4 mesi dopo
Ringraziai il tassista e scesi dall'auto, rivivendo le stesse emozioni di qualche mese fa, quando sono uscita per la prima volta dal carcere.
Mi sistemai il borsone sulla spalla e camminai, non sapendo bene dove andare, visto che ormai non avevo più una casa.
Con mia madre non avevo più avuto alcun tipo di rapporto, sapeva che ero rifinita dentro ma non si è mai fatta sentire.
In carcere avevo sentito Anas, visto che era l'unico numero dei ragazzi che ricordassi a memoria, che mi aggiornava su cosa accadesse in zona.
«Amore mio!.» urlò Anas, appena mi vide arrivare.
Sorrisi, vedendolo correre verso di me, per poi stringermi in un abbraccio, dandomi innumerevoli baci sul capo.
«Ma vie, mi sei mancato da morire.» gli sussurrai, posandogli un bacio sulla guancia.
«Anche tu petite.» disse, staccandosi da me, prendendo il borsone dalle mani e posandolo sulla sua spalla, per poi posarmi un braccio sulle spalle e incamminarci verso il nostro palazzo.
«Ci sono novità?.» chiesi, sorridendo alla gente che mi salutava per strada, per poi guardare Anas.
«Sí, tua mamma non è più tornata.» disse, abbassando lo sguardo, appena arrivati sotto al palazzo. «Ha lasciato la casa perfettamente in ordine ed è andata via con Marco.»
Sospirai, sentendo i miei occhi inumidirsi.
Come poteva mia madre avermi lasciata così, come se non contassi nulla per lei?.
Salimmo le scale trasandate in religioso silenzio, fin quando arrivammo davanti casa mia.
Aprii la porta e vidi che effettivamente era tutto al suo posto, fortunatamente.
«Casa dolce casa.» dissi, chiudendo la porta appena anche Anas entrò.
«Che vuoi fare adesso?.» mi chiese Anas, posando il borsone sul divano, stiracchiandosi.
«Vorrei salutare gli altri, sopratutto Aziz.» dissi.
Vidi Anas diventare bianco cadaverico appena nominai Aziz, cosa che mi insospettii.
«Parlando di Aziz, credo di doverti dire una cosa, visto che adesso sei qui.» disse, grattandosi la nuca, mentre la mia preoccupazione cresceva. «Ha deciso di rientrare nel giro.»
«Cosa?.» dissi, incredula. Proprio lui, che si lamentava costantemente che io fossi entrata di nuovo nel giro, si rimette a vendere?.
«Ma non è proprio uno spacciatore.» disse, gesticolando freneticamente. «Quando qualcuno non c'è lui sostituisce, per esempio in questi mesi ti ha sostituito lui.»
«Bene, non servirà più, sono tornata.» dissi, battendo le mani. «Andiamo dagli altri?.»
Anas annuì semplicemente e uscimmo di casa, ci dirigemmo verso il loro studio, visto che da quel che mi diceva il mio migliore amico stavano lavorando come dei pazzi.
Appena arrivammo sotto al palazzo Anas suonò il citofono e la porta si aprii.
«Ti ricordi quando abbiamo nascosto la merce lì sotto?.» mi chiese, indicando il sottoscala, provocandomi una risata, ricordando quel giorno.
«Come se fosse ieri, giuro.» dissi, salendo le scale, seguendo Anas.
Entrammo nello studio, salutammo il produttore dei ragazzi e ci indicò dove si trovassero.
«Sono tornata bastardi!.» urlai, entrando in una stanza, vedendoli intenzionati a mangiare.
Vidi Sami iniziare a tossire, così Valerio gli dette una pacca sulla spalla, scena che mi fece scoppiare a ridere.
Mattia era incredulo, così come Amine.
Aziz mi guardò soltanto, accennando un sorriso.
«Quando la smetterai di cacciarti nei guai?.» mi sussurrò Amine nell'orecchio, quando fu il suo turno di salutarmi.
«La mia vita è un guaio Amine.» gli dissi, prendendogli il viso fra le mani e sorridergli.
L'ultimo a salutarmi fu Aziz, vidi tutti i ragazzi andarsene fuori.
Probabilmente sapevano che avremmo preferito esser da soli in questo momento.
«Promettimi che esci dallo spaccio, sono stati 4 mesi di merda Marika, davvero, io non posso stare lontano da te.» disse Aziz, mentre vidi i suoi occhi velarsi di lacrime.
«Non posso promettertelo.» dissi, sentendo la mia voce incrinarsi. «Non posso, mi dispiace.»
«Allora promettimi di stare attenta, almeno questo, per favore.» disse, prendendo il mio volto fra le sue mani.
«Te lo prometto.» dissi, per poi sentire le sue labbra sulle mie.
Un bacio passionale, desiderato.
Faceva trasparire tutta la mancanza che avevamo provato l'uno per l'altro.
Il mio cuore aveva fatto un balzo, iniziando a battere più velocemente, come capitava solamente con lui.
«Scusa, non ho resistito.» sussurrò sulle mie labbra, una volta staccati, con il fiato corto.
Lo ribaciai, posando le mani nei suoi capelli, mentre lui sui miei fianchi.
Un semplice bacio, che mi fece capire di essere innamorata di Aziz.
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𝗖𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮𝘁𝗶 ; 𝗞𝗲𝘁𝗮
FanfictionMarika è una giovane ragazza di 20 anni, che dopo essere stata in carcere per due anni finalmente tornerà a San Siro, casa sua, dove è nata e cresciuta. Ma una volta tornata, si renderà conto che niente è più come prima: il quartiere, i suoi amici e...
