CAPITOLO DICIASSETTE

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"𝙎𝙞 𝙢𝙪𝙣𝙙𝙪𝙨 𝙣𝙤𝙣 𝙢𝙪𝙩𝙖𝙩𝙪𝙧, 𝙣𝙤𝙨 𝙚𝙧𝙞𝙢𝙪𝙨 𝙞𝙜𝙣𝙞𝙨 𝙦𝙪𝙞 𝙚𝙪𝙢 𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚𝙩

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"𝙎𝙞 𝙢𝙪𝙣𝙙𝙪𝙨 𝙣𝙤𝙣 𝙢𝙪𝙩𝙖𝙩𝙪𝙧,
𝙣𝙤𝙨 𝙚𝙧𝙞𝙢𝙪𝙨 𝙞𝙜𝙣𝙞𝙨 𝙦𝙪𝙞 𝙚𝙪𝙢 𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚𝙩."
Se il mondo non cambia,
saremo noi il fuoco che lo brucerà.




«Allora... chi sei tu, Rares?»

La domanda esce dalle sue labbra con quella cadenza leggera che usa quando mi vuole leggere dentro. Mi tiene la mano, il pollice che mi accarezza il palmo in un modo che nessuna persona dovrebbe poter fare senza chiedere il permesso. O senza pagare pegno.

Le sue dita sono calde. Le mie, invece, sembrano pronte a reagire a ogni micro-movimento.
È assurdo quanto poco regga il contatto con lei.

«Dipende,» rispondo con un mezzo sorriso storto, «quanto vuoi davvero sapere?»

Mi siedo davanti a lei sull'erba, piegando una gamba, lasciando l'altra distesa. Sposto i capelli dietro la spalla con un gesto ormai automatico. Lei mi segue con lo sguardo, come se analizzasse ogni micro-espressione, e devo distogliere gli occhi per non caderci dentro.

Chanel si sporge verso di me e mi avvolge le braccia intorno al collo, senza esitazione.
Non sa quanto facile sarebbe farmi perdere la testa con una cosa così semplice.
O forse lo sa benissimo.

Una lama di luce filtra tra gli alberi e le colpisce metà del viso. Uno dei suoi occhi diventa verde quasi dorato, l'altro resta scuro come muschio bagnato. È un contrasto assurdo. Affascinante. Pericoloso.

«Per cominciare...» dice con aria innocente che non le credo per un secondo, «dove abiti?»
Partiamo subito pesante, a quanto pare.
Faccio una smorfia.

«Questa domanda resta in sospeso per un po'. È per la tua sicurezza.»
Non per la mia. Io me la cavo sempre. Lei... non proprio. Non con la gente che gira dalle mie parti.

La sento irrigidirsi, allentare la presa.
Ma invece di farla andare, le sfioro il polso con il pollice per trattenerla. Un tocco minuscolo, ma funziona.

«Fidati. Non è un posto in cui vuoi presentarti da sola. Ci sono persone... meno accomodanti di me.»

Annuisce, ma l'ombra che le passa negli occhi è evidente. Non la entusiasma sapere che non può entrare in quella parte di me. Non ancora, almeno.

Dietro di noi, le altalene cigolano, mosse dal vento. I suoi capelli si muovono appena—leggeri, ordinati, perfetti. I miei, ovviamente, sembrano una tempesta.
Poi arriva la bomba.

«Perché rubi nei supermercati?»
La guardo un secondo. È nervosa, lo vedo dalle dita che si intrecciano. Ma non gira attorno alla domanda. Questo glielo riconosco.

𝘽𝙖𝙡𝙖𝙘𝙡𝙖𝙫𝙖Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora