CAPITOLO VENTINOVE

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Scatto in piedi con un unico movimento, come se qualcuno mi avesse infilato un ferro rovente nella colonna vertebrale

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Scatto in piedi con un unico movimento, come se qualcuno mi avesse infilato un ferro rovente nella colonna vertebrale.

«Che cazzo stai dicendo, Eduard?»

La voce mi esce spezzata, tesa, più alta del dovuto.

Il cuore accelera così tanto da sembrare sull'orlo di esplodere. Sento un'ondata di nausea salirmi dalla gola, lenta e violenta, un'acqua acida che mi brucia l'esofago come lava.

L'acido sale, scende, poi risale di nuovo.
Un ciclo infinito.
Uno di quelli che ti uccidono piano.

Eduard fa un mezzo passo verso di me, ma io lo ignoro e mi sposto oltre lui come un animale ferito che ha appena visto l'ombra del cacciatore.

Non può essere lei.
Non può, cazzo.

Eduard la conosce solo dai miei racconti. Una decina di dettagli buttati lì, tutti sporchi di emozioni che non volevo ammettere nemmeno a me stesso.

Si sarà confuso.
Avrà visto qualcuna con i capelli simili.
Una tinta sbagliata.
Una luce ingannevole.

Ma il mio cervello... il mio cuore... non collaborano. Il mio corpo sa già la verità.

Mi avvicino di un altro passo. Le mani tremano.

Guardo ancora.
Ancora.
Ancora.

Finché gli occhi non mi bruciano.
Il sole filtra tra i lampioni del parcheggio e colpisce una cascata di capelli rossi.
Non un rosso qualunque.
Il suo rosso.
Quello impossibile da confondere, da dimenticare, da superare.

Seguo il movimento naturale delle ciocche mentre l'aria le solleva appena.

Le punte sfiorano la schiena della ragazza.
La luce disegna riflessi rame, oro, fuoco.
E poi... poi lei si volta leggermente di lato.
Non vedo il volto intero.
Solo un profilo.

Un naso che conosco meglio del mio.
Una guancia punteggiata di lentiggini.
Una frangetta.
La frangetta.

Mi si spezza qualcosa dentro.
Un suono secco, come un ramo spezzato.
Il fiato mi abbandona completamente.

Mi piego su me stesso, crollo sulle ginocchia come un soldato colpito in pieno petto.
Non ho più forze.
Le gambe si ribellano, mollano tutto.
Diventano mollica.
Il mondo gira.
Il respiro si inceppa nella gola, e ogni nuova boccata d'aria è un coltello.

«Cosa succede?» chiede Marco, ma la sua voce arriva da lontanissimo.
Come se stessi ascoltando da sotto l'acqua.

Io guardo lei. Guardo Chanel.
Accarezza un cane piegando la testa di lato, ridendo in silenzio.

Dolce. Innocente. Fuori posto.
Pericolosamente fuori posto.

E so – so con una certezza devastante – che se Lazar scopre che è qui, la farà fuori in meno di un secondo.
Lo ha detto. Lo farà.

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora