41. Bambolina

156 4 2
                                        


Mellany

Non sono mai stata una ragazza a cui piace bere, ma quella sera il sapore del mio drink era ancora più gustoso del solito, forse perchè il barista della discoteca in cui mi trovavo era cambiato oppure perchè aspettare Noah era così noioso dal rendere tutto estremamente divertente al confronto.

Appoggiai il bicchiere sul tavolo e osservai l'impronta del mio rossetto rosso rimasto sul bicchiere, l'avrei tanto preferita lasciare su Noah al posto di questo coso di vetro.

<<Allora, dolcezza? Ci spostiamo in un luogo più appartato?>> mi Domandò il ragazzo seduto a fianco a me.

<<Sto apposto così, ma grazie per il drink>> gli sorrisi, poi mi avvicinai a lui e gli schioccai un sonoro bacio sulla guancia.

Una mano viscida mi stritolò il polso
<<Rifolmulo meglio la mia frase, ora ci spostiamo in un luogo più appartato, ho speso trenta fottutissimi euro per i tuoi drink, e di sicuro non li ho usati per un bacio del cazzo>> La sua voce si faceva sempre più scura e minacciosa e questo non mi acconsentì di smettere di tremare.

<<Non voglio, mi fai male>> mi lamentai cercando di staccare la presa.
Quello sconosciuto mi tirò verso di lui con la mano ancora salda sul mio polso.

<<Andiamo, sarà divertente>> la sua bocca si sistemò sul suo viso creando un sorrisetto colmo di malizia e a dir poco spaventoso, cercai di ritirare indietro il mio braccio, tutto inutile, poi gli pestai il piede di scatto, ma questo lo rese solo più nervoso.

<<Ehy, ma ci senti o il cerume ti ha tappato le orecchie?>> una figura alta e imponente mi spuntò dietro, la voce profonda e maschile.
<<Mi pare che la ragazza ha urlato chiaramente di non voler venire con te>> i miei occhi si illuminarono, non ero mai stata così tanto felice di sentire parlare un ragazzo.

Le iridi grigi del tipo davanti a me si sgranarono davanti a lui.

Sapevo benissimo chi era, Noah Davis era dietro di me, i modi di fare erano gli stessi, ma sua voce era irriconoscibile, nonostante fosse profonda era più chiara del solito, forse questo era dovuto ad un raffreddore siccome non porta mai la giacca sulle spalle.

Mi voltai e la luce nei miei occhi svanì subito appena notai che quello che mi stava difendendo non era Noah, ma bensì Brian.

Non fiatai ma lui notò subito il mutamento del mio sguardo e nelle mie labbra che da curve all'insù erano passate a leggermente curve all'ingiù, ma infondo mi stava aiutando e non potevo che essergli riconoscente.

<<Si scusa avevo capito male>> la voce del ragazzo pareva ora docile e sottomessa, invece la sua presa salda si disolse ancor prima che Brian potesse fare qualcosa di concreto, stessa cosa fece la sua immagine.

Poi rivolsi uno sguardo a Brian, non in modo cattivo, nè arrabbiato, naturalmente non potevo che essergli grata, ma non era nemmeno uno sguardo felice, e lui lo notò subito.

<<Cosa c'è? Avresti preferito che ti lasciassi col signor alito di sardina?>> rispose impassibile mentre si infilava una sigaretta tra le labbra

<<No, cioè, intendo dire che pensavo fossi Noah>> risposi con tono angosciato mentre ero occupata a massaggiarmi il polso completamente rosso per la presa di quel tizio.

<<Fa vedere>> mi intimò subito dopo aver tirato fuori dalla tasca il suo fidato accendino e aver appunto acceso la sigaretta. Poi mi prese il braccio prima che potessi effettivamente rispondergli.

<<Cazzo Mell, è la terza volta in questa settimana che succede, ma dico, non puoi portarti dei soldi e pagare tu i tuoi drink al posto di scroccarli agli altri?>> ritirai verso me il braccio e lo guardai stranita.

<<Ehy! I soldi mi servono per l'ingresso, no?>> Mi lamentai

<<Ma non dire cazzate che per voi tipe l'ingresso è sempre gratuito>> i suoi occhi nero pece si impuntarono suoi miei mettendomi a disagio e costringendomi a dire la verità.
<<Okay, magari non li uso per l'ingresso, ma i vestiti e i trucchi non si pagano da soli e mia madre mi ha detto che non vuole più spendere soldi per le mie cose siccome secondo lei sono troppe, ma i blush e gli illuminanti non sono mai troppi!>> mi lamentai sconsolata.

Brian sbarrò gli occhi e socchiuse le labbra liberando da queste una nuvoletta di fumo che riuscì a intossicarmi per bene.

<<Vuoi uccidermi?>> Gli Chiesi con i nervi a fior di pelle
<<Magari in una tomba smetteresti di fare i capricci...>> farfugliò lui prima che una pacca piuttosto forte da parte mia gli colpisse la schiena.

<<La tua amichetta?>> ritornò serio parlando di Claire.

<<Cazzo guarda che siamo due persone diverse eh! non stiamo sempre appiccicate!>> lo guardai con uno sguardo accigliato e con voce scocciata.

<<Come no>> Fece una pausa <<sembrate solo le gemelline di Shining>> Accennò un sorriso sollevando un'angolo della bocca.

<<Ma per favore, ti sei visto? Sembri la copia fatta male dei gemelli Clark, solo che tu sei di colore>> come sempre dalla mia bocca uscirono le prime cose che il mio cervello aveva ideato, ma ringraziando al signore il ragazzo davanti a me era solo Brian e insultarci era ormai diventato sinonimo di salutarci.

<<Che dite di bello ragazzi?>> Domandò Jack sistemandosi i capelli con le mani e tirando fuori da una tasca una sigaretta sfusa. <<Brian hai da accendere?>> poi prese al volo l'accendino del suo amico.

<<Cazzo, ma a voi la nicotina scorre nelle vene al posto dei globuli rossi praticamente>> commentai dopo che la seconda persona in nemmeno un'ora mi era sbucato davanti sputandomi fumo in faccia.

<<Niente, 'sta nanetta si diverte a imitare un'adolescente tredicenne con gli ormoni a palla che ha come hobby preferito quello di insultare gli amici e i genitori>> Commentò non degnandomi nemmeno di uno sguardo, così catturai la sua attenzione con un pugnetto sulla spalla e uno <<Stronzo>> che uscì dalle mie labbra glossate in modo poco gentile.

<<Comunque io stavo aspettando Noah, questa festa non è divertente senza di lui>> mi lamentai e alzai le iridi chiare.

<<Beh sono solo le undici, non viene mai così presto lui>> mi guardò Jack in una maniera piacevole, non mi stava guardando in modo scherzoso per schernirmi, nè in tono provocante come invece faceva il novanta per cento dei ragazzi, ma con uno sguardo serio e, può sembrare stupido, ma non molti mi guardano così, anzi forse quasi nessuno, solo lui e Noah.

Ma dove cazzo si era cacciato? Avevo mal di testa e un'incredibile voglia di staccare da tutto.

Ripresi a osservare il cellulare con gli occhi puntati sul suo ultimo accesso mentre la mia preoccupazione cresceva sempre di più, ora la mia modalità "adolescente in calore" era sparita ed era appena comparsa quella "mammina premurosa" che mi costringeva a stare in pensiero per lui. C'era solo un problema, niente legava me e Noah.
Niente.
Non eravamo parenti (ringraziando il Signore).
Non eravamo fidanzanti, purtroppo avevo già preso palo un'infinità di volte.
Non eravamo nemmeno davvero amici, forse una sottospecie, tipo conoscenti stretti.
Non eravamo un cazzo perchè lui non si fidava di me, a differenza mia che, come una stupida, ero in grado di dirgli per filo e per segno ogni dettaglio della mia vita e dei miei sentimenti.
Noah non mi diceva mai niente.
Per lui ero solo una bambolina da usare per divertirsi, ma non glie ne facevo una colpa, infondo anche io ero responsabile di questa mia pessima reputazione, eppure tutto ciò mi faceva sentire vuota. Senza un vero valore. Sola. Inutile.
Io non ero la ragazza gentile e premurosa.
Ero solo quella bella e impeccabile fisicamente.
Ero la perfezione visiva e il disastro emotivo.

Rimasi lì ad aspettare per tutta la notte un ragazzo che, spoiler, non arrivò.
Come sempre.
Perchè infondo io ero solo il suo giocattolino da usare quando ci di annoia.

Ero patetica.

Bene, so che non pubblico da due settimane ma con le feste ho perso completamente l'idea del tempo e non vi nego che anche oggi è successo (pensavo fosse mercoledì) però non vi preoccupate perchè non credo che la mia storia si interromperà mai senza un finale siccome la mia piccola Aby è tutti gli altri personaggi se lo meritano.
Buon anno mie cari lettori.

 Love of the NightLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora