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«Dicono che sono pericoloso.
Che se ti avvicini, ti rovino.
Forse è vero.
Ma tu sei già troppo vicina.»
Rares conosce solo il buio. Il mondo per lui è fatto di ombre, di sopravvivenza, d...
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Non so esattamente quando Chanel abbia deciso che oggi dovevo seguirla, ma quando si presenta davanti a me con quello sguardo che non ammette repliche, capisco che non avrò molta scelta.
Sta sulla soglia del vecchio garage abbandonato dove mi rifugio ogni tanto per allontanarmi dalla confusione del villaggio. È vestita semplice, con un maglioncino rosa, i capelli legati in una treccia morbida che le sfiora la spalla e uno zaino in spalla che sembra pieno fino all'orlo.
C'è una determinazione così brillante nei suoi occhi che mi fa quasi male guardarla.
«Tu ora vieni con me» dice senza alcun preambolo. La fisso come se avesse perso la testa.
La fisso, piegando leggermente la testa. «No.»
Nemmeno ci pensa. Inclina appena il mento, come se avesse previsto la risposta. «Sì.»
«Non mi dai ordini.» Incrocio le braccia, appoggiandomi allo stipite. «Non funziona così.»
Chanel sospira piano, come se fossi un dettaglio prevedibile. Fa un passo avanti, riducendo la distanza quel tanto che basta per invadere il mio spazio senza toccarmi. Lo fa sempre, e sa benissimo che mi dà fastidio.
«Non ti sto dando un ordine» dice. «Ti sto dicendo cosa fare.»
«È la stessa cosa.»
«No.» Mi guarda dritto negli occhi. «Se fosse un ordine, non ti lascerei nemmeno il tempo di rispondere.»
Mi scappa un mezzo sorriso, contro la mia volontà. La odio per questo.
«E dove dovremmo andare?» chiedo, tanto per non darle subito la vittoria.
«Con me.»
«Molto specifico.»
«Ti basta sapere questo.»
Scuoto la testa. «Non mi piacciono le sorprese.»
«Lo so.»
La sua voce è più morbida adesso, ma non meno determinata. Si avvicina ancora e mi afferra il gomito, non per trascinarmi, solo per assicurarsi che non scappi.
«Ed è proprio per questo che oggi non hai scelta.»
La guardo, le sopracciglia corrugate. «Sei sempre così autoritaria o è una giornata speciale?»
«Solo con te.» Un accenno di sorriso. «E solo quando serve.»
Dovrei allontanarmi. Dovrei dirle di lasciarmi stare. Invece resto fermo, come se il mio corpo avesse deciso che la discussione è già finita.
«Non verrò» ribadisco, duro. «Sì invece.»
Fa un passo avanti, riducendo lo spazio tra noi. Sento il suo profumo e già questo mi mette a disagio.
«Perché?» sbotto. «Perché dovrei?» «Perché non ti lascerò passare la giornata a deprimerti in mezzo alla polvere.»