Luke Hemmings

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Finalmente la campanella di fine lezioni suonò. Dopo due ore di filosofia e una di lettere ero proprio fusa, e non sapevo come avrei fatto a resistere ad un'altra ora di matematica. Non avevo prestato molta attenzione quel giorno ma tanto, come primo giorno di scuola, non avevamo fatto nulla di importante. Tutti si alzarono immediatamente e uscirono per fare ricreazione. Io invece rimasi in classe: volevo approfittare della pausa per scrivere un messaggio a Merie e chiederle come stava andando. Perché a me non stava andando granché bene. Prima di allontanarsi, però, la mia vicina di banco si girò verso di me e sorridendo si presentó. Si chiamava Alicia. Io fui colta alla sprovvista, ed esitai qualche secondo prima di presentarmi a mia volta. -Che nome carino, Sophie!- mi disse la bionda, allargando ancora di più il sorriso. -Oh grazie, ma puoi chiamarmi Soph.- risposi -Anche il tuo è un bel nome comunque-
-Grazie, ma puoi chiamarmi Ali- rispose lei. Cominciava a piacermi quella ragazza, sembrava dolce e simpatica. -Allora, vieni con me? Se vuoi ti presento alcuni miei amici-
-Oh, ehm, no grazie, io devo... devo scrivere ad una persona, è importante- dissi mostrando il cellulare, cercando di essere cortese. All'inizio Alicia sembrò delusa, ma si ricompose subito: -Oh, ok allora ci vediamo più tardi.- e uscì, socchiudendo la porta dietro di lei. Mi accinsi a scrivere il messaggio a Marie credendo di essere sola, ma appena il messaggio fu inviato qualcuno parlò. - Ciao, piccola!-

Non capivo questo fatto che mi chiamava con quei soprannomi, prendendosi tanta confidenza. Mi aveva dato fastidio quel giorno, come ora, mentre quel viso angelico contorniato dal ciuffone biondo, con due grandi occhi rotondi che sembravano due piccoli pezzi di cielo, mi ricompariva davanti. Ora che era davanti a me a pochi metri di distanza, e intorno a me non c'era pioggia, lo vidi meglio. In tutta la sua bellezza.
Perché sí, dovevo ammetterlo, era proprio bello. Indossava dei pantaloni neri attillati,che gli fasciavano le lunghe e magre gambe, e una t-shirt scura, un po larga, con una collanina che spuntava dal giro collo e si adagiava sul suo petto. Le sue labbra erano sottili e rosee, con quel percieng nero sul labbro che le rendeva ancora più belle. Si mossero per parlare: -Piccola, ti sei incantata a guardarmi?- rise, scoprendo due file di denti perfetti, piccoli e bianchi.
Mosse qualche passo verso di me, e io indietreggiai automaticamente, scontrandomi contro il banco dietro di me. -Non... non chiamarmi piccola.- gli dissi, in un ridicolo tentativo di sembrare decisa, ma la mia voce tremava, e le mie parole uscirono come un timido borbottio.
-Nessuno mi dice cosa devo fare, tanto meno tu, piccola.- rispose lui, marcando sull'ultima parola e continuando ad avanzare verso di me. Quando arrivò meno di mezzo metro da me mi accorsi che era almeno una quindicina di centimetri più alto di me.
Avrei voluto spostarmi e andar via da quel posto, da quel ragazzo che mi incuteva tanto timore, ma avevo il banco e il muro dietro di me a bloccarmi, mentre lui continuava ad avvicinarsi. In pochi passi coprì completamente tutta la distanza che c'era tra noi e si fermò a pochi centimetri da me, con la testa abbassata verso di me e un sorisetto sghembo sulle labbra; io abbassai velocemente la testa e cominciai a sentire una vampata di calore sulle mie guance. -Non ci siamo presentati molto bene l'altro giorno, quindi che ne dici se ricominciamo da capo?- bisbiglió lui. Non sapevo se fossi solo io a percepirlo a causa dell' insolita vicinanza con il suo corpo, o se lui stesse facendo apposta a parlarmi con quel tono di voce terribilmente sexy. -Io mi chiamo Luke Hemmings. Luke Robert Hemmings, per la precisione. Luke, per gli amici.-
-Non importa, noi... noi non siamo amici- risposi cercando disperatamente una via di fuga. -Bhe...potremmo sempre diventarlo- disse lui di rimando, e poi con l'indice della mano destra mi alzò il mento con uno strattone, in modo che lo guardassi in faccia, e mi fissò per qualche secondo. Pensai che i capillari sulle mie guance stessero scoppiando uno a uno in quel momento, come palloncini. -E tu- abbassò lo sguardo osservandomi le labbra e cominciando a mordicchiarsi il percieng nero -come ti chiami?- Avrei voluto rispondergli subito, per una volta avrei voluto essere forte e decisa e mandare via quel ragazzo che mi sovrastava, schiacciandomi contro il banco, costringendomi a piegarmi scomodamente all'indietro sopra di esso.
-Non... non t'interessa come mi chiamo. E ora spostati, devo andare in bagno.- dissi sgarbatamete spingendolo di lato. Lui si mosse solo di qualche secondo, colto alla sprovvista, ma mi fu sufficiente per sgattaiolare via e correre a rifugiarmi nel bagno delle ragazze. Chiusi la porta a chiave e mi appoggiai, con il fiatone, contro il muro. Ma non avevo il fiato corto per la corsa che avevo fatto fin lì.
Mi accasciai a terra scivolando contro la parete, ignorando il fatto che il pavimento era sporco e poco igienico. Mi sentivo malissimo: non potevo non pensare a quanto era appena succeso con Luke, continuavo a vedermi il suo viso a pochi centimetri dal mio e i suoi occhi fissi su di me che mi osservavano famelici. Che cos' aveva quel ragazzo contro di me? Perché continuava a infastidirmi e si era comportato in quel modo... Non sapevo neanche come definirlo. Mi presi la testa tra le mani e cercai di tranquillizzarmi, mentre il mio respiro si regolarizzava e il rossore sulle guance diminuiva. Sobbalzai e alzai la testa di scatto quando qualcuno abbassò la maniglia e, trovando la porta bloccata dall'interno, bussò ripetutamente.
-Soph! Soph sei lì dentro?- chiamò una voce dall'esterno -Sono Ali, aprimi per favore!-. Di colpo mi rilassai. Cosa credevo, che Luke fosse entrato nel bagno delle ragazze per prelevarmi con la forza? Mi alzai dal pavimento e aprii la porta, trovandomi davanti la mia vicina di banco che con un'aria preoccupata mi chiese: -Hey! Tutto bene?- era strano che qualcuno che mi conosceva solo da poche ore si preoccupasse tanto per me. Di solito nessuno lo faceva. Nessuno si interessava mai a come mi sentivo. -Ti ho vista scappare via dalla classe e correre qui... ma che è successo?-
All'inizio pensai di dirle una bugia, ma poi mi accorsi che volevo davvero raccontare tutto all'unica persona che si interessava a me, al momento. Volevo davvero sentire la sensazione di essere capita e confortata, e confidarmi con lei, come non facevo da tanto tempo.

-Così... Luke Hemmings, eh?-
Annuii, sconsolata. Non ero... molto brava a confidarmi con le persone, e non lo avevo mai fatto con qualcuno all'infuori di Marie, che per la cronaca conoscevo da più di 10 anni. Ma dovevo ammettere che mi faceva bene confidarmi con Ali. Lei mi ascoltava, e mi capiva. -Non preoccuparti, Luke è fatto così. Ma non ha... cattive intenzioni.- Annuii ancora. Le avevo raccontato cos'era successo in classe, e all'inizio Alicia non ci aveva trovato granché di strano. In effetti non era tanto cosa mi aveva detto o fatto Luke, ma come: il modo in cui mi guardava avanzando verso di me... come se fossi una specie di bocconcino succulento da assaggiare. Ho già detto che non mi piacevano queste cose, e rabbrividii ripensandoci. -Senti, non devi dargli troppa retta, semplicemente a lui piace giocare con le ragazze, ma ad un certo punto si stanca e cambia preda.- mi spiegò.
-Oh, quindi per lui è solo una questione di prede per divertirsi un po?- chiesi esterrefatta.
-Già... mi dispiace ma lui è così, e non è l'unico in realtà in questa scuola. I ragazzi sono stupidi, a volte.-
-Si... già, capisco, non mi dispiace per niente, figurati! - risposi io, cercando di essere convincente. -Oh, credevo, cioè avevo capito che lui ti... piacesse- mi rispose incerta Alicia. -Non è così?-
Quello che mi aveva appena detto mi lasciò interdetta. No! Non mi piaceva Luke, a malapena lo conoscevo, e non avrebbe mai potuto piacermi un ragazzo del genere!

Cure || Luke HemmingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora