Driiiiin Driiiiin
Il trillio assordante e fastidioso della sveglia che vibrava sulla mensola bianca sopra la mia testa mi fece sobbalzare nel letto. Quel suono voleva dire una sola cosa: il primo giorno di scuola era cominciato! In circostanze diverse avrei sbuffato e mi sarei tappata le orecchie sotto il cuscino, ma quello era un giorno speciale e ci tenevo a cominciare bene il mio nuovo anno scolastico alla mia nuova scuola. Avevo impostato la sveglia alle 6.30, mezz'ora prima in modo da poter fare un salto da Marie prima che entrambe ci fossimo avviate alle rispettive fermate: io dell' autobus, che mi avrebbe fatto scendere solo un mezzo centinaio di metri dall' università, e lei della navetta. Mi misi a sedere sul letto sbadigliando, concedendomi un paio di minuti per mettere bene a fuoco la mia stanza, con il letto addosato alla parete, la porta, una scrivania e una libreria sulla parete opposta, un armadio e la porta finestra di un piccolo balcone sulle altre due pareti. Misi i piedi nudi per terra, poggiandoli sul morbido tappeto viola ai piedi del mio letto, dopodiché mi diressi verso le scale per scendere in cucina e fare colazione.
Come sempre, i miei genitori erano già usciti. Mio padre faceva il dottore mentre mia madre lavorava in una piccola pasticceria: entrambi uscivano al mattino molto presto e tornavano verso le sei di sera, talvolta anche più tardi quando il traffico del centro di New York li bloccava per strada, perció ero quasi sempre da sola, per tutta la giornata. Non che la cosa mi desse particolarmente fastidio. Certo, quando era più piccola il fatto di non avere mai i genitori a casa poteva costituire un problema per le mie esigenze da adolescente, ma aveo dovuto abituarmi e presto avevo scoperto che stare da sola aveva molti vantaggi. Era piacevole poter fare quello che volevo senza nessuno che mi controlasse o mi sgridasse. Se fosse stato per i miei, avrei dovuto passare le giornate a studiare, invece le trascorrevo a guardare la TV oppure davanti al cellulare o al mio computer. Non che avessi una gran vita sociale, poi, e quella virtuale non era migliore di quella reale. Ma trovavo sempre qualcosa da fare con il mio smartphone o con il pc. E poi io a scuola andavo abbastanza bene senza bisogno di dover passare ore intere sui libri: avevo la media del 7 in tutte le materie. E il fatto che non avessi molta voglia di studiare non voleva dire che non mi impegnassi a svolgere i miei compiti per casa o a stare attenta durante le lezioni.
Spesso pensavo che il fatto che non uscivo quasi mai durante la settimana tranne qualche sabato, quando mi lasciavo convincere da Marie a fare un giro in città o a partecipare a qualche festicciola, facesse piacere ai miei. Così potevo concentrarmi di più sullo studio e, ora che cominciava, sull' universitá. Io non avevo niente da ribattere, non mi piaceva discutere con loro. In un modo o nell'altro avevano sempre ragione loro.
Dopo aver mangiato un punckake (l'unica cosa, apparte la pasta e qualche dolce, che sapevo cucinare) corsi di nuovo su a lavarmi e a vestirmi. Indossai dei jeans stretti scuri con sopra un maglioncino colorato a fiori, scelsi le mie all-star blu e poi andai in bagno per pettinarmi i lunghi capelli mossi, leggermente arricciati in boccoli alla fine, e truccarmi con del rimmel e un filo di eyeliner nero. Tornai in camera per controllare facebook sul cellulare, più che altro per essere sicura che Marie non mi avesse scritto qualcosa, e il mio sguardo cadde su una notifica nelle richieste d'amicizia. La aprii: la richiesta di Luke della settimana prima, me ne ero dimenticata. Negli ultimi giorni non avevo più pensato a lui, ma adesso mi tornarono nella mente il suo sguardo, i suoi bellissimi occhi color ghiaccio, il suo sorriso, il suo ciuffo biondo, il suo percieng nero sul labbro inferiore... come un'onda gigantesca che mi sommerse il cervello. E ancora una volta l'esitazione che mi aveva assalito quel giorno, quando ricevetti quella richiesta, tornò, nel momento in cui indugiai con il pollice sul tastino "accetta". Non l'avrei lasciato di nuovo in sospeso, non potevo! Feci un respiro profondo e abbassai il dito sullo schermo del cellulare.
Ma non premetti "accetta", ma "rifiuta". Mi sentii subito in colpa di quel gesto, ma ormai era fatta. Probabilmente non avrei rivisto mai più quel ragazzo in vita mia, e quindi non doveva importarmi. Maledetta me e la mia insicurezza, i miei continui timori e i miei unutili e insensati sensi di colpa.
L'autobus procedeva lentamente nel traffico delle 8.00 del mattino, e nonostante dovessi trovarmi a scuola verso le nove, ero ansiosa e preoccupata di arrivare in ritardo. Alla fermata avevo visto diversi ragazzi più o meno della mia età, con lo zaino in spalla, pronti anche loro per il loro primo giorno di scuola. Erano come me, vidi anche un paio di ragazze che sembravano intimorite e timide come lo ero io, ma poi arrivarono altri ragazxi e ragazze che subito cominciarono a parlare con loro, e di colpo la loro timidezza... era sparita. Rimpiansi con tutta me stessa di non avere Marie accanto a me. O anche qualsiasi altra mia ex compagna di classe che mi facesse sentire un po meno spaventata.
Ero in piedi, siccome tutti i posti a sedere erano occupati, schiacciata tra due ragazzi e una signora carica di buste della spesa e sacchetti di plastica, con il mio zaino eastpak grigio appoggiato a terra tra i miei piedi. Avrei voluto cacciare il mio cellulare e ascoltare un po di musica con le cuffiette durante il lungo tragitto, ma a causa di tutta quella folla accalcata e stipata l'uno accanto all'altro non avevo fatto in tempo ad estrarlo dallo zaino. Così ora si trovava nella sua taschina esterna, già messo in silenzioso nel caso prima di entrare in classe mi fossi scordata di farlo.
Ascoltare la musica mi piaceva molto e mi rilassava: quando infilavo le cuffiette e alzavo il volume quasi al massimo, tutto il resto del mondo intorno a me si annullava, semplicemente scompariva. Tutte le voci e i rumori esterni si zittivano, sovrastati dalla musica, che sentivo dentro di me, dentro le mie orecchie, dentro tutto il mio corpo.
Pensai a Merie, a quanto mi era sembrata felice ed entusiasta quando ero passata a salutarla quella mattina. Infatti lei non aveva niente da temere. Era così solare ed estroversa, si sarebbe trovata delle nuove migliori amiche e forse anche qualche spasimante entro la prima ora. Io invece ero assalita dalla paura, anzi dalla consapevolezza, che in quella scuola sarei stata sola, e non sarei mai riuscita a trovarmi dei veri amici. Ero tutto il contrario di Marie. Lei era solare, simpatica, ottimista, mentre io ero introversa, timida e totalmente pessimista. Perennemente chiusa in me stessa, con gli estranei. Senza di lei mi sentivo persa. Senza di lei ero persa.
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Cure || Luke Hemmings
Aléatoire"Se avessi saputo che quella sera non mi avrebbe raccontato neanche la metà dell'oscura verita in cui lui e gli altri erano coinvolti, e avessi potuto immaginare cosa stava succedendo a casa, in quel preciso momento, non sarei restata. Ma non potevo...
