Luke passò a prendermi alle otto e mezza, mentre io lo aspettavo seduta in camera mia divorata dall'agitazione più totale.
Avevo passato ore a lavarmi, aggiustarmi i capelli, che avevo lasciati sciolti sulle spalle, truccarmi e vestirmi.
Avevo indossato una gonna nera a vita alta, che mi arrivava poco più sopra del ginocchio, e un top verde a fascia. Non ero sportiva come mi piaceva vestirmi di solito, ma neppure troppo elegante. Tutto sommato ero abbastanza soddisfatta del mio outfit, ma in ogni caso passai i minuti che mi separavano dal momento in cui avrei varcato la porta di casa per ppi entrare nella macchina di Luke a rosicchiarmi nervosamente le unghie (appena smaltate, tra l'altro), chiedendomi cosa sarebbe successo quella sera.
Visto da fuori sembrava che stessi andando al patibolo anziché ad un appuntamento (era un appuntamento, giusto? ) con probabilmente uno dei ragazzi più popolari e carini della mia scuola, ma oltre ad estremamente popolare e carino era anche... insomma, Luke Hemmings!! Ritrovarmi ad uscire con lui era l'ultima cosa che mi sarei mai aspettata. E ad aumentare la mia agitazione era il fatto che non riuscivo a non pensare a quanto era successo alla fine fella scuola.
Pensare a Michael, Calum ed Ashton coinvolti in un giro di droga era una cosa impensabile, e non potevo fare a meno di dubitare della parola di Luke.
Marie era uscita con i suoi genitori un paio d'ore prima, e con una scusa abbastanza credibile ero riuscita a convincerli a farmi restare a casa. Avevo cominciato a pensare a cosa dire quando sarei tornata quella notte con Luke, quando il campanello suonò ripetutamente.
Sobbalzai e mi alzai di scatto dal letto, aggiustandomi le pieghe della gonna e precipitandomi giù per le scale, dimenticandomi per un minuto di stare indossando degli stivaletti neri col tacco di qualche centimetro più alto dei miei standard, ovvero le comode suole piatte delle mie all star.
Mentre mi dirigevo alla porta mi balenó in testa il fatto che quella non era casa mia.
Con quel pensiero fui invasa da un'ondata di malinconia e tristezza.
Fu un secondo, mille pensieri e tristi ricordi mi saettarono come palline impazzite di un flipper da una parete all'altra del mio cervello. Mi immaginai di essere a casa mia, nel mio piccolo ingresso di casa. Con mio padre al telefono vicino alla finestra del soggiorno come passava quasi tutte le sue giornate, e mia madre che mi squadrava dalla testa ai piedi incoraggiandomi, nonostante non avrebbe probabilmente apprezzato la gonna corta. Mi venne da sorridere a quel pensiero, mentre gli occhi cominciarono ad inumidirsi.
Fui riscossa da un'altra scampanellata, che mi fece tornare velocemente alla realtà.
Ricacciai indietro lacrime e tristezza strofinandomi sotto gli occhi con il dito, e mi decisi ad aprire la porta.
Mi ritrovai davanti un Luke stupendo, anche se indossava semplicemente una camicia nera, una giacca di pelle sopra e i suoi soliti pantaloni skinny neri strappati sulle ginocchia sembrava ancora più bello del solito.
Stavo fumando una sigaretta, ma appena mi vide rimase qualche secondo ad osservarmi.
Lo vidi sorridere in modo sghembo mentre mi guardava dalla testa ai piedi, senza neanche provare a nascondere il fatto che mi stava fissando. Abbassai lo sguardo ai miei piedi, stringendo al ventre la pochette contenente il mio cellulare e le chiavi.
Mi sentivo terribilmente in imbarazzo in quel momento.
Finalmente Luke gettò la sigaretta e spezzò il silenzio.
-Carina- commentò, e io alzai lo sguardo su di lui guardandolo negli occhi. Il ciuffo biondo era perfettamente tirato su sulla testa dal gel e lo rendeva ancora più bello.
-Grazie- sbuffai cercando di distogliere lo sguardo dai suoi occhi con scarso risultato.
-Hai intenzione di fissarmi di nuovo, bimba?-
Arrossii al nomignolo che mi aveva dato anche se non era la prima volta.
-Tu lo hai fatto per primo!- mi giustificai, inarcando le sopracciglia.
Luke scrolló le spalle e cominciò ad avvuarsi alla sua macchina.
-Sei più bella del solito, stasera- ribatté, lanciandomi un'occhiata divertita, quasi sapesse l'effetto che mi faceva sentirmi dire quelle cose da lui. -Tu... tu sei sempre uguale, invece- cercai di ribattere a mia volta, riferendomi al suo abituale abbigliamento.
Omettei però la parte aggiunta nel mio subconscio, che diceva che era comunque bellissimo.
-Bello uguale quindi- disse, aprendo la portiera e sedendosi in macchina. Gentile, non mi aveva neppure aperto dal mio lato.
Stiamo parlando di Luke Hemmings, non è mica il mio ragazzo mi dissi mentalmente, salendo a mia volta e sbattendo la portiera dietro di me.
-Non ho detto questo...- borbottai.
-Ma lo hai pensato-
Non risposi a quel commento, perché non sapevo più cosa dire, anche perché in effetti era proprio a quello che sravo pensando.
Come poteva un ragazzo essere così attraente in ogni occasione? Mi morsi il labbro e girai il volto verso il finestrino, ma colsi comunque quello soddisfatto di Luke, che mi guardava mentre metteva in moto la macchina, torturandosi con i denti quel benedetto percieng al labbro.
Cominciai subito a pensare che avremmo passato il resto del viaggio così, in silenzio, quando inaspettatamente Luke ruppe il silenzio. -Allora.. tu e Irwin.. siete diventati amici, eh?-
Bel modo di cominciare una conversazione, pensai.
-Io e..Irwin?- domandai confusa.
-Ashton- specificó Luke, dopo un secondo di esitazione.Oh,giusto, Ashton, non avevo collegato il nome al cognome.
-Ah, sì Ash!- esclamai. Probabilmente non avrei dovuto farlo perché subito Luke fece scattare la testa verso di me, stringendo le dita al volante e rivolgendomi uno sguardo di fuoco.
-Sì. Ashton- disse a denti stretti. Ma cambiò subito espressione ridacchiando nervosamente -Lo chiami Ash, anche. Siete davvero amici-
-Anche a te chiamo Luke- ribattei currucciando la fronte.
-Non c'entra, io mi chiamo Luke. E tutti mi chiamano così.-
Sospirai sistemandomi meglio sul sedile e spingendo il gomito contro il finestrino.
-Comunque sì, siamo... abbastanza amici- risposi alla sua precedente domanda, ma poi: -credo- aggiunsi.
-E com'è che siete diventati amici?- continuò a chiedermi Luke.
Mi sembrava strano in effetti tutto questo interesse da parte sua, ma al momento mi sembrava talmente incredibile di star parlando con lui in modo normale che non ci pensai.
-Non so... abbiamo cominciato a parlare a scuola, dopo che..- mi fermai di colpo, attraversata dal ricordo di quello che era successo i primi giorni di scuola, nell'aula di arte, con Luke e i suoi amici, tra cui anche Ash... mi sembrava così lontano, eppure era accaduto solo poche settimane fa. Mi sembrava impossibile che quello con cui stavo parlando ora era lo stesso Luke che mi aveva quasi costretto a fargli un bocchino.
-Insomma..- ripresi a parlare perché non volevo turbare Luke - abbiamo cominciato a passare del tempo insieme, prima delle lezioni, e lui era sempre disponibile ad aiutarmi e consolarmi quando piangevo o ero triste. E...-
-Cosa?- mi interruppe Luke girandosi di nuovo verso di me.
-Cosa??- ripetei allarmata.
-Piangevi? Perché piangevi?-
Ops, avevo detto troppo. -N-no... n-non ho detto...non intendevo che...- balbettai, ma Luke mi interruppe ancora.
-Era colpa mia.. È colpa mia? Tu... piangi per me?-
Spalancai gli occhi a quella domanda. Luke sembrava così triste in quel momento,era così diverso dall'atteggiamento aggressivo e sicuro di sé che aveva sempre. Mi faceva quasi pena, ma non potevo certo dirgli la verità!
-No!- esclamai riscuotendomi dai miei pensieri e cercando di dissuaderlo da quella stupida idea (no, ok era vero, ma insomma perché gli era venuto in mente in quel momento??) -Certo che no! Perché...perché dovrei? Dicevo...solo... si insomma per quello che è...successo. Ai miei genitori, intendo..- sussurrai.
-Ah.- rispose lui allora -mi dispiace.
-Si bhe, capita, a volte- conclusi frettolosamente, perché non volevo aprire un nuovo discorso con lui sull'argomento.
-E tra amici vi dite...tutto?- ritornò all'attacco Luke. Mi ci volle un po per capire che era tornato all'argomento "Ash". Era incredibile il modo in cui saltava continuamente da palo in frasca, quel ragazzo. E cos'era tutta quella curiosità,poi?
-Vi raccontate tutte le vostre cose..mm?-
-Non saprei.. tutto tutto, bhe... no. No, direi di no.- risposi titubante, ripensando al fatto che mi aveva nascosto il fatto della droga. Mi si formò un groppo in gola al ripensarci, e fui tentata dal chiedere a Luke da quanto tempo Michael e Calum facevano uso di stupefacenti, ma non feci a tempo a raccogliere il coraggio necessario, che mi rivolse altra domanda inaspettata.
-Perché te ne volevi andare?- mi chiese di colpo, cambiando improvvisamente discorso e cogliendomi totalmente di sorpresa.
-Eh??- feci io girando di scatto la testa verso di lui. Avevo capito benissimo a cosa stesse alludendo, ma non mi aspettavo mi avrebbe fatto una domanda del genere.
-Te ne volevi andare.- ripeté Luke con tono apatico senza staccare gli occhi dalla strada -sai, quando sono i morti i tuoi. Lo stavi per fare.-
Abbassai lo sguardo fissando il vuoto davanti a me, lasciando che quella sensazione malinconica abbandonasse il mio corpo.
Luke restava in silenzio aspettandosi davvero una risposta. Insomma, come poteva chiedermi una cosa del genere come se niente fosse? Avevo cercato di evitare il discorso prima, ma evidentemente non era destino che potessi riuscirci. Mi resi conto che apparte quella sera in cui la mia amica era rimasta con me in centrale di polizia subito dopo aver ricevuto la notizia, non avevo parlato con nessuno dei miei sentimenti e di quello che mi era successo dentro negli ultimi tempi.
Perché tutti sono bravi a notare le ferite esteriori, la sbucciatura superficiale quando cadi e poi ti sanguina un ginocchio. Ma spesso, sono quelle interne le emoraggie più gravi, le ferite più dolorose. E per quelle non esiste cura. Se non un un po d'amore, ma trovarne è difficile.
E forse Luke non era la persona più indicata per parlare di questo, ma dopotutto non avevo niente da perdere.
Deglutii e cercai di parlare, aggrottando le sopracciglia come per aiutarmi a trovare le parole.
-Bhe, i...si insomma, i miei genitori erano morti, nel giro di tre giorni se ne erano andati entrambi e io ero rimasta sola. Non avevo più mia madre e mio padre, ed è... una perdita importante perché anche se dopotutto ti fanno incazzare, non ti ascoltano e non ti capiscono, non comprendono ciò di cui hai davvero bisogno e ti comprano sempre la maglia del colore sbagliato... e sembra che vengano da un'altra epoca per cui spesso e volentieri pretendono che per noi figli essere bravi studenti sia sempre più importante che aver un bel cellulare, dei bei vestiti, essere popolare e poter ascoltare la musica ad alto volume alla sera anziché passare tutto il tempo sui libri per la verifica del giorno dopo. Nonostante questo, nonostante tu possa... odiarli 23 ore su 24, 365 giorni su 365, e passare tutto il tempo possibile a detestarli perché non sanno un cazzo di te e della tua vita e invece credono sempre il contrario... Bhe dovresti soffermarti su quell'ora, quell' unica ora dell'anno...- ridacchiai istericamente perché era proprio vero.
-Quell'unica ora in cui pensi di odiarli un po di meno e riflettere sul fatto che.. che sono i tuoi genitori... Sono i tuoi genitori. Gli unici che rimarranno sempre. Forse perché sono obbligati in quanto, bhe vivono sotto il tuo stessto tetto..- risi ancora tirando su col naso. Stavo piangendo ora, e non me ne ero nemmeno accorta, ma non smisi di parlare perché in quel momento era ciò di cui avevo bisogno -O perché semplicemente, forse, almeno in parte,quando ti dicevano ti voglio bene... era pure vero.
-Avrei voluto fare questo ragionamento un po prima, però. Avrei voluto aver detto ai miei genitori ti voglio bene anch'io... un po più spesso.-
Le lacrime annidate tra le mie ciglia rimasero là, facendomi scioglire un po di mascara sotto gli occhi. Non potevo credere di essermi messa a parlare e piangere in quel modo davanti a Luke,e in quel momento avrei voluto sprofondare. Mi girai verso di lui, e mi accorsi che aveva fermato la macchina, ed era appoggiato allo schienale con la testa bassa e le mani ancora sul volante.
-Da quanto siamo fermi?-domandai cercando di riacquisire il controllo su me stessa.
-Un po, piccola- sorrise Luke scrollando le spalle.
-Perché?- chiesi allora.
-È un po difficile guidare con una specie di ragazza panda in lacrime a fianco- rise lui.
Oddio, che vergogna, sarò davvero dovuta somigliare ad un panda! Mi girai dall'altra parte, cercando per quanto possibile di pulirmi il trucco nero sbavato.
-Bhe possiamo anche ripartire ora!- strepitai ad un certo punto, alquanto innervosita. Senza dire una parola, rimise in moto e partì nuovamente, ma ero quasi certa che mi stesse silenziosamente deridendo, il che mi fece sentire ancora più in imbarazzo e umiliata. Avrei solo voluto tornare a casa, nonostante la serata dovesse ancora iniziare, uscire con Luke e confidarmi con lui era stato un enorme sbaglio.
Dopo qualche minuto Luke disse un -Hey- appena udibile, ma lo sentii lo stesso.
-Mm- mugugnai in risposta.
-La cosa che hai detto prima... quello che fate tu e Ashton..- ancora questo Ashton! Pensai. Ma lo lasciai finire, curiosa di sapere cosa volesse dire.
-Ecco, passare del tempo insieme... Lo facciamo anche noi, vero? Cioè, è quello che stiamo facendo. No?-
Mi girai a guardarlo per capire se stesse scherzando o no, ma quando vidi la sua espressione seria e corrucciata mentre cercava di guardare la strada e sbirciare verso di me contemporaneamente, capii che diceva sul serio e mi venne da sorridere, mio malgrado.
-Sì- risposi dopo un po, con un mezzo sorriso -lo stiamo facendo-
Hey ragazzuoleee
Sorry sorry sorry per non aver pubblicato per così tanto tempo, ma come ho detto già, quest'anno scolastico è impegnativo e piuttosto stressante per varie altre ragioni e mi riesce difficile scrivere.
Sorry anche per questo capitolo schifoso, diciamo che era un capitolo di passaggio, per avvicinare un po questi due :-)
Bye bye
Ann ^_^
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Cure || Luke Hemmings
De Todo"Se avessi saputo che quella sera non mi avrebbe raccontato neanche la metà dell'oscura verita in cui lui e gli altri erano coinvolti, e avessi potuto immaginare cosa stava succedendo a casa, in quel preciso momento, non sarei restata. Ma non potevo...
