CAPITOLO VENTISETTE

2.3K 147 61
                                        

«Ragazzi, sono io che vedo doppio o cosa?»

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

«Ragazzi, sono io che vedo doppio o cosa?»

La voce di Marco rimbalza nella mia roulotte come una pallonata tirata troppo forte contro un muro sottile. La porta si apre con il solito cigolio che promette di staccarsi da un momento all'altro, e lui entra trascinandosi i piedi, con la grazia di un bisonte ferito. Poi si lascia cadere a terra, proprio a metà stanza, tra una scatola di attrezzi rovesciata e una coperta annodata.

Eduard, seduto sulla sedia più traballante che esista, si porta una bottiglietta di birra alle labbra e cerca disperatamente di non sputarla mentre ride. Gli tremano pure le spalle.

Io lo guardo, poi guardo Marco. Mi stropiccio un occhio. «In che senso vedi doppio?»

Marco solleva la testa, mi guarda, poi guarda Eduard, poi di nuovo me. L'espressione è quella di un bambino che ha appena visto due Babbi Natale nello stesso centro commerciale. «Dai, Rares... tagliamola corta o ci mettiamo fino a domani. Ci sono due pelati adesso.»

Per un secondo rimango pietrificato. Poi la realtà mi colpisce come un calcio dritto allo stomaco.

Mi piego in avanti e scoppio a ridere.

Eduard esplode subito dopo, e in pochi istanti la roulotte è piena di tre idioti che ridono come se qualcuno li avesse presi a solletico con una mannaia.

Siamo ridicoli.

Ma ridere fa male e bene allo stesso tempo.

Mi sollevo e mi passo una mano sulla testa rasata. La sensazione è ancora strana, liscia, ruvida, vulnerabile. Mi sento nudo. Esposto. Sbagliato. E sì... forse davvero assomiglio a Eduard, anche se lui sembra uscito da un servizio fotografico, mentre io sembro un uovo.

Un uovo sodo e triste.

«Come mai questo cambio radicale?» chiede Marco mentre si gratta il braccio privo di tatuaggi. Ha l'aria di uno che vuole fare lo spiritoso. «Giuro che pensavo ci tenessi, alla tua chioma da fanciulla. Ora non posso più fantasticare su una bella figa quando ti guardo da dietro.»

Prende una botta da Eduard prima ancora che io lo possa colpire.

«Sei un coglione,» borbotto. «Era ora di cambiare.»

«È innamora—» inizia Eduard, e la mia gomitata arriva prima che possa finire.

Lui si strozza con la birra.

Marco sgrana gli occhi.

«Ero in vena di cambiamenti,» dico freddo come una lastra di ghiaccio.

Davvero?

No.

Ma nessuno deve saperlo.

Marco si massaggia la testa, come se potesse sistemarsi un cervello che non ha. «Beh, ogni tanto ci vuole. Era tanto che la tua testa non prendeva aria. Adesso raffreddi un po' il cervello.»

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora