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«Dicono che sono pericoloso.
Che se ti avvicini, ti rovino.
Forse è vero.
Ma tu sei già troppo vicina.»
Rares conosce solo il buio. Il mondo per lui è fatto di ombre, di sopravvivenza, d...
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«𝙋𝙤𝙨𝙩 𝙣𝙪𝙗𝙞𝙡𝙖, 𝙨𝙤𝙡» «Dopo la tempesta, il sole»
La roulotte è più piccola di come la ricordavo e l'aria è densa, spessa.
Mi fermo sulla soglia. Nonna Tinca è sdraiata sul letto, la coperta tirata fino al petto. La pelle le è diventata sottile, quasi trasparente, ma gli occhi... Gli occhi sono ancora gli stessi. Neri, attenti, vivi in un modo che fa male.
«Pensavo fossi troppo occupato a fare il delinquente per venire a trovare una vecchia.» Mi piego appena per non sbattere la testa contro il soffitto basso. «Ho scoperto solo ieri che stavi male.»
«E ti sei ricordato che esisto?» Sorride, ma dietro il sorriso c'è stanchezza. Quella che si sente più che si vede.
«Non iniziare.» Poso la giacca su una sedia. È l'unica ancora intera. «Non sono bravo con questo genere di visite.»
«Con quale genere?» «Quello dove qualcuno muore.»
Lei ride, ma tossisce subito dopo. «Non sto morendo, sciocco. Sto solo... provando il concetto.»
Mi avvicino. Ogni passo fa scricchiolare il pavimento.
«Hai perso peso.» «E tu hai perso colore.»
Alza un sopracciglio, occhi che mi studiano come se volessero leggermi le vene. «Ti stai ancora facendo ammazzare per niente?» «Non mi sto facendo ammazzare.» La mia voce è piatta. Troppo.
«No? Allora spiegami perché sembri qualcuno che ha smesso di vivere e non se n'è accorto.» Mi accascio sulla sedia, incrocio le braccia. «Non ho tempo per certi discorsi, nonna.» «Eppure sei qui.» «Sono qui perché mi hanno detto che stavi male.» «E non potevi mandarmi un biglietto?» «Sai che li odio .» «Lo so,» dice, sorridendo appena. «Per questo li avrei voluti.»
Scuoto la testa, un mezzo sorriso che non mi arriva agli occhi. «Hai sempre saputo come provocarmi.»
«Tu sei facile da provocare. Ti nascondi dietro quel muso da statua e pensi che nessuno veda la crepa.» «Non c'è nessuna crepa.» «Bugia.»
La sua voce è bassa, ma ferma. «L'ho vista anche quando eri bambino. La differenza è che allora avevi paura di mostrarla. Adesso hai paura di non riuscire più a chiuderla.» Abbasso lo sguardo. L'aria è troppo ferma. Il silenzio troppo lungo.
«Sai, Rares...» riprende, piano. «Non mi spaventa morire. Mi spaventa lasciarti così.» Alzo gli occhi su di lei, il petto che si stringe. «Così come?» «Vuoto.» Una parola, nuda.
«Ti sei riempito di rabbia solo per non sentire. Ma non funziona. Ti mangia da dentro.» «Meglio essere mangiato dalla rabbia che da chiunque altro.»
Lei sospira. «Questa non è forza, ragazzo mio. È solo sopravvivenza cieca.» «È l'unica che funziona.» «No.»
I suoi occhi brillano. «È solo quella che ti sta uccidendo più lentamente.» Mi passo una mano sul volto, stanco. «Non puoi capire.»