CAPITOLO DUE

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"𝘼𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙛𝙚𝙧𝙖𝙧 𝙣𝙤𝙢𝙚𝙣𝙦𝙪𝙚 𝙚𝙧𝙞𝙩 𝙞𝙣𝙙𝙚𝙡𝙚𝙗𝙞𝙡𝙚 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢""𝘚𝘢𝘭𝘪𝘳ò 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘢𝘳à 𝘪𝘯𝘤𝘢𝘯𝘤𝘦𝘭𝘭𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦"(Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi)

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"𝘼𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙛𝙚𝙧𝙖𝙧 𝙣𝙤𝙢𝙚𝙣𝙦𝙪𝙚 𝙚𝙧𝙞𝙩 𝙞𝙣𝙙𝙚𝙡𝙚𝙗𝙞𝙡𝙚 𝙣𝙤𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢"
"𝘚𝘢𝘭𝘪𝘳ò 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘢𝘳à 𝘪𝘯𝘤𝘢𝘯𝘤𝘦𝘭𝘭𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦"
(Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi)

Ogni passo fa scricchiolare il terreno arido sotto gli stivali, e il carrello cigola alle mie spalle come un animale ferito. Ogni rumore è un promemoria: oggi siamo sopravvissuti, ma non era scontato.

Non ci parliamo subito. Il silenzio pesa come un'armatura di ferro.

Stefan rompe per primo. «È finita.»

La sua voce è roca, tagliata da mille sigarette e troppi combattimenti. Ha gli occhi come pietre: scuri, fissi, sempre a metà fra calma e minaccia.

«No,» ribatto con voce piatta. «È finita quando torniamo vivi al campo. Fino ad allora, tieni il respiro corto.»

Dimitri cammina alla mia sinistra, dita sottili che girano nervose il manico del coltello. È sempre in movimento, come se fermarsi fosse morire.

«Avremmo potuto non farcela oggi,» dice, fissando il carrello. «Troppa gente. Troppi occhi.»

«Sei ancora vivo,» rispondo. «È l'unica cosa che conta.»

Marek ride, un suono giovane e fuori posto, ma che ci tiene tutti in piedi.

«Parli come se la morte fosse un fastidio qualunque, Rares.»

«Lo è.» Il mio sguardo lo spegne subito. «È la cosa più noiosa che esista. Non c'è niente di nuovo nel morire.»

Avanzo. Non alzo mai lo sguardo al cielo, non mi fido di lui. La notte ti illude con le stelle, ma non è tua alleata. È solo un'altra testimone che non muove un dito.
Stefan si avvicina, abbassando la voce.

«La gente al campo... ti aspetta. Non Lazar. Te. Vogliono te.»

Sospiro, la mascella serrata. «Lazar è il capo. Io non sono niente.»

«Niente?» Dimitri scatta, con un sorriso tagliente. «Sei tu che li tieni in vita. Lazar non esce nemmeno dalla sua tana di topi. Non si sporca le mani. Manda noi a morire per il suo fottuto orgoglio.»

«No,» lo correggo. «Lazar manda noi per il suo fottuto veleno. Ha bisogno di droga, non di vittorie.»

Marek si infila tra noi, i capelli scuri appiccicati al sudore.

«E allora perché non sei tu a guidarci? Perché non prendi quello che già ti appartiene?»
Lo fisso. Freddo. Tagliente.

«Perché non sono un capo. Non sono un eroe. Sono l'ombra che cammina davanti a voi. Non vi serve un re. Vi serve qualcuno disposto a uccidere prima che vi uccidano.»

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora