superare tantissimi...
