40. Mostro

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Noah

Mi avvicinai al tavolo della cucina per mettere i piatti nella lavastoviglie. 

Io e Max avevamo appena finito di mangiare e lui era già nel letto della stanza degli ospiti che dal suo arrivo si era tramutata nella sua personale stanza.

Azionai la lavastoviglie e infilai una mano nella tasca dei miei jeans per estrarre il cellulare e poter vedere l'orario.

8:00pm

Max era nella sua stanza a guardare i cartoni, lo intuito dalle voci dei personaggi di una serie animata.

Uscii dalla cucina per andare da lui.

<<Ehy campione>> Lo salutai dopo aver messo un piede dentro la stanza.

Lui sobbalzò, probabilmente lo avevo preso di sprovvista.

<<Cosa c'è? Esci anche oggi?>> mi chiese dopo uno sbadiglio.

Erano passate cinque ore dall'ultima canna che mi ero fatto e dovevo assolutamente fare rifornimento siccome le avevo finite.

<<Credo di sì, ma qualunque cosa accada tu sai che puoi chiamarmi, basta che vai in salotto e digiti i numeri sul telefono fisso, il mio numero di telefono è scritto su un post-it giallo che si trova sul tavolo>> Cercai di mantenere un tono il più dolce possibile.

<<Ah e Max,>> continuai prima di uscire dalla stanza <<mi raccomando, entro le nove vai a letto>>
Annuì
<<Noah, quando tornerai?>>

Cose si spiega a un bambino della sua età che non sapevo nemmeno se sarei tornato quella notte?

Erano infatti troppi giorni che per fare il baby sitter a questo moccioso non bevevo nemmeno una bottiglia di birra, ero in astinenza e a casa le mie scorte erano finite.

<<Non lo so, mi raccomando non entrare nelle stanze a destra del bagno!>>

La stanza di mia sorella.
La stanza dei miei genitori.

Nessuno ci doveva entrare.

Lui non rispose e la sua attenzione tornò sul cartone animato che stavano trasmettendo in TV.

Scesi le scale e mi diressi verso l'attaccapanni che si trovava accanto alla porta.

Appoggiai senza guardare la mano a un giubbetto pensando fosse la mia giacca di pelle nera, ma non era così.

Non era a suo posto, strano!

Cominciai quindi a cercarla immezzo all'infinità di indumenti che si trovavano lì, immergendo le mani in quell'immasso di cappotti, impermeabili, giubbotti e sciarpe. Perlustrai ogni centimetro dell'attaccapanni, ma del mio giubbetto in pelle non c'era traccia.

Poi un flash mi fece capire il perchè.

Lo aveva ancors quella rompicazzo di Abigail Brown, glie lo avevo dato l'altra sera dopo averla vista tremare.

<<Giuro che se mi ammalò per colpa di quella stronza glie la faccio pagare!>> Imprecai con i nervi a fior di pelle.

Dopo la chiamata dell'ora di pranzo infatti l'odio che riservato nei confronti di quella santarellina era nettamente aumentato.

Si credeva superiore a tutti, invincibile. Quella sicurezza insensata mi mandava in bestia.

Era l'unica ragazza capace di rispondermi a tono e questo mi provocava una antipatia ancora più forte nei suoi confronti.

O forse...
O forse non era la sicurezza che aveva in sé stessa a darmi sui nervi, forse era la troppa somiglianza con mia madre nei modi di fare.

Misi nelle tasche anteriori dei miei jeans le chiavi e sbattei il portone di casa dietro di me.

 Love of the NightLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora