47. Genitori

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Abigail

Due occhi terrorizzati erano fissi sui miei. Occhi che passavano da un sottile strato di iride, che per la mancanza di luce pareva blu intenso, ad un bianco macchiato da venature rosse.

Perchè lo avevo fatto?
Perchè avevo voluto vedere?
Come mi ero permessa?

Abbassai delicatamente la manica a Davis e abbassai lo sguardo.

Noah si girò senza dire niente e mi diede le spalle.

<<Scusa>> sussurrai pentita con un filo di voce mentre non potevo fare a meno di mordicchiarmi il labbro inferiore già ridotto male per il contatto troppo frequente con i miei denti.

Nessuna risposta.

Mi stesi accanto a lui nel poco spazio rimasto sul mio letto ad una sola piazza cercando di non cadere a terra.
Gli occhi mi scivolarono sui vestiti ancora sul bordo del letto che facevo attenzione a non far cadere spostandomi.

I minuti sembravano essere diventati ore e con l'avanzare dei minuti i miei sensi di colpa crescevano a dismisura.

Finalmente lui si girò rimanendo supino con le pupille dilatate a fissare il mio soffitto bianco.

Cosa avrei dovuto dire in quella situazione?

Come mi sarei dovuta comportare?

<<Manchi molto a Max.>> bisbigliò. La mia attenzione ricadde sul suo profilo perfetto, ma lui non si sforzò a girarsi verso la sottoscritta. <<Ogni giorno chiede di te,>> un accenno di sorriso <<che stronza che sei, Vanellope, mi accolli un moccioso e poi vuoi che io badi a lui come se fossi suo padre.>>
Il suo tentativo di cambiare argomento fu inutile, i miei pensieri erano ancora fissi sul suo braccio.
Avevano più cose in comunque di quel che pensassi.

<<Sei arrabbiato con me?>> Chiesi dopo qualche minuto non riferendomi alla questione Max

<<Un po', ma poi mi passa>> la sua voce risultava fredda e i suoi lineamenti si indurirono provocando in me un piccolo brivido.

Osservai la sua fronte e notai uno strato lucido che la ricopriva bagnando anche i capelli scuri.

<<Hai caldo?>> appoggiai la mano sulla sua fronte inumidendomi la mano <<Mi allontano? Magari hai più aria>> Senza lasciargli il tempo di rispondermi appoggiai un piede sul pavimento e cercai di rialzarmi, ma una mano calda mi fermò.

<<Resta.>> bisbigliò guardandomi con occhi supplichevoli a cui non mi sentivo di dire di no.

Lui si fece un po' più piccolo cercando di lasciarmi qualche centimetro in più di spazio.

<<Perchè non eri al parco?>> Chiese dopo qualche minuto mentre giochicchiava con l'anello che circondava il suo medio.

<<Non eri tu quello che mi dice di non andare in quel posto perchè è pericoloso?>> lo punzecchiai, mossa azzardata, ma far finta che non fosse successo niente rinnegando le mie azioni era la mia arma di difesa per scappare dalle situazioni difficili.

Rimase in silenzio per un po', poi finalmente le sue labbra si schiusero per sussurrare una risposta.
<<Ammetto di essere incoerente>>

<<Studiavo>> mi limitai a dire per rispondergli cercando di entrare il meno possibile nei dettagli.

Incrociai le braccia coprendomi la pancia appena notai che il suo sguardo era ricaduto nuovamente su di me. Mi pizzicai il rotolino di grasso con occhi vuoti e fissi sul niente mentre la mia vocina mi sgridava per ogni cosa che avevo ingerito nelle ultime ventiquattro ore.

 Love of the NightLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora