42. I voti

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Ellis

L'ansia mi costringeva a mordermi il labbro inferiore provocandomi centinaia di feritine insopportabili.

<<Ellis, coraggio, calmati, è solo un voto, e comunque scommetto che almeno un sei lo prendi, male che vada la recuperi>> la mia compagna di banco e migliore amica Amanda appoggiò una mano sulla mia spalla per tranquillizzarmi.

<<La scuola è iniziata solo da due mesi e io ho già tutto il registro pieno di insufficiente!>> mi lamentai mentre sentivo le gambe e la voce tremare.

Amanda era la più brava della classe e anche la ragazza più bella che conoscevo, lei non poteva capire cosa si provava a studiare cinque ore al giorno per un voto rosso o per una sufficienza scarza.

Iniziai ad arrotolarmi i lunghi e lisci capelli castani sulle dita.

<<Ohi! Mi ascolti?>> domandò Amanda sbattendo le lunghe e folte ciglia nere.

<<Amanda per te è facile parlare! Hai la media del nove e in storia sei una scheggia, io non ci capisco niente invece! >>

Sentii un forte tonfo provenire dalla cattedra. Era la mano della professoressa che batteva come un martello sulla cattedra.

<< Che cos'è tutto quel casino in seconda fila? Ellis, se ci tieni tanto a parlare fallo alle interrogazioni, anche perchè credo te ne servirà una per recuperare il tre e mezzo che hai preso>> la voce della prof Trincetti arrivò alle mie orecchie più gracchiante del solito mentre squadrava il foglio della verifica che teneva in mano.

Immediatamente sentii le mie guance diventare calde e intuii di essere diventata paunazza. Istantaneamente abbassai gli occhi, troppo sventato per puntali sulla prof.

<<Ma dico, sei accanto ad una studentessa modello come Amanda! Sfrutta questa occasione al posto di chiacchierare!>> Continuò imperterrita la Trincetti facendomi venire una gran voglia di sotterrarmi.

Sentii il pavimento sprofondarmi sotto i piedi e il cuore diventare pesante come un macigno, quasi volesse farmi cadere in quel fosso che la mia mente stava creando sotto di me.

Avevo sempre odiato la scuola italiana, soprattutto il modo in cui vengono valutati gli studenti.
Per la scuola non siamo persone, ma solo numeri, e non importa cosa i professori dicano, noi saremo solo e sempre dei voti per loro.

Appena la professoressa mi consegnò la verifica i miei occhi si riempirono di lacrime coprendo quasi del tutte le mie iridi color oceano.

C'erano più cancellate rosse che parole scritte da me.

Tutto questo era umiliante.

Dagli ultimi banchi sentii ridacchiare.

Martina e Alessandra, le due ochette della classe, starnazzavano e ridacchiavano del mio fallimento.
<<Come ha fatto a prendere quel voto su una verifica con solo due domande aperte? È davvero stupida>>
Le risate riempivano la stanza e le lacrime i miei occhi, con tutta la forza che avevo in corpo le trattenni fisse sulle mie pupille fino a quando...

<<La più brava è stata Amanda, complimenti cara, un'altro nove>> La prof le sorrise e la mia amica ricambio.

La mia mente mi costrinse ad un confronto con lei.

Perchè lei nove e io tre e mezzo?
Perchè lei studiava giusto poche ore e prendeva voti strabilianti e io che stavo tutto il tempo sui libri prendevo al massimo sufficienze scarse?

Alzai la mano per chiedere se potessi andare in bagno siccome ormai le lacrime scorrevano implacabili sulle mie guance, ma la risposta della prof fu solo <<Non si va in bagno alla terza ora, è appena finita la ricreazione>>.

Amanda si fiondò subito sul suo zaino e tirò fuori dei fazzoletti.

<<Okay, è andata male, ma hai tutto l'anno per recuperare, se vuoi domani vieni a casa mia e studiamo insieme così poi ti offri e->> la sua vice dolce e gentile fu interrotta dalla mia spezzata dalle lacrime.
<<-e faccio scena muta, come sempre>> le mani mi tremavano e il cuore mi batteva all'impazzata.

Cosa avrei detto a mio padre una volta tornata a casa? Il solo pensiero mi fece rabbrividire.

Amanda si spostò uno dei suoi ricci corvini dietro l'orecchio e Continuò a consolarmi guardandomi negli occhi.
La situazione era straziante, le sue iridi color verde acqua erano pesanti su di me e mi rivolgevano uno sguardo di compassione a dir poco umiliante.

Al sentimento di fallimento si unirono anche i sensi di colpa.

Non me la meritavo un'amica così, al posto di stare lì a congratularmi con lei ero disperata a piangere per aver preso un voto orrendo, e im brutto è che non sapevo come fare per recuperarlo, sapevo che L'ansia mi avrebbe seccato la gola se avessi provato a farmi interrogare per recuperare e tutte le ore di studio sarebbero andate in fumo.

Ero un disastro, un completo disastro

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