Tua ✅

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Aiden's POV
Erano trascorsi tre giorni da quell'annuncio ufficiale, e mancavano ormai solo quattro giorni alla cerimonia. Io e Luna li avevamo trascorsi praticamente in simbiosi, dividendoci tra i preparativi frenetici e i vari compiti da Alpha.
Avevo iniziato a conoscerla in ogni singola sfumatura: i suoi gesti, le sue piccole manie, i suoi gusti, le cose che la facevano imbestialire e quelle che la facevano sciogliere. Ma la sua idiosincrasia più esilarante in assoluto riguardava le uova. Le detestava con tutta se stessa: un vero e proprio ribrezzo viscerale. Non le toccava, non le poteva vedere nemmeno dipinte, e pretendeva che chiunque le avesse sfiorate si lavasse immediatamente le mani con il disinfettante. Il giorno prima, la cuoca aveva fatto cadere per sfortunato caso un po' d'albume proprio sulla sua spalla, e lei era scoppiata in lacrime per lo shock. Una fobia talmente bizzarra quanto irresistibile, che mi aveva spinto a regalarle un soprannome d'autore: My little eggs.
Quando glielo avevo sussurrato con aria angelica, mi aveva fulminato con uno sguardo che, se avesse avuto il potere di scatenare un fulmine, mi avrebbe ridotto in cenere all'istante.
"Sì, decisamente farei bene a redigere un testamento," avevo pensato in quel momento, "perché a questo ritmo sarà la mia futura moglie a farmi fuori, molto prima di qualsiasi sfidante al titolo."
Un'altra cosa che avevo imparato a conoscere era il suo orgoglio: sapeva essere permalosa da morire, ma al tempo stesso possedeva un'autoironia formidabile, una qualità che amavo follemente in lei. E poi aveva questa capacità incredibile di rompere il ghiaccio: partiva timida e riservata, ma bastavano due battute per farla sciogliere e farla comportare con chiunque come se lo conoscesse da una vita intera.

Mi aveva raccontato anche di lei, della sua vita: aveva lasciato l'università tempo prima e, se da bambina aveva accarezzato il sogno di diventare maestra, ora che era adulta il suo unico, vero obiettivo era aiutare i più bisognosi. Aveva un'anima profondamente altruista, unita a quella passione smisurata per i lupi — suggellata da uno splendido tatuaggio che portava sull'avambraccio — che aveva conquistato non solo me, ma tutto il branco.
Persino Kyle, che solitamente trovava da ridire su qualunque cosa respirasse, ne era completamente stregato. La guardava sempre con un sorriso sincero stampato in volto (il che, a onor del vero, scatenava in me qualche occasionale e infantile attacco di gelosia).
Mi aveva anche confidato che Carl le aveva parlato spesso di noi, pur senza farne il nome per proteggerla da eventuali minacce. Carl vedeva in lei la figlia che la vita non gli aveva mai dato, e a Kyle si era riempito il cuore di gratitudine sapendo che suo padre non aveva vissuto gli ultimi tempi in solitudine, ma aveva trovato una persona così speciale con cui condividerli.
Ovviamente era venuto anche il mio turno di aprirmi. Le avevo confessato di avere centotrent'anni; lei aveva sgranato gli occhi per lo stupore, per poi esclamare con la sua solita nonchalance: «Quindi praticamente sto uscendo con Matusalemme!», scatenando la mia risata fragorosa. Quando le avevo rivelato la vera età di Carl — ben duecentosessantacinque anni —, non si era scomposta minimamente, sostenendo che del resto Carl aveva sempre avuto i modi impeccabili di un nobile di un'altra epoca. Le avevo spiegato che Carl era il fratello di mio padre, nonché il suo storico Beta.
E poi, inevitabilmente, era arrivata la domanda che temevo e desideravo allo stesso tempo: mi aveva chiesto che fine avessero fatto i miei genitori.
Inizialmente ero rimasto in silenzio, bloccato da quel peso antico, ma poi, guardando i suoi occhi colmi di una fiducia disarmante, le avevo raccontato tutto.

Flashback

«Scusa se te lo chiedo, Aiden,» mormorò Luna, appoggiando dolcemente la mano sulla mia, «ma... i tuoi genitori?»
A quella domanda mi pietrificai. Ero davvero pronto a svelarle il capitolo più buio della mia storia?
La guardai negli occhi: mi stava fissando con una premura e una tenerezza disarmanti. Allora feci un respiro profondo e cominciai a raccontare, lasciandomi catturare dai ricordi:
«Mia madre, Lucy, era la donna più buona che si potesse desiderare. Era una madre per l'intero branco, una Luna straordinaria. Allegra, solare, emanava un'aura di pace e, ovunque andasse, lasciava una scia di pura felicità. Mio padre, Drake, era l'esatto opposto: sempre serio, composto, incapace di far trasprarire un'emozione... tranne quando c'era lei. Con mia madre era un uomo completamente diverso. Si conobbero quando lei aveva appena sedici anni e lui quasi centocinquantasette...»
Sospirai, e lei mi regalò un bacio dolcissimo sul palmo della mano.
«Per certi versi, vedi, siamo incredibilmente simili a loro,» ridacchiai amaramente.
«Perché?» chiese lei spalancando i suoi grandi occhioni curiosi.
«Perché il loro incontro fu simile al nostro, anche se in circostanze ben diverse. Mio padre si trovava nei pressi del fiume insieme a mio zio Carl e all'altro suo Beta, Jason — il padre di Cole —, mentre perlustravano la zona a causa di alcuni attacchi di vampiri. Mia madre e sua sorella Gioia stavano passeggiando nel bosco quando furono aggredite. Nella fuga precipitosa finirono proprio nel fiume, dove c'erano loro. Intervennero all'istante, eliminando i vampiri, e non appena i loro sguardi si incrociarono... capirono tutto. Mia madre, per l'epoca, non era affatto una ragazza ordinaria: aveva la testa tra le nuvole, una fervida immaginazione, ma era anche di un'intelligenza sbalorditiva. Sosteneva di aver sempre saputo dell'esistenza del nostro mondo. Fatto sta che trascorsero ogni momento libero insieme nel bosco e si sposarono dopo appena due mesi. Seguirono anni di assoluta felicità, e quando venimmo al mondo io e mia sorella, per loro fu la realizzazione di ogni sogno.»
Non mi ero nemmeno accorto di star piangendo, finché Luna non appoggiò la mano sulla mia guancia, asciugandomi una lacrima con il pollice in un gesto colmo di grazia.
«Ma poi la nostra favola andò in frantumi. Avevo appena compiuto diciotto anni quando un gruppo di vampiri, alleatosi con un branco rivale noto come i "Killers", ci attaccò a tradimento. Fu un massacro: uccisero molti dei nostri, ma alla fine la spuntammo noi. Io riuscii a sconfiggere e uccidere sia il capo dei vampiri che l'Alpha di quel branco rivale. Era dannatamente forte... la cicatrice che ho sul petto ne è la prova vivente. Mi aprì quasi in due, ma non mi uccise sul colpo; svenni per l'agonia. Noi licantropi vantiamo una guarigione straordinaria, ma le ferite inferte da un Alpha possono essere fatali se non possiedi abbastanza forza. Mi risvegliai il giorno dopo, indolenzito e dilaniato dal dolore fisico, ma quel tormento non fu nulla in confronto a quello che provai quando scoprii la verità: oltre ad aver ereditato il titolo di Alpha, avevamo perso il cuore pulsante del branco. Mia madre era stata uccisa da un vampiro mentre cercava disperatamente di mettere in salvo i cuccioli.»
Strinsi la mano in un pugno così forte da far diventare le nocche bianche, lasciandomi andare a un pianto disperato. Mi stavo mettendo a nudo completamente, mostrando a lei la mia vulnerabilità più profonda. Nessuno mi aveva mai visto così. Prima di allora, non avevo mai versato una sola lacrima in vita mia.

Eternamente miaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora