Fui svegliata da un rumore fortissimo di pietra che sfregava.
Aprii gli occhi e mi ritrovai nella stessa posizione in cui mi ero addormentata, però ero sola.
Mi alzai e corsi verso il centro della Radura, per capire se anche gli altri avessero sentito quello strano rumore.
Arrivai dai ragazzi, e li vidi davanti al grande muro di pietra.
Beh, in realtà non era più un 'muro unico'.
C'era una grande apertura nel mezzo.
Mi avvicinai e li sentii bisbigliare qualcosa.
«Cosa dovremmo fare ora?»
«Che caspio ne so, andiamo a dare un'occhiata?»
«Non mi sembra una bell'idea»
«Beh, io sono d'accordo con lui» mi intromisi, indicando il ragazzo asiatico.
«Va bene, allora andateci voi. Io lì dentro non ci vado»
Alby lasciò me e gli altri due ragazzi davanti a quella
specie di 'porta', e si avviò verso uno degli edifici in legno.
«Voi che fate pive?» domandò il moro.
«Io vengo» dicemmo all'unisono io e il biondo.
«Bene, allora non perdiamo tempo ed entriamo»
Detto questo, avvisammo Alby, e oltrepassammo le mura.
Dovevo dire che non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Lì fuori c'erano muri giganteschi, non sembravano nemmeno avere una fine tanto che erano alti e massicci, ed erano ricoperti di un'edera di un verde che pareva dipinto.
Nient'altro, o almeno per il momento.
Arrivammo ad un bivio.
«E ora?» chiesi
«Andiamo a sinistra» rispose l'asiatico con fare ovvio.
«Come fai a sapere dove andare?»
«Infatti non lo so, vado ad istinto bambolina» rispose lui.
Bambolina? Ma da dove gli usciva quel soprannome?
Lasciai perdere.
C'erano cose più importanti di cui preoccuparsi.
Svoltammo a sinistra, poi a destra e infine di nuovo a sinistra.
Quel posto iniziava a darmi sui nervi.
C'erano solo muri.
Muri su muri su muri.
Pietra su pietra.
Edera su edera.
Sempre uguale.
Svoltammo a destra.
Muri.
Pietra.
Edera.
Sembrava quasi un.... labirinto....
«Stop!» urlò l'asiatico all'improvviso.
Magari si era accorto che era inutile continuare a correre a caso. Magari..
«Questo posto è strano.» continuò.
«Ma no, che shock» ironizzai.
«Sto parlando seriamente...» si fermò, come se volesse trovare un modo "carino" per chiamarmi.
«Ashley»risposi senza neanche pensarci.
«Che?»
«Ashley, è il mio nome» esclamai felice.
Ashley... è anche un bel nome non trovate?
«Bene, bambolina, biondino, sono sicurissimo che questo posto sia un-»
«Labirinto» finii io la frase per il moro.
«Uh, Ash sai leggere nel pensiero quindi?»
«Sarebbe bello riuscirci, comunque no, stavo
pensando anch'io a questa cosa» risposi.
«E ora cosa vorremmo fare?» domandò il biondo, all'improvviso.
«Continuiamo ad esplorare finché non inizia a fare buio ovvio» rispose l'asiatico riprendendo a correre.
Ci addentrammo sempre di più.
Il Labirinto era sempre più cupo e buio, le ombre dei muri in pietra erano inquietanti.
Il sole stava iniziando a tramontare, ciò significava che di lì a poco sarebbe calata la sera.
Noi tre correvamo in silenzio, si sentiva solo il rumore dei nostri passi, e ciò aiutava a conferire un'aria ancora più spaventosa al Labirinto.
All'improvviso, si sentì una specie di 'ruggito' meccanico.
Era acuto, rimbombava tra le pareti in pietra, ed era molto inquietante.
Chissà da cosa proveniva...
Sicuramente non da qualcuno di umano.
«Secondo voi cos'era?» nessuno mi rispose.
Infondo, chi poteva sapere cosa aveva provocato quel verso.
«Pive, pive correte, CORRETE VIA» urlò l'asiatico all'improvviso.
Guardai un attimo dietro di noi, e quello che vidi mi fece quasi venire un infarto.
Era una specie di scorpione? No una specie di lumaca enorme.
Beh in realtà non si riusciva a capire bene.
Era un mix tra una lumaca, uno scorpione e un ragno gigante.
Era ricoperto di una sostanza viscida, sembrava muco, e dal suo "pelo" fuoriuscivano delle seghe, dei "pungiglioni" e delle lame, dall'aspetto molto tagliente.
Avrò gl'incubi per il resto della mia vita.
Sempre se quella bestia non ti uccide.
Aggiunse la mia coscienza.
Iniziai a correre più veloce che potevo.
Il mostro mi stava alle calcagna, e avevo perso di vista i due ragazzi.
L'unica cosa che potevo sperare era che si trovassero già nella Radura da Alby.
Continuai a correre.
Le mie gambe, anzi, il mio corpo, chiedeva pietà.
Sentivo i polpacci bruciare.
Ormai erano più di dieci minuti che correvo senza fermarmi alla ricerca di un'uscita da quell'inferno.
Passò non so quanto tempo, quando qualcuno iniziò a corrermi accanto.
Erano i ragazzi.
Erano vivi, per fortuna...
«CI SIAMO QUASI, L'USCITA È DI QUA» urlò l'asiatico.
Dove trovava la forza di urlare non lo capivo.
Annuii impercettibilmente, e continuai a correre.
Il tempo sembrava scorrere estremamente lento.
Mentre il mio corpo iniziava a dare i primi segni di cedimento, svoltammo a sinistra, e, proprio come aveva anticipato l'asiatico, trovammo il corridoio che dava sulla Radura.
Corremmo. Corremmo come se ne dipendesse la nostra vita.
Beh in realtà era vero.
Perché ora, oltre al problema 'ragni giganti e viscidi', c'era anche il problema 'chiusura-porte'.
Mancavano sette metri alle porte, sentivo l'aria bruciare nei polmoni, ogni parte del corpo che implorava pietà, sentivo la presenza di alcuni muscoli di cui non ero nemmeno a conoscenza.
Avvertivo un dolore atroce e costante ai polpacci.
Ma nonostante ciò, continuavo a correre.
E, sebbene fossi stanchissima, tutto ciò mi faceva sentire bene.
Correre mi faceva sentire viva.
Cinque metri.
Tre metri.
Le porte ormai quasi chiuse.
Due.
Un metro e mezzo.
Un metro.
Mezzo metro.
Un salto.
Bum.
Le porte si erano chiuse.
Eravamo tornati giusto in tempo.
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•Just Remember•
Fanfiction"Non piangere, solo i bambini deboli piangono e tu non lo sei..." ⚠️QUESTA STORIA NON CONTINUERÀ⚠️
