Cameron
Non chiusi occhio tutta la notte.
Non solo avevo litigato con Will, ma la pressione del rientro a scuola era talmente forte che la mattina non riuscii nemmeno a fare colazione.
Avevo lo stomaco chiuso.
Forse stavo esagerando, ma non mi sentivo così agitato da tanto tempo. L'ultima volta era stata il giorno stesso della gara che troncò di netto la mia carriera nel mondo del karate. Mi sentivo esattamente come allora, eppure non dovevo salire sul tatami davanti a centinaia di persone, non dovevo vincere una competizione né tanto meno scontrarmi con qualcuno il doppio di me – o almeno così credevo.
Io e Will non ci incrociammo quella mattina, a detta di papà era già uscito perché doveva vedersi con Chloe, e l'aria pesante aleggiava così tanto che mia madre iniziò a farmi domande già dalle sei del mattino. Cercai di svicolare, per quanto mi fosse possibile, finché non ce la feci più. Mi fiondai fuori dalla porta come un fulmine, lo zaino sulla schiena e il casco allacciato sotto il mento già da prima di uscire di casa.
Già ero nervoso di mio, non sarei riuscito a reggere anche il terzo grado di mia madre.
Strinsi i manubri della moto mentre mi avvicinavo a scuola. Dentro di me cresceva un senso di disagio, inadeguatezza e nausea. Per quanto amassi le competizioni – anche se la notte prima di un torneo dicevo l'esatto contrario – stare sotto i riflettori mi metteva a disagio. E sapere di aver attirato l'attenzione di tutta, letteralmente tutta la scuola, mi faceva salire la bile. Male che andava avrei vomitato la cena – per quanto anche quella non fosse stata particolarmente sostanziosa.
Sono sempre stato un ragazzo tranquillo, che preferiva starsene a fare il fantasma in giro per i corridoi e parlare con quei pochi compagni di classe che mi stavano simpatici. Io e i problemi non eravamo migliori amici per cui ho sempre cercato di tenermene il più lontano possibile – anche se dovevo ammettere che, alle elementari, me le cercavo parecchio, pur di proteggere la mia migliore amica da quelle bambine invidiose.
Eppure, da quando avevo messo piede qui alla Golden Sand, me ne stavano capitando una dietro l'altra, e la ragione era solo una: Lily.
Ero davvero disposto a fare qualsiasi cosa per lei. E in quel momento, a giudicare dagli sguardi carichi d'odio della squadra di football, che si stava avvicinando a me non appena scesi dalla moto, capii che non avrei raggiunto l'aula di chimica tanto facilmente.
Ormai era chiaro chi simpatizzava per me e chi, invece, mi odiava.
Parcheggiai la moto nel solito punto spegnendo il motore con un gesto meccanico. Il ronzio del motore lasciò spazio a un silenzio apparente, strano, quasi assordante, che sembrava amplificare il peso del mio ritorno. Tolsi il casco e passai una mano tra i capelli, cercando di scacciare la tensione dal petto e facendo sembrare il gesto solo un modo per ravvivare i miei ricci appiattiti dal copricapo.
Il rumore della ghiaia in sottofondo si faceva sempre più vicino fin quando diverse ombre non apparirono sul mio campo visivo attirando la mia attenzione. Alzai lo sguardo da terra dopo aver agganciato la catena alla ruota della moto con il mio zaino in spalla.
Davanti a me fronteggiavano, uno accanto all'altro, come a fare da muro, tutta la squadra di football, chi restava a fissarmi con le braccia incrociate al petto, chi si stava già scrocchiando le nocche e chi mi guardava con sufficienza e una nota di disgusto misto a rabbia. In tutta onestà, ignoravo i loro nomi, l'unico di cui ne ricordavo l'identità era Jordan, ma solo perché era l'unico che teneva i capelli rasati molto corti e tinti di un biondo platino imbarazzante. Rimase dietro l'unico che fece un passo in avanti, quasi a fargli da spalla destra.
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Ricominciamo Insieme
ChickLitTrope: Friends to Enemies to Lovers ❤️ Skylar Anderson è cambiata per farsi degli amici, per piacere agli altri, per essere accettata e venire così invitata alle feste più esclusive della scuola. Abituata a indossare perennemente la maschera della...
