23. «Il nostro bambino.»

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*Capitolo scritto dal punto di vista di Aziz
«Ti giuro Amine, non so cosa cazzo gli sia preso, ma mi ha fatto spaventare.» dissi, spiegando al mio amico cosa fosse successo questa mattina a Marika.

«Magari sarà stata la suggestione a vedere sua madre morta, non farti strane paranoie.» disse, nemmeno lui del tutto convinto di ciò che fosse successo.

«E se lei fosse incinta?.» chiesi, più a me stesso che ad Amine, cercando di ricordare se fossimo sempre stati attenti.

«Non sarebbe un problema, almeno credo. Entrambi vi amate e siete abbastanza maturi da poter crescere un bambino.» disse Amine, cercando di tranquillizzarmi, sapendo quanto fossi teso.

«Lo so, ma l'idea di diventare padre mi spaventa non sai quanto.» dissi, senza peli sulla lingua. «Ho paura di non esserne all'altezza, visto che non ho mai avuto una figura paterna al mio fianco, dopo che quel figlio di puttana di mio padre ha abbandonato me e mia mamma su una barca diretta per l'Italia.»

«Però puoi non fare i suoi stessi errori.» disse Amine, muovendo le mani freneticamente. «Non farti prendere dall'ansia e non fare cazzate Aziz.»

Lo guardai soltanto, buttando fuori il fumo della mia canna, cercando di ritornare lucido.
Bevvi un sorso d'acqua, per poi passarmi le mani sul volto, come per riprendermi.
Il mio respiro era irregolare e le mani stavano sudando, provai a prendere un altro sospiro, cercando di calmarmi.

Il rumore della suoneria del mio telefono mi riportò alla realtà, così afferrai il mio telefono e vidi sul display comparire il nome della mia donna, non esitai a rispondere.

«Aziz, potresti tornare a casa?.» la sentii dire, ma dal suo tono di voce capii che c'era qualcosa che non andava.

«È successo qualcosa?.» chiesi, alzandomi immediatamente e prendere il mio giubbotto, facendo un rapido cenno col capo ad Amine e uscire dallo studio, correndo verso casa.

«Ti spiego appena arrivi.» disse soltanto, per poi attaccare.

Sentii il mio cuore iniziare a battere più velocemente, pensando a cosa potesse essere accaduto in queste poche ore che eravamo stati divisi.
Mi passai una mano sul volto, entrando velocemente nel palazzo, non prestando ascolto ai soliti 2 ragazzi che mi salutavano.
Arrivai velocemente al terzo piano, aprendo la porta istintivamente, senza nemmeno bussare.
Vidi Marika seduta sul divano, che fissava il vuoto.

«Ma vie, che succede?.» dissi, prendendo le sue mani fra le mie.

«Siediti.» disse, indicandomi con la testa il posto affianco a lei, così mi sedetti.

Avevo ancora le sue mani fra le mie, mentre lei stava in silenzio, forse cercando di formulare una frase di senso compiuto, mentre io la osservavo solamente.

«Mi prometti che mi starai accanto sempre?.» disse, stringendomi le mani. «Fammi questa promessa prima, poi ti giuro che ti racconterò tutto.»

«Ti ho giurato amore e lealtà eterni, ricordi?.» dissi, vedendola annuire. «Morirò con te Jolie, sarò sempre al tuo fianco.»

Vidi una lacrima solitaria solcare la sua guancia destra, così gliela asciugai prontamente con il pollice, per poi passare una mano fra i suoi capelli marroni, che tanto amo.

«Sono incinta Aziz.» disse, mentre la sua voce tremò leggermente, forse perché piangeva.

Sgranai gli occhi, sentendo la paura mischiata alla felicità mangiarmi dentro.
La guardai soltanto, incapace di muovermi o fare qualsiasi cosa.
Mi porse il test di gravidanza, che presi fra le mie mani, capendo che non stesse scherzando.

Marika aspetta un bambino, il mio bambino, il nostro bambino.

Sentii una lacrima cadermi sulla maglia bianca, sentendo il mio cuore esplodere di felicità, riuscendo a mettere da parte la paura.

«Vieni qui.» le dissi, attirandola a me in un abbraccio, posandole una mano in grembo e una fra i capelli. «Mi prenderò cura di voi, ve lo prometto, non vi farò mai mancare nulla.»

«Ti amo, più della mia vita.» mi sussurrò, mentre io la tenni stretta a me, con la paura che qualcuno o qualcosa avesse potuto portarmi via lei o il mio bambino.

Ma la paura spesso si tramuta in realtà, così come i sogni si tramutano in incubi, cosa che non avevamo programmato, nessuno di noi.

𝗖𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮𝘁𝗶 ; 𝗞𝗲𝘁𝗮La tua prossima ossessione. Scoprilo ora