CAPITOLO DODICI

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«Ut felices simus, duo tollenda sunt: metus de futura mala et memoria de preteritis malis; id nos iam non pertinet, illud nos nondum pertinet

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«Ut felices simus, duo tollenda sunt: metus de futura mala et memoria de preteritis malis; id nos iam non pertinet, illud nos nondum pertinet.»

«Per essere felici, bisogna eliminare due cose: la paura dei mali futuri e il ricordo dei mali passati; il primo non ci riguarda più, il secondo non ci riguarda ancora.»
• Lucio Anneo Seneca

Quando mi sveglio, la stanza ha quell'odore di pulito che non le appartiene. Sa di lenzuola nuove, di aria che non è la mia, di casa vera.
Troppo silenziosa. Troppo ferma.
Non dovrebbe piacermi, ma una parte di me — la più idiota — si lascia cullare da quella quiete.

Un suono morbido mi distrae.
Un miagolio.

Alzo appena la testa.
Un gatto grigio mi osserva dal comodino, la coda che si muove come un pendolo pronto a scattare.
«Non pensare di saltare qui sopra.»
Lui mi fissa. Poi lo fa comunque.

Un peso caldo mi si piazza sulla gamba.
Io lo guardo, lui ricambia.
Siamo in guerra.

«Ah, vedo che Piombo ti ha accettato.»
La voce di Chanel mi strappa un mezzo colpo al cuore.

È sulla porta, i capelli raccolti in una treccia disordinata, un maglione color turchese e dei pantaloni a fiori che sembrano gridare guardami.

«Accettato?» borbotto. «Sta pianificando il mio assassinio.»
«Oh, tranquillo. Mangia solo chi gli sta antipatico.»
Faccio una pausa. «Perfetto. Speriamo che oggi non abbia fame.»

Sorride — quel sorriso pieno di luce che non capisci mai se ti salva o ti ferisce.
Poi si avvicina, come se non vedesse il problema.

«Hai dormito?»
«Poco.»
«Per il dolore?»
«Perché sono in una casa che non è mia.»
«Ah, quindi sei uno di quelli che dorme solo nella propria tana?»
«Chiamala come vuoi.»
«Batman dorme solo nella Batcaverna, lo sapevo.»

Sollevo un sopracciglio. «Ancora con 'sta storia?»
«Certo. Ti calza a pennello.»
«È ridicolo.»
«No, è adorabile.»
«Io non sono adorabile.»
«Neanche Piombo, e guarda quanto lo amo.»
Il gatto emette un miagolio che suona come un insulto.

«E comunque,» continua, sedendosi sul bordo del letto, «ho deciso che devi dirmi almeno qualcosa di te.»
«Tipo?»
«Qualsiasi cosa. Cosa ti piace, cosa odi, la tua pizza preferita, che musica ascolti...»
«Non ascolto musica.»
«Impossibile.»
«È così.»
«Nessuno non ascolta musica.»
«Io sì.»
«Ma perché?»
«Perché quando vivi con gente che urla, ruba e si accoltella per un pezzo di pane, la musica non è esattamente una priorità.»

Il silenzio che segue è denso.
Lei non distoglie lo sguardo, ma la sua voce si fa più cauta.
«Non tutti quelli che fanno casino sanno vivere, eh?»
«E non tutti quelli che vivono sanno fare casino.»

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora