Quel giorno tornai a casa terribilmente in ritardo a causa del fatto che avevo perso il bus, e quello seguente passò venti minuti dopo. Perlomeno non dovetti sorbirmi l'interrogatorio dei miei, che quel giorno sarebbero tornati a casa anche più tardi del solito.
Anche se loro non me l'avevano ancora detto apertamente, sapevo che stavano sbrigando le pratiche per il divorzio, perché era da diverso tempo che non andavano affatto d'accordo, discutevano in continuazione non appena si trovavano nella stessa stanza e magari avevano idee diverse su qualcosa, non facevano altro che urlare e litigare violentemente.
Ultimamente mio padre, poi, era diventato più violento del solito, e la cosa mi spaventava. Per questo mi faceva sempre più piacere il fatto di doverli avere sotto lo stesso tetto e dover parlare con loro solo un paio d'ore alla sera. E quando non era strettamente necessario che io stessi in loro compagnia, per lo più per raccontare la mia giornata scolastica o dare una mano con la cena, mi chiudevo in camera mia e con la scusa di fare i compiti trascorrevo il mio tempo in santa pace, ricorrendo alle cuffiette e alla mia musica preferita per non sentire le urla che accompagnavano il loro rientro a casa.
Erano quasi le tre quando rincasai, ancora con la disgustosa immagine di Luke e quella biondina che si sbaciucchiavano tranquillamente al bordo della strada, e in piú quella conversazione sentita tra lui e Calum continuava a ronzarmi fastidiosa in testa.
Cercai di togliermi quel pensiero dalla mente, afferai un pacco di Hot dog dalla dispensa, ne farcii uno con wrustel, maionese e due foglie d'insalata e mi sedetti davanti alla TV mentre davo un bel morso al mio pranzo.
Girai un po i canali e mi soffermai su una vecchia telenovela anni 60, che al momento era la cosa migliore trasmessa (e questo dice molto).
Avevo appena terminato di mangiare quando il mio cellulare squilló. Mi allungai ad afferrarlo e notai un messaggio su Facebook:
3.25 pm
Da: Marie
Allora Soph, verrai alla festa? Ti prego, ho bisogno di te e ti prometto che sarà divertente!
Non potevo credere che Marie stesse ancora insistendo su quella storia. Provai un ultimo tentativo per convincerla, ma quando mi disse che mi aveva già comprato il vestito quel giorno in cui eravamo andate a fare shopping insieme e me lo aveva lasciato nascosto nell'armadio non potei più rifiutarmi.
Così andò a finire che quella sera dovetti convincere mia madre a lasciarmi andare con Marie a quella stupida festa. Il vestito c'era davvero, in una fodera copriabito appeso in fondo al mio armadio: era lungo fin quasi al ginocchio, con un corpetto stretto a mezze maniche blu ricamato in pizzo, che terminava all'altezza dell'ombelico in una sottile cinta nera a fascia, mentre la gonna era in tessuto sempre blu, poco ampia.
Ci misi sotto l'unico paio di scarpe col tacco di pochi centimetri che avevo, e mi truccai con un po di mascara nero e dell' eyeliner. Mi ero sempre rifiutata di indossare dei vestiti fino ad ora perché mi sentivo sempre a disagio e avevo quella strana sensazione di essere troppo scoperta, per questo quando andai a guardarmi allo specchio avevo voglia di cambiarmi subito e indossare un paio di jeans, e sostituire quelle fastidiose scarpe con le mie converse.
Ma era tardi, quindi mi avviai verso casa di Marie, la quale mi aspettava in un bellissimo abito viola lungo fino a metà coscia e delle scarpe tacco dieci. Così era quasi più alta di me, e mi sentii ancora peggio davanti alla bellezza della mia amica.
-Sei fantastica e quel vestito ti sta da Dio!!- mi disse lei abbracciandomi appena mi vide. Si, certo pensai.
-Anche tu stai benissimo- le risposi.
-Ci accompagna mio fratello con la macchina, ci sta aspettando- aggiunse.
Dopodiché entrammo nella macchina nera del fratello di Marie, che aveva tre anni più di noi quindi aveva la patente, e partimmo verso la discoteca.
Il posto era leggermente isolato, in fondo ad una strada accidentata costeggiata da piccoli alberelli, e si chiamava Koko' s. L'ampio parcheggio era strapieno di macchine e motorini, e davanti all'entrata c'era una fila di persone che aspettavano di poter entrare, mentre alcuni ragazzi erano appostati fuori a fumare o bere una birra.
Marie mi prese sottobraccio e io glielo strinsi quando, passando davanti a cinque uomini davanti alle loro moto, questi ci rivolsero un fischio. Mi sentivo terribilmente stupida, come una bambina che si stringe alla mamma perché ha paura di perdersi, e allentai la presa.
Dopo pochi minuti entrammo nella discoteca, gremita di gente che ballava sulla pista da ballo o si baciava sulle poltroncine a bordo pista.
In realtà io non avevo alcuna voglia di ballare, ma mi lasciai trascinare dalla mia amica che, mentre ballava, cercava di scorgere i suoi amici; cosa quasi impossibile visto che il locale era gremito.
Dopo qualche minuto Marie mi disse che aveva riconosciuto i suoi amici, ma io non volevo conoscerli: preferivo andare a sedermi da qualche parte e bermi un drink, così urlai a Marie per sovrastare la musica: -io vado a bere una cosa!- e mi allontanai.
Riuscii a farmi strada fino al bar e mi sedetti già esausta. Ordinai la prima cosa che lessi sul listino, un Vodka lemon. Il sapore era un po aspro e forte, e al primo sorso buttai il liquido biancastro giù per la gola velocemente, ma mi lasciò un piacevole senso di freschezza in bocca.
Mi voltai e scorsi Marie che stava parlando con alcuni ragazzi che mi sembrarono più grandi di almeno un paio d'anni. Sì, non avevo davvero intenzione di conoscerli. Non avevo mai avuto un gran rapporto con i ragazzi, figuriamici con quelli più grandi conosciuti in una discoteca....
Non sapevo che fare, così mi azzardai a prendere un altro bicchiere di vodka.
Cazzo, era davvero buona.
-Un altro vodka lemon, per favore- dissi al barista. Che a proposito era davvero carino, pensai. Mi misi a fissarlo con la testa leggermente inclinata di lato mentre mi versava la vodka nel bicchiere.
No, Soph, ragiona e smettila di pensare cose stupide, mi dissi riscuotendomi da quei pensieri. Il ragazzo mi mise il bicchiere davanti. Io l' afferai, lo portai alla bocca e lo ingoiai tutto d'un fiato.
Ok, ora poteva bastare, non volevo ritrovarmi ubriaca a vomitare nel cesso di una discoteca. Porsi al barista una banconota da venti dollari e feci per alzarmi, quando il ragazzo mi fermò dicendomi: -con venti dollari ti avanza un altro drink-. Mi voltai e mi misi di nuovo seduta, mentre lui già mi preparava un altro bicchierino.
Mi girava la testa e mi sentivo frastornata, ma allo stesso tempo gasata come se il mio corpo fosse attreversato da un'improvvisa scarica d'adrenalina. A quel punto ero totalmente andata, ubriaca fradicia. Sarà stato da almeno mezz'ora che ero lì seduta a tracannare un bicchiere di nonsocosa dopo l'altro e a chiacchierare con quel barista tremendamente simpatico e carino, ma in realtà avevo perso la cognizione del tempo.
Avevo visto Marie dirigersi fuori con qualcuno di quei suoi amici, e mi ero messa a ridere da sola come una cretina alla vista di quant'era brilla.
Non capivo cosa mi stava succedendo, non mi era mai successo prima anche perché quella era la mia prima festa.
Ad un certo punto la sedia affianco alla mia si spostò e qualcuno ci si sedette lentamente.
Ordinò un bicchiere di un qualcosa di cui io nemmeno sapevo l'esistenza, e nel mio stato di "semi-incoscienza" mi voltai e ci misi un po a riconoscerlo.
-T-tu?- urlai, anche se il mio tono di voce risultò del tutto normale a causa del suono alto della musica.
Lui sembrò accorgersi di me solo in quel momento. Giró la testa verso di me, e per un secondo spalancò gli occhi. La sua espressione stupita lasciò presto spazio ad un sorriso divertito, il suo solito sorriso che in quel momento mi resi conto di quanto fosse terribilmente sexy. Rimasi incantata ad osservargli le labbra sottili e rosee, l'anellino nero che luccicava sotto le luci intermittenti della discoteca, i denti bianchi e bellissimi ancora ben visibili nel suo meraviglioso sorriso.
Continuai a guardargli le labbra come incantata anche quando queste cominciarono a muoversi:- Allora ci vai ogni tanto alle feste, bimba- rise Luke.
E in quel momento mi venne in mente qualcosa di assurdo: mi ricordai di come quello stesso pomeriggio quella ragazza bionda si era appropriata di quelle labbra e di come si erano baciati sotto i miei occhi, e mi sentii... gelosa.
Era un pensiero stupido e che in situazioni normali non mi sarebbe mai venuto in mente, ma quella sera ero completamente sbronza. Non risposi e alzai lo sguardo quando mi resi conto che Luke mi stava squadrando con un sopracciglio alzato da capo a piedi.
-Bhe non sono così bimba come credi..-
dissi con un sorrisetto. Stavolta ero io ad avere un'espressione maliziosa, e lui sembrò del tutto stupito dalla mia risposta. Mi alzai allontanandomi un po dal bancone, ma un giramento di testa mi costrinse ad appoggiarmi al muro. Luke si alzò e mi afferrò per un braccio, impedendomi di cadere. -Sei del tutto sbronza, piccola- mi disse, ridacchiando. Sentii la vista annebbiarsi e non mi reggevo bene sulle gambe, così mi aggrappai ancora di più alla camicia di Luke. Alzai la testa e mi trovai il suo viso a pochi centimetri dal mio.
Mi spinsi più verso di lui e appoggiai le mie labbra sulle sue, premendo con forza. Lui fu colto alla sprovvista, e lo sentii indugiare mentre le sue labbra si piegavano in un sorriso. Si staccò e mi allontanò leggermente:- te lo ripeto, Soph, sei completamente ubriaca....-
-Hai dei bellissimi occhi, sai- lo interruppi. Ormai stavo blaterando senza riflettere sotto l'effetto dell'alcool e dicevo tutto quello che mi passava per la testa. -e anche dei bellissimi capelli, e.... delle bellissime labbra.- aggiunsi avvicinandomi di nuovo. Lo spinsi contro la parete e cominciai a passargli le dita tra i suoi morbidi capelli biondi. -Quanti bicchieri hai bevuto, Sophie?- mi chiese, togliendo la mia mano dai suoi capelli e guardandomi negli occhi. Sembrava preoccupato, ma nonostante lui fosse abbastanza sobrio lo vidi scrutare con occhi incerti il mio vestito e deglutire. Mi resi conto che avrei dovuto tirare la corda solo un altro po e Luke non avrebbe resistito.
-Non lo so, tre o quattro...- dissi giocando con il colletto della sua camicia. -forse cinque...- Dopodiché fui davvero attratta dalle sue labbra, e mi ci fiondai letteralmente sopra. Luke esitò un po ma quando premetti maggiormente il mio corpo contro il suo e aumentai la pressione delle mie labbra la sua espressione corrucciata si sciolse poco a poco e ricambió con foga quel bacio al sapore di liquore e limone.
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Cure || Luke Hemmings
Random"Se avessi saputo che quella sera non mi avrebbe raccontato neanche la metà dell'oscura verita in cui lui e gli altri erano coinvolti, e avessi potuto immaginare cosa stava succedendo a casa, in quel preciso momento, non sarei restata. Ma non potevo...
