I giorni scivolavano nel convento come grani di un rosario. Tutti uguali, uno dopo l'altro, scanditi dal suono delle campane.
Dopo il risveglio si pregava tutte assieme, per poi andare a fare colazione. La mattina era dedicata interamente allo studio, fino all'ora del pranzo. Nel pomeriggio si sbrigavano diversi lavoretti - tra cui il cucito, la preparazione di conserve, la manutenzione ordinaria del convento - per poi dedicarsi ancora alla preghiera prima della cena. Finalmente si poteva andare a dormire, ma non prima di aver pregato per un'ultima volta.
Nelle settimane successive al compito di matematica, qualcosa era mutato nell'aria rarefatta del chiostro. Le suore avevano cominciato a guardare la piccola Renata in modo diverso; non più come la bambina "strana", o come la macchia d'inchiostro su una pagina bianca, ma come un enigma da decifrare.
Suor Beatriz aveva cominciato ad assegnarle problemi sempre più difficili, equazioni che facevano aggrottare le sopracciglia persino alle novizie più preparate. E Renata li risolveva con una naturalezza che pareva miracolosa. Non cercava approvazione, i numeri, semplicemente, le parlavano in una lingua che solo lei comprendeva. Si disponevano nella sua mente in ordini perfetti, come tessere di un mosaico divino.
I pomeriggi nell'orto erano diventati il suo rifugio più prezioso.
Suor Inés, la vecchia suora dallo sguardo severo, le mani nodose, e la statura minuta, sapeva anche essere infinitamente dolce. Era diventata la sua guida in un mondo di foglie e terre profumate. Tra le file ordinate delle piante medicinali, la voce di Renata risuonava adesso squillante e sicura, libera dalla timidezza che la paralizzava di fronte alle altre bambine.
"Questa," diceva la piccina che ormai aveva dieci anni - sfregando una foglia tra le dita - "è melissa. Buona per il cuore affaticato, per i nervi che si consumano. Ma troppa può rallentare il battito fino a fermarlo del tutto. Non è vero Suor Inés? Me lo avete detto voi... le proprietà delle erbe possono guarire o uccidere, dipende tutto dalle dosi."
E negli occhi di suor Inés brillava una soddisfazione più eloquente di mille parole.
E poi c'era Hugo, il suo asino, con il pelo ispido sempre più grigio. Gli occhi erano ormai opachi, incapaci di riconoscerla a distanza, velati da una patina lattiginosa. Solo quando gli cingeva il collo, o gli posava una mano sul muso, si prodigava in ragli - ormai sempre più rauchi e stanchi - di pura contentezza. Si muoveva lentamente, come se ogni passo gli costasse uno sforzo immane.
In sua presenza poteva piangere senza vergogna e senza maschere.
"Mi manchi, papà," sussurrava contro il massiccio corpo della bestia. Le lacrime bagnavano le sue guance.
E poi c'erano Isabel, Elena e Clara, incapaci di comprendere la sua vera essenza.
L'invidia è un verme che rode dall'interno, che cresce al buio nutrendosi di piccole cose; un complimento dato a qualcun altro, un sorriso rivolto altrove, un successo non condiviso.
Renata che risolveva problemi impossibili. Renata che Suor Beatriz chiamava "miracolo della provvidenza". Renata che Suor Inés portava nell'orto come se fosse una prediletta. Renata che riceveva attenzioni che loro, pur essendo più belle e "normali", non avevano mai ricevuto.
Era insopportabile.
Cominciarono poco per volta, come sempre fanno le creature crudeli. Perché la crudeltà più efficace è quella che non lascia segni visibili, quella che corrode l'anima senza che il corpo porti tracce.
Le cose di Renata cominciarono a sparire. La penna svaniva dalla scrivania. Il rosario che custodiva sotto il cuscino finiva chissà dove. L'asciugamano che aveva ricamato con tanta fatica durante le lezioni di cucito compariva nella spazzatura, sporco e umiliato.
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La strega di Eibar
Historical FictionLa figlia illeggittima del Re di Spagna Alfonso XIII deve morire. Renata, la bimba sopravissuta, sembra avere un particolare legame con il mondo dei morti da cui è miracolosamente riuscita a fuggire. Felix Mortiger, uomo senza scrupoli al servizio d...
