24 Alexander

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Quando mi ero svegliato mi ero subito reso conto di essere disteso sul ventre di una donna. Pelle liscia, addome leggermente in carne e battito tranquillo. Le mani della donna scorrevano lentamente tra i miei capelli facendomi rilassare.

I capelli erano sempre stati il mio punto debole. Non me li lasciavo toccare quasi da nessuno. Non lo permettevo perché lasciarlo fare mi riportava al ricordo di mia madre. Poco tempo prima che lei morisse mio padre di notte non tornava a casa perciò rimanevo nel letto con lei e mi addormentavo sul suo grembo cullato da lei che mi accarezzava i capelli.

Senza nemmeno alzare la testa avevo riconosciuto subito su chi avevo dormito. Lea. Lei era li ad accarezzarmi i capelli con una tranquillità disarmante. Una tranquillità che avrebbe potuto uccidere anche la cosa più agitata.

Non sapevo cosa pensare di quella notte ma mi ricordavo tutto. Qualsiasi cosa. Ogni singolo bacio. Ogni singola spinta. Ogni singolo gemito e ogni centimetro del suo corpo. Ero ormai drogato di lei.

Ero stato uno stupido a proporle di rimanere a colazione. Lei aveva ragione. Sam avrebbe potuto avere dei sospetti su di noi. Sam in realtà li aveva. Catalina era venuta da me a dirmi qualche giorno prima che Sam le aveva fatto delle domande riguardo a me e a Lea. Sam si era affezionata ed era solo colpa mia. Non avrei mai dovuto presentarle una ragazza con cui non avrei mai portato a termine nulla.

Guardai Lea intenta a preparare di pancake mentre Sam era seduta sull'isola della cucina, proprio dove qualche ora prima c'era stata Lea. Parlavano allegramente e Lea ascoltava Sam senza stancarsi un secondo. Di solito nessuno dei più grandi, nessuno eccetto Catalina, era solito ad ascoltare Sam, invece, Lea la ascoltava come se fosse stata una sua coetanea.

Lea e Sam distavano otto anni di differenza, ma Lea era in grado di fare un discorso come una ragazzina di sedici anni e Sam come una ragazza di ventiquattro anni. Quando ascoltai di nascosto i loro discorsi mi resi conto che ad un minimo il collegio nella quale l'avevo spedita a qualcosa era servito.

Mi avvicinai lentamente al bancone mentre mi allacciavo la felpa. Ero stato tutto il tempo a petto nudo dimenticandomi quasi della cicatrice che avevo sul petto. Mi ricordo ancora come quella notte Lea l'avesse toccata e baciata con dolcezza e delicatezza, una delicatezza che quasi bruciava. Per un secondo avevo persino pensato che attraverso i suoi baci quella cicatrice sarebbe sparita o che avrebbe perso in un modo o nell'altro il suo brutale e doloroso significato.

Mi sedetti ad una delle sedie dell'isola e fui immediatamente squadrato da mia sorella.

<<Non vedi che stiamo facendo discorsi da donne?>> imprecò mia sorella.

<<Fino a prova contraria questo è il mio appartamento, il tuo sta al piano di sotto>> dissi per poi correggere la frase.

<<Scherzavo, pure quello è mio>> sorrisi strafottente e in cambio ricevetti uno sguardo glaciale.

Mi alzai dalla sedia e raggiunsi Lea che non si era intromessa nemmeno un secondo nella nostra conversazione.

<<Non dovresti cucinare tu>> sussurrai al suo orecchio coperto dai capelli disordinati.

<<Mi piace cucinare per gli altri>> girò il pancake dall'altro lato e notai come la cottura fosse perfetta.

<<Per te stessa invece?>> chiesi.

<<Di solito mangio qualcosa al volo>> sussurrò sistemando il pancake in un piatto.

Udì una sedia muoversi e vidi mia sorella dirigersi verso il bagno con passo felpato, si voltò leggermente e mi fece l'occhiolino, ricambiai il gesto sfoggiando il mio magnifico terzo dito.

Secretly From The WorldDove le storie prendono vita. Scoprilo ora