"Luke Hemmings is become your friend"

278 16 0
                                        

Mi voltai di colpo e per poco non inciampai nel pallone da basket che cadendo per terra era rimbalzato e rotolato fin sotto i miei piedi. Tuttavia rabbrividii ancora prima di girirarmi e ritrovarmi i suoi occhi azzurri addosso, perché già sapevo chi era. Non mi aveva tolto gli occhi di dosso per tutta la lezione.
Persi l'equilibrio nel momento in cui mi girai verso di lui, ma il ragazzo mi cinse la vita con le sue mani e mi impedì di cadere. Mi sorrise.
Appena riacquisii l'equilibrio sui miei piedi mi liberai dalla sua presa e feci un passo indietro.
Lui mi lasciò andare, ma non si allontanò da me.
-Ciao bellezza- mi disse con un grande sorriso, che fece spuntare due piccole rughe ai lati della bocca, per poi chiudere i denti superiori sull' orecchino nero e lucido all'angolo del labbro. Riflettei sulla sua espressione e sul suo comportamento. Sembrava più solare del giorno prima, ma continuava a muoversi verso di me in modo ambiguo, e io non potei fare a meno di accostare la sua figura con quella del mio orribile incubo della notte scorsa.
-Ciao- gli dissi in modo distaccato, raccogliendo il pallone da terra e posandolo nella cesta.
-Ti ho detto il mio nome. Mi chiamo Sophie, quindi smettila di chiamarmi così. -
-Ti volevo parlare di una cosa-
Mi disse, ignorandomi. Mi faceva innervosire che non mi ascoltasse mai e non mi prendesse sul serio. Evitai il suo sguardo e, tenendo gli occhi fissi in un punto indefinito dietro di lui provai a dire qualcosa, ma lui mi mise un dito sulle labbra, bloccandomi.
-Ti devo parlare, quindi ora ascoltami e chiudi quella bocca. Capito? -
Si stava arrabbiando. O forse era solo il suo solito modo di fare le cose. Arrossi e non potei far altro che annuire. La verità è che mi faceva paura quando faceva così e non mi azzardai a disobbedire ai suoi ordini.
Mi ricordai che eravamo a scuola, ed era ora di lezione, e arrossi ancora di più quando vidi che la maggior parte delle ragazze ci stavano fissando.
-Potremmo... potremmo parlare più tardi? Ci stanno guardando tutti- borbottai a bassa voce, sempre cercando di evitare il suo volto.
Lui si girò come se davvero volesse vedere se gli altri ci stavano guardando, e quando lo fece le ragazze cominciarono a fare un sacco di smorfie toccandosi i capelli e ammiccando verso di lui, sorridendo.
Disgustoso. Mi veniva da vomitare.
Lui si girò di nuovo e mi guardò, avvicinandosi e mettendo le mani sulle mie braccia, stese immobili lungo i miei fianchi. -Che c'è, ti mette in imbarazzo farti vedere con me?-
Disse a sua volta a bassa voce cercando i miei occhi e incastrandoci i suoi occhi azzurri. Rabbrividdii al suo contatto. Era ovvio che lo stava facendo apposta per farmi innervosire.
Arrossii ulteriormente e mi venne la pelle d'oca. Lui se ne accorse e sorrise maliziosamente.
Cominciò a strofinare le sue mani sulle mie braccia e dopo un paio di volte si fermò in basso, sui miei polsi, stringendoli leggermente.
-D'accordo. Allora ti aspetto all'uscita. - mi sussurrò all orecchio, sfiorandolo con le labbra. Dopodiché si voltò e fece per andarsene, ma prima mi disse: -Ah, e complimenti per la dimostrazione dell'esercizio che hai fatto prima.
Mi è piaciuto molto.- Mi fece l'occhiolino e si allontanò sempre con quel suo magnifico sorriso (anzi no, volevo dire stupido, stupido sorriso! ), lasciandomi imbambolata lì con gli occhi di tutti puntati su di me. Un'altra volta, in una sola ora.

Quando suonò l'ultima campanella feci un salto sulla sedia e il mio cuore cominciò a martellarmi nel petto all'impazzata. Ero stata in ansia per tutta l'ora e adesso ero anche più nervosa perché ero consapevole che all'uscita di scuola avrei trovato Luke ad aspettarmi.
Cosa voleva dirmi? Era questa la domanda che mi aveva torturato durante gli ultimi 60 minuti, che sembravano essere passati troppo in fretta rispetto al dovuto. La risposta a questa domanda l'avrei avuta tra qualche minuto, ma a pensarci meglio ora non ero più tanto sicura di volerla conoscere.
Cominciai a chiudere i libri e a riporli nel mio zaino grigio con una lentezza esasperante, quasi potessi prolungare all'infinito il tempo che mi divideva dall'incontro con Luke.
Avevo pensato a molti modi per riuscire ad evitarlo, come provare ad uscire dalla porta sul retro della palestra. Oppure chiudermi in bagno finché lui si fosse stancato di aspettarmi e se ne sarebbe andato. Oppure ancora fingere un malore improvviso e rifugiarmi in infermeria.
Ma in quel momento mi resi conto che tutte le mie idee erano fallimentari. Probabilmente lui mi avrebbe aspettato all'infinito, o magari sarebbe venuto a prendermi con la forza ovunque io fossi stata. Inutile cercare di scappare: Luke Hemmings non si fa prendere in giro, me laveva detto Marie un tempo che sembrava una vita fa, e me l'aveva confermato Alicia.
Ormai la campanella era suonata da diversi minuti. La scuola, come la mia classe, doveva già essere deserta, così decisi di affrettarmi e affrontare una volta per tutte quello che aveva da dirmi Luke.
Dopotutto era ridicolo che io fossi così impaurita da quel ragazzo che conoscevo appena. Certo non era forse esattamente un bravo ragazzo, ma adesso mi voleva semplicemente parlare. Che c'era di male?
Dopo averci provato piú volte, abbandonai il tentativo di chiudere fino in fondo la cerniera della taschina esterna dello zaino, che si era incastrata nella stoffa grigia attorno alla chiusura, me lo misi in spalla e, cercando di non tremare, mi avviai verso l'uscita.
Giunta davanti alla porta non vidi nessuno, e per una frazione di secondo pensai piena di sollievo che Luke se ne fosse già andato, o avesse deciso di parlarmi il mattino dopo. Ma appena mossi qualche passo all'esterno lo vidi: appoggiato al muretto che fungeva da "ringhiera" ai lati delle scale, con una sigaretta in mano, una mano nella tasca dei jeans neri e un cappellino verde a puffo appoggiato sopra i capelli biondo cenere, da cui spuntava il ciuffo disordinato alzato sopra la fronte.
Mi bloccai sul primo gradino mentre lui ai piedi delle scale non mi aveva ancora visto. Sembrava fosse concentrato con lo sguardo altrove, gli occhi quasi blu che si scontravano con l'azzurro opaco del cielo terso di fine autunno e la fredda atmosfera che circondava ogni cosa. Nonostante fosse appena iniziato l'autunno, sembrava davvero il primo giorno di inverno.
Mi feci coraggio e cominciai a scendere le scale, fermandomi all'ultimo gradino. Anche in quella posizione sopraelevata la sua testa superava la mia di diversi centimetri.
Feci un rapido calcolo e pensai in un secondo che fosse più alto del mio metro e settanta di almeno una quindicina di centimetri.
Allungai il piede all'interno delle mie all star blu elettrico e mi portai accanto a lui.
Luke sembrò accorgersi di me solo allora, perché si girò di colpo e mi sorrise. -Sei venuta! Credevo che fossi scappata dall'uscita sul retro...- rise.
Mi irrigidii di colpo, credendo avesse scoperto le mie intenzioni, ma poi mi rilassai. Non poteva mica leggermi nel pensiero!
-Bhe che c'è? Cos'è che mi volevi... dire?- gli chiesi velocemente, troppo velocemente forse.
-Prima di tutto sappi che non mi piace aspettare, sai. Quindi ricordatelo la prossima volta perché non te lo ripeterò di nuovo- mi disse con tono autoritario. Accidenti, sembrava mio padre! Si era davvero arrabbiato?
Ma la mia mente fu attratta da qualcos'altro che mi aveva detto e si concentrò su quelle parole: ricordatelo la prossima volta. Quale prossima volta??
Non feci a tempo a ragionarci su ulteriormente che lui cominciò a camminare. Non pensai neanche un secondo a rimanere lì, perché avevo paura di farlo arrabbiare ancora e non mi sembrava il caso, così lo seguii cercando di stare dietro alla sua lunga falcata. Camminavamo abbastanza lentamente uno accanto all'altro, ma io cercai di stargi il più distante possibile.
-Perché hai riufiutato la mia richiesta di amicizia su Facebook? -
Mi chiese ad un certo punto, lasciandomi di stucco. Era questa la cosa tanto importante che aveva da dirmi?? Dentro di me mi arrabbiai da morire per il fatto che mi avesse fatto stare in ansia per tutto quel tempo e mi aveva costretta ad incontrarci solo per quello, ma tutta questa rabbia non ebbe il coraggio di uscire al di fuori della mia mente.
Così risposi semplicemente un -non lo so- mortificato.
-Come sarebbe?- ribatté lui.
Era ovvio che voleva una risposta, così sputai fuori quella che si avvicinava di più alla verità. -Non ti conoscevo bene, e non è che tu mi sia sembrato proprio un gran bravo ragazzo, così ho deciso di rifiutarla, perché pensavo non ti avrei rivisto mai più. Non... immaginavo che saremmo stati nella stessa scuola.- Quando conclusi la frase mi sentii liberata, perché in un certo senso gli avevo detto che lui mi incuteva timore.
Lui non rispose, si limitò ad annuire, e pensai si fosse offeso, ma quando sorrise guardando in basso verso il marciapiede capii che non lo era.
-Bhe vorrei che l' accettassi, visto che ora mi conosci, no?- disse poi dopo un silenzio che mi sembrò durare un'eternità.
Avrei voluto rispondergli che no, non lo avrei fatto, perché non lo conescevo affatto né avrei voluto conoscerlo, e avrei voluto anche dirgli che volevo che mi lasciasse in pace e che capisse che non volevo più vederlo o parlarci perché in verità mi faceva paura.
Sì, era quella la verità.
Ma come al solito quello che pensavo non concordava quasi mai con quello che dicevo e facevo.
Per ciò mi ritrovai quella sera, seduta sul letto con il cellulare in mano, e sul suo schermo la scritta: Luke Hemmings è diventato tuo amico.

Cure || Luke HemmingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora