CAPITOLO 3

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Mi preparai una spremuta e uscì sul microscopico balcone che avevano ben pochi appartamenti studenteschi, rimasi qualche decina di minuti a guardare il cielo e le persone che passeggiavano per la strada, notai una coppia che si teneva per mano, due bambini che mangiavano un gelato accompagnati dalla loro nonna e una ragazza incinta, pensai a mia madre, lei aveva solo venticinque anni quando nacqui io, lei e papà erano contenti ma anche molto giovani, sentì la porta dell'appartamento aprirsi, tornai dentro

-stai bene? Rachel, è tutto ok? – la mia migliore amica che solitamente aveva un incarnato roseo era pallida come un cadavere, scosse la testa

-vieni- la seguì in bagno e cominciai a preoccuparmi

-Rachel mi sto preoccupando, che è successo? - tirò fuori dalla borsa una scatolina stretta e lunga

-o mio Dio Rachel! – le strappai il test di gravidanza dalle mani

-ho un ritardo di più di cinque giorni e una nausea pazzesca- annuì

-dai fai questo test- li fece entrambi, per sicurezza, tremavo

-giralo tu, io dalla tua espressione capirò- presi un bel respiro e afferrai il primo test dal mobile del bagno, senza perdere tempo lo voltai e spalancai gli occhi

-sei incinta- il suo volto parve perdere ancora di più colore, voltai anche il secondo: positivo, lei rimase immobile e scioccata a fissare il vuoto, sospirò

-cazzo- disse toccandosi il ventre ancora piatto

-cazzo- ripetei io. 

Dopo un'oretta circa, passata a piangere, disperarsi e insultare Nik nonostante lui non centrasse nulla riuscì a farla calmare, io lo ero solo davanti a lei perché appena si addormentò e io andai nella mia stanza ancora non ci credevo.

-vuoi che resti qui con te? – le chiesi preoccupata, lei sbuffò

-tranquilla vai a lezione, io ti aspetto qui- annuì e uscì dalla stanza di Rachel, mi vestì velocemente e uscì di casa, mi bloccai non appena intravidi Julian appoggiato alla porta dell'ingresso, mi sorrise

-buongiorno- tentai un sorrisetto forzato per non sembrare maleducata

-ciao- infilai il giubbotto di pelle che tenevo in mano

-che lezione hai ora? – ci pensai, per quale motivo me lo chiedeva e cosa ci faceva lì?

-ora ho il corso di design, tu? – per un momento incrociai i suoi occhi

-matematica, posso accompagnarti in classe? – rimasi stupita da quella richiesta, sembrava quasi intimorito a chiedermelo, io annuì, non ricordo con precisione il motivo del mio consenso, forse ero talmente sconvolta dal fatto che la mia migliore amica stesse per diventare mamma

-va bene, ho lezione al campus nord- lui sorrise raggiante, probabilmente Rachel aveva ragione, avevo passato sei anni ad evitarlo come la peste ma non avevo mai capito bene il motivo, ormai ero abituata a tirare dritto non appena lo vedevo

-perfetto, anche io- ci incamminammo lungo i viali alberati, il venticello di ottobre mi scompigliava i capelli e spesso lo baccai a guardarmi

-per cosa studi? – appena formulai quella domanda mi morsi la lingua secondo te per cosa studierà idiota!

-studio economia, papà vuole che io entri in azienda ma io voglio giocare a football- annuì contenta del fatto che non abbia approfondito gli argomenti "azienda", "famiglia" e "mio padre", mi dava fastidio uscire da quello che era il mio piano che non prevedeva certo Julian Clark

-sai i tuoi zii, Alex e Lee sono sempre stati i miei idoli, sono sempre stati i miei preferiti nonostante io sia un center e loro un quarterback e un ricevitore mi piace guardarli in tv- sorrisi orgogliosa dei miei zietti, la sua spalla sfiorò la mia per un momento e sobbalzai, non ero mai stata così con la semplice presenza di un ragazzo

Perché proprio lui?Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora