Totally alone

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Sangue.
Un'enorme pozza di sangue era la prima cosa che avevo visto quando avevo acceso le luci di casa. In realtà mi ci era voluto un po di tempo per realizzare che quello che si espandeva nel tappeto blu del salotto era sangue.
E un altro po di tempo per realizzare che la persona al centro di quella pozza rossa, con una lama piantata nel polso e le vene squarciate, era mia madre.

Vuoto totale, all'inizio. Un immenso vuoto si era impossessato della mia mente e del mio corpo, tanto che non riuscii a muovermi, o a gridare, o altro. Rimasi per qualche secondo come paralizzata all'ingresso con il pomello della porta tra le dita, le chiavi nell'altra mano e gli occhi puntati su quella scena.
Poi, panico. Paura, disperazione. Mi accasciai a terra e appena realizzai tutto esplosi in urlo di terrore misto ad un pianto convulso e inarrestabile, che durò all'infinito, io incapace di smettere.
Infine, rabbia. Verso mia madre, che si era uccisa. Verso mio padre,verso Dio, il mondo, la mia vita. Verso tutti e nessuno in particolare.
E poi di nuovo il vuoto.

Quella donna si era suicidata perché ''non poteva sopravvivere ad una vita del genere, senza suo marito, che era la cosa che più aveva amato in vita'', come recitava il bel bigliettino che aveva lasciato alla ''figlia che ha sempre voluto bene, ma che forse non ha mai voluto bene abbastanza; che è forte e supererà tutto, anche questo, come ha sempre fatto''.
Forte un cazzo. Forte un cazzo. Non sono forte, non lo sono mai stata, e sì, se proprio lo vuoi sapere non credo tu mi abbia mai amato abbastanza, madre.
Ma che lo dico a fare, tanto tu ti sei suicidata piuttosto che affrontare la vita con questa figlia che ti ritrovi, e che ora dovrebbe andare avanti a vivere come sempre.
Come se potessi continuare a farlo. Lo farei, anche, ma non ne ho la forza perché nonostante tutto, ora ho la certezza che mia madre ha preferito la morte a sua figlia.
Dopo che mi ero buttata a terra urlando come una disperata, ricordo che Calum era corso in casa e mi aveva fatta sedere in cucina, poi aveva chiamato l'ambulanza e la polizia. Non aveva fatto una piega davanti al sangue ancora fresco grondante dal corpo di mia madre.

Io continuavo a piangere e urlare, e l'ho fatto fino a cinque minuti fa, quando le mie corde vocali si erano stancate di sforzarsi in grida di dolore e le mie lacrime si erano esaurite, lasciando solo un gran vuoto in me.
Ero seduta sulla stessa sedia su cui mi ha portato Calum mentre la scientifica continuava a ispezionare il luogo del suicidio. Che c'è da ispezionare, che c'è da indagare, mi chiedo. Si è suicidata, quella puttana, e basta.
Volevo solo che portassero via quel corpo esangue da lì. Sapere che era nella stanza accanto mi faceva troppo male.
All'inizio il mio cervello non era pronto a formulare frasi o pensieri, solo urla e lacrime. Ma ora che ragionavo a mente più fredda non potevo che maledire Dio che mi aveva fatta figlia di una madre così egoista e menefreghista. Sapevo che ero ancora sotto shock e che era la disperazione del momento a pensare al posto mio, ma è quello che credevo. Sapevo anche che probabilmente era il modo più sbagliato di reagire, ma non potevo farci niente. Era come se fossi ubriaca, ma il principio di ''vino veritas'' era lo stesso.
Brava mamma, vai e raggiungi in cielo il tuo amato marito. Anzi no, all'inferno, tutti e due.
Fu formulando quel pensiero che mi resi conto per la prima volta di essere sola.
Davvero, ero sola. Ero un'orfana, perché entrambi i genitori avevano deciso di morire, come due dementi. Non era normale che qualcuno potesse odiare a tal punto i propri genitori, pensai, ma non mi soffermai più di tanto su questa cosa perché ecco che sentii di nuovo le lacrime crescermi nella pancia, arrivare al petto, risalire in gola e sgorgare in un fiume soffocante e che mi toglieva il respiro.
In quel momento non ero sola, però: c'erano Marie, Alicia, i genitori di Marie, Cal, anche Ash era arrivato, e persino Michael.
Luke no. Luke MeNeFottoDiTuttiEDiTuttoTranneMeELeMiePuttane Hemmings, Luke SonoIlPiuFigoStronzoDelCazzo Hemmings, no. Non me ne fregava niente se era in prigione o dove cazzo era, se lo meritava, qualsiasi stronzata avesse fatto. Fatto sta che ora c'erano tutti, tranne lui.
Avevo aspettato che arrivasse, avevo fissato quella maledetta porta che si apriva in continuazione per far entrare poliziotti e vicini di cui non poteva importarmi di meno, attendendo che arrivasse, con il ciuffo biondo sparato in testa e il suo ghigno strafottente stampato in faccia. Ma no, non era arrivato. Probabilmente era già uscito dal commissariato, il problema con i documenti di cui mi aveva parlato Calum si sarà già risolto da un pezzo, pensai, e ora lui sarà a casa sua a scoparsi una troia qualsiasi. Jessica, magari.
Ma perché ci stavo pensando, poi?
Non doveva interessarmi niente di lui. Niente.

Cure || Luke HemmingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora