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«Dicono che sono pericoloso.
Che se ti avvicini, ti rovino.
Forse è vero.
Ma tu sei già troppo vicina.»
Rares conosce solo il buio. Il mondo per lui è fatto di ombre, di sopravvivenza, d...
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La strada che porta alla roulotte di Lazar non è lunga. È interminabile.
La conosco da quando ho memoria. L'ho percorsa con le ginocchia sbucciate da bambino, con le ossa rotte da adolescente, e con il sangue addosso più volte di quante un essere umano dovrebbe sopportare.
Ma oggi è diverso. Oggi ogni passo è una condanna.
La ghiaia scricchiola sotto gli stivali, ma è come se fosse dentro la mia testa che qualcuno sta pestando qualcosa a morte. Schiaccia. Schiaccia. Schiaccia.
Eduard cammina alla mia destra. Fermo. Rigido. La mascella serrata al punto da far tremare perfino l'aria. Non mi guarda. Non deve. Sa che se ci incrociamo lo sguardo ora rischio di spaccare qualcosa. O qualcuno.
Perché tutto mi brucia. Tutto dentro di me è un incendio. Un incendio con un nome preciso: Chanel.
Il nome mi vibra sotto la pelle come un colpo di frusta.
Mi attraversa il petto come un proiettile lento, rovente, che non smette mai di girare in fondo allo sterno.
Vorrei strapparmelo di dosso. Vorrei proteggere quello che provoca. Vorrei... non lo so. Vorrei non sentire.
«Rares...» mormora Eduard, la voce bassa, quasi un avvertimento.
Gli basta vedermi ruotare appena la testa per capire che deve chiudere la bocca. E lo fa. Brav'uomo.
Perché non ho spazio per le parole. Non ho spazio per le sue. Non ho spazio per le mie. Ho solo la domanda che ci sta portando dritti all'inferno: Cosa sa Lazar?
E, peggio ancora: cosa farà a lei? Perché Lazar non minaccia. Lazar fa.
Gli alberi si diradano e appare la roulotte. Un rottame vecchio quanto il villaggio, con la vernice scrostata e le finestre coperte da tende luride.
La sua base è circondata da fango, mozziconi, bottiglie rotte.
È un odore che riconoscerei ovunque: rabbia, tabacco e morte.
Il furgone arrugginito è parcheggiato davanti. Merda. È dentro.
Eduard mi lancia un'occhiata. Furtiva, rapida, carica di un peso che non voglio vedere.
«Qualsiasi cosa succeda...» prova a dire. «Lo so.»
La mia voce è un ringhio trattenuto tra i denti. Non mostrare paura. Non mostrare debolezza. Non mostrare che hai un punto scoperto.
Chanel è un punto scoperto grande come una ferita aperta nel petto. E oggi sanguina.
Mi fermo mezzo secondo davanti alla porta. Inspiro. Bussare? Bussare sarebbe come spellarmi vivo. Lazar odia le buone maniere. Apro. La puzza mi investe come un pugno. Fumo. Vodka. Carne avariata. Sudore.