Capitolo 22.

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17 Ottobre


«Harry svegliati» sussurrò Louis accarezzando piano il volto del riccio.

Gli era mancato farlo, toccare la sua pelle, averlo così vicino e, soprattutto, vivo.
Non aveva ancora avuto il tempo di metabolizzare quello che era successo, Harry che era un poliziotto, il fatto che nessuno dei due sarebbe più stato costretto a mentire.
Conoscere la verità gli aveva tolto un peso dallo stomaco che si portava avanti da settimane, anche se era sicuro ci fossero ancora molte cose di cui non era a conoscenza.
Ma in quel momento non gli importava, e l'amore verso Harry era talmente tanto forte che era pronto a mettere una pietra sopra su qualsiasi cosa pur di riaverlo con sé.

Harry sussultò e scattò sul sedile all'erta, i muscoli tesi, la mascella contratta.

«Hey, va tutto bene. Sono io» lo rassicurò il maggiore ritraendo la mano con cui stava ancora sfiorando la sua guancia. Non sapeva ancora fino a che punto potesse spingersi, non sapeva ancora quanto fossero rotti o se le cose tra loro si sarebbero mai aggiustate.

«Scusa» mormorò rilassandosi sul sedile.

«Non devi scusarti» disse Louis in tono rassicurante.

«Ma dove siamo?»

«In ospedale. Ho cercato un parcheggio appartato per cambiarci.»

Harry lo guardò interrogativo. «Cambiarci?»

Louis annuì, prima di slacciarsi i pantaloni e abbassarli insieme ai boxer, sfilandosi le scarpe con la punta dei piedi.

«Louis, che cosa stai facendo?» chiese il riccio sulla difensiva, gli occhi sgranati.

«Tieni, mettili» disse porgendogli i suoi boxer. «Non ti lascerò entrare così. Ti ha già umiliato abbastanza» aggiunse indicando l'intimo del più piccolo, rigido per l'urina ormai asciutta.

«Louis, non-»

«No, fallo e basta. Per favore.»

Si guardarono in silenzio per un po', Harry un'espressione stupita in volto e Louis mai stato così serio in vita sua, poi sospirò e afferrò i boxer, sfilando i suoi e indossando quelli del maggiore, che in quel momento distolse lo sguardo per lasciargli quel briciolo di intimità che gli era rimasta.

Louis si rivestì, scese dalla macchina e aprì il bagagliaio. Afferrò una coperta, tornò dal più piccolo e gliela avvolse intorno alle spalle.

«Pensi di riuscire a camminare?»

«I-io-» Harry non ebbe neanche il tempo di parlare che Louis gli fece scorrere un braccio sotto le ginocchia e l'altro dietro la schiena, sollevandolo e chiudendo la portiera con un calcio. Harry si irrigidì per qualche secondo, prima di rilassarsi completamente e avvolgere le braccia intorno al collo dell'altro, poggiando la testa sulla sua spalla.

Varcarono la soglia del pronto soccorso e Louis si avvicinò al bancone delle infermiere.

«Agente Tomlinson, FBI e Agente Styles, Polizia di Atlantic City. Non abbiamo i nostri distintivi, posso darle il numero diretto del mio superiore e il mio codice identificativo, ma il mio... il mio collega ha urgente bisogno di cure mediche.»

L'infermiera lo guardò sbigottita per qualche secondo, prima di ridestarsi e alzarsi frettolosamente.

«Certo, mi segua. Da questa parte.»

Li condusse in uno spazio riservato lontano dagli altri e gli indicò il letto su cui poggiare Harry, mentre Louis si accasciò nella sedia li accanto, abbandonandosi contro lo schienale.
L'adrenalina era completamente scemata e a quel punto stava facendo uno sforzo sovrumano per non svenire.

Criminal minds [L.S.]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora