The Leftovers ( o del dolore di chi resta )

4 1 1
                                        

Il fumo
che sale,

cenere che fruscia
nel silenzio
muto
del dolore,

candido.

La rimembranza
costante,
di chi resta
senza spiegazione

nulla su cui piangere,
nell'assistenza

di ciò che
scorre,

ottusa
la razionalità
che non rincorre
telai di giorni
spezzati,
a ricucirne

il senso,

di un lamento
generale
di un lutto
senza nome

nella catastrofe
luminosa
della quotidianità,

a dibattersi
nella speranza
ciclica

di miracoli di carta

che crollano,
come un ruggito,
castelli
d'aria,

in un biglietto.

Non so perché non ho mai scritto nulla su The Leftovers. Serie figlia del co-regista di Lost, è un meraviglioso gioiello fra il mistico e l'introspettivo. Il 2% della popolazione un bel giorno sparisce, che si fa? Ci si aspetta una serie in cui si cerca di risolvere la misteriosa sparizione, insomma dov'è finita tutta sta gente? E invece no, è una serie lenta, su chi è rimasto e come affronta la perdita, è piena di eventi inspiegabili che non verranno mai svelati, ma va bene così, non è la risoluzione del mistero il punto di questa serie. E per scoprirlo guardatela, nonostante la lentezza e il "ma non sta succedendo nulla". Perché accade, e tutto anche.

Menzione d'onore al personaggio del pastore Matt Jamison. È un personaggio disgraziato, gliene accade una dietro l'altra, eppure lui tiene duro con un entusiasmo e una fede a tratti irritante per la sua ingenuità. Eppure è uno dei personaggi migliori ( Ok io sono di parte dato che è interpretato da Christopher Eccleston, sì, il Nono Dottore. ) e gli episodi a lui dedicati sono i più introspettivi e profondi della serie.

CinemaniaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora