CAPITOLO TREDICI

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«Amor, ut lacrima ab oculo oritur,in pectus cadit

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«Amor, ut lacrima ab oculo oritur,
in pectus cadit.»

"L'amore, come la lacrima, nasce
dagli occhi e cade nel petto"
(Publilio Sirio)


Il primo passo mi costa quasi un gemito.
Il secondo pure.

Ogni volta che muovo un piede sento le costole tirare, come se mi stessero scavando dentro. La pelle brucia, la carne pulsa, ma non mi fermo. Non posso.

Il pavimento è freddo sotto le piante dei piedi, ruvido, sporco, segnato dal tempo. Le assi di legno scricchiolano piano, come se la casa si accorgesse che mi sto muovendo. Non mi piace. Il silenzio del dolore, quello sì lo conosco. Ma il silenzio di una casa viva... quello no.

La scala davanti a me è stretta, ripida. Ma è pulita. Lucida. Profuma di cera e pino, di qualcosa che sa di casa vera. C'è una finestra in cima, e la luce che entra è grigia, gentile. Si posa sulle pareti color crema, e ogni cosa intorno sembra respirare piano. C'è un suono lontano, il ticchettio di un orologio, l'odore di qualcosa che cuoce, la presenza invisibile di qualcuno che si muove.

Non il respiro trattenuto di chi dorme con un coltello accanto. Non il freddo del ferro. Qui è diverso.

Mi tengo al corrimano, le dita strette sul legno caldo. I muscoli si tendono, le giunture protestano, ma continuo. Un gradino. Poi un altro. Ogni passo è una conquista minuscola, ma mi ci aggrappo.

E poi la sento.
Passi leggeri che scendono veloci dall'altra scala.
Il ritmo è diverso dal mio: più vivo, più sicuro.

«Ehi!»

La voce arriva prima di lei. Poi compare, come se la casa l'avesse chiamata. Chanel.

Scende gli ultimi gradini con la leggerezza di chi non conosce la paura, il maglione color pesca che le scivola da una spalla e i pantaloni larghi lilla che si muovono con lei.

Il suo profumo arriva prima di tutto il resto — vaniglia e zucchero, con un accenno di terra bagnata. Sa di qualcosa di vivo.

Quando mi vede, si ferma di colpo.

«Aspetta... stai camminando?»

Le sue sopracciglia si alzano, e mi guarda come se avesse appena visto un miracolo.

«Sembra di sì,» dico, la voce bassa.

«Dovresti stare a letto.»
«Ci sono stato abbastanza.»
«Papà ti ucciderà.»
«Sono curioso di sapere come.»

Ride. E quel suono... mi spacca dentro in modo strano. È pulito, sincero, quasi troppo per me.

La risata le illumina gli occhi, e per un secondo dimentico quanto male mi fanno i fianchi.

«Dai, Batman, vieni giù,» dice, battendo le mani piano. «Ti aspetta la cena dei campioni.»

«Cena?»

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora