25. How to handle pain

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Hunter's pov

-Dove credi di andare?- tuonò la voce di Patrick Thompson.

Pensavi davvero fosse morto?

Mai un po' di fortuna dalla mia parte.

Immaginai che l'averlo colpito più volte con la spada migliore dell'accademia non bastasse. Era un duro, proprio come suo figlio.

Patrick era conosciuto per essere uno dei migliori Lyghart di sempre. Certo, bisogna rivisitare i criteri secondo i quali si veniva considerati "migliori".

Peccato che la sua attenzione fosse centrata su di me in quel momento.

-Avrei dovuto ucciderti quella sera. Vorrà dire che ci penserò ora- disse, avanzando verso di me.

Avevo l'impressione che stesse cercando di darmi un vantaggio e io non lo stessi sfruttando abbastanza. Eppure io non volevo correre, volevo affrontarlo. Non sarei più corso come un codardo. Non avrei più lasciato indietro la mia famiglia, condannata a morire.

Lui non era tipo da prede facili. Il grande Patrick Thompson non si occupava di incarichi che poteva svolgere chiunque. Era evidentemente seccato dal fatto che io gli sia sfuggito da sotto gli occhi. Io e mia sorella eravamo la prova viva del suo fallimento.

Decisi di girarmi verso di lui, iniziando ad arrestarmi. Vederlo mi faceva male perché era identico a Luke. Gli stessi tratti del viso, il naso perfetto, qualche lentiggine lungo le guance. Persino gli occhi avevano la stessa tonalità di azzurro, ma trasmettevano una ferocia che non avevo mai visto in quelli di Luke.

Al solo pensarci dovevo prendere un profondo respiro.

Luke...

-Sei coraggioso, proprio come Diane e Liam-

Un altro respiro.

Mamma e papà.

Perché mi sentivo così? Era come se mi stessero strappando le ossa dal corpo, una ad una. Tutto quello che volevo fare era urlare. E piangere. Non ero pronto ad abbassare il mio scudo di indifferenza e apatia. Non era il momento adatto e mai lo sarebbe stato.

-Tu cos'hai insegnato ai tuoi figli invece?- domandai furioso.

Inutile dire che non apprezzò la mia domanda. Scattò in avanti, saltandomi addosso. Insieme rotolammo sull'erba per metri e metri. Non mi importava della mia schiena che stava urlando dal dolore. Nemmeno dei graffi che mi ero procurato su tutto il corpo.

Se sento dolore, significa che sono ancora vivo.

Era stata Izzy stessa a ricordarmelo. Mi concessi per un solo secondo di pensare a lei. Fa che sia ancora viva. Fa che arrivi viva alla fine della giornata. Se esiste qualcuno in grado di controllare i nostri destini, fa che il suo duri a lungo.

Infine, mi concentrai sul mio nemico. Volevo solo colpirlo e riversare la mia rabbia su di lui.

-I miei figli sono forti e coraggiosi- sputò con un misto di orgoglio e odio(il che era una combinazione strana da vedere o sentire), mentre mi tirò un pugno dritto in faccia.

-Sì, e come sono finiti? Mia cerca la tua costante approvazione ed è piena di insicurezze, mentre Luke...- mi sfuggì una risata. -Non te ne sei ancora reso conto vero?-

I suoi occhi si spalancarono di colpo e mi resi conto di averlo preso alla sprovvista.
Persino gli uomini più potenti avevano incertezze.

-Reso conto di cosa?-
Avevo attirato la sua attenzione. Avevo ottenuto un vantaggio. Odiavo il fatto che non cercasse nemmeno di nascondere quanto poco tenesse a sua figlia. Era interamente concentrato su Luke.

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