5. Un nuovo amico

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Apro la porta e mi fiondo sul divano. È l'una e mezza, ed ho una fame assurda. L'ultima lezione di oggi è stata proprio medicina generale, era davvero interessante, specialmente perché non c'era Drew a distrarmi.
Pensando al suo nome il mio stomaco si contrae. Perché ha detto ad Annabelle chi sono? Scuoto la testa e mi trascino in cucina, metto una padella sul gas e cuocio un hamburger.
Mentre spengo i fornelli mi si accende la lampadina. Drew è d'accordo con Annabelle, sicuramente sta dalla sua parte. Non so se sono più delusa o sollevata. Ho trovato un buon motivo per tenerlo alla larga, ma vorrei non averlo fatto. Non so che pensare, sono confusa. Mangio in fretta continuando a rimuginare sulla sfida aperta con Annabelle, il coinvolgimento di Drew...
Sbuffo e metto i piatti nel lavandino, mi cambio infilandomi una canottiera e dei leggings, le scarpe da ginnastica, afferro le cuffie e l'iPod e scendo in strada. Corro lontano dall'edificio che intrappola i miei pensieri e mi concentro sulla voce magnifica di Rihanna che mi dà carica, osservando il movimento dei miei piedi sull'asfalto.
Amavo correre, a Sydney lo facevo ogni pomeriggio, perché avevo sempre bisogno di svuotare la mente e di purificare il corpo. Dopo aver corso mi sentivo sempre bene. A volte ci ero andata anche con Lena, ma lei non amava particolarmente lo sforzo fisico... E poi la corsa è una cosa personale per me, e preferisco praticarla da sola.
Mi fermo ed imbocco una via che porta in un parco. Respiro cercando di regolarizzare il battito cardiaco, poi mi stravacco su una panchina. Ho una sete assurda, ma il bar è ad una ventina di metri da me, e di alzarmi proprio non mi va...
«Ehi» smetto di arrovellarmi per cercare il modo meno faticoso per ottenere dell'acqua e guardo il ragazzo che ha cercato di attirare la mia attenzione.
Ma c'è qualcuno brutto a Louisville? Ho davanti un colosso biondo con gli occhi azzurri (unico difetto), oddio ha un naso adorabile, ed un bel sorriso.
«Ciao» lo saluto lievemente imbarazzata. Sono sudata e vestita male, e probabilmente puzzo.
«Posso offrirti qualcosa da bere?» però, che eleganza!
«Acqua» rispondo immediatamente, poi aggiungo arrossendo: «Grazie.»
Il ragazzo sorride e si avvicina al bar, tornando dopo un minuto con una bottiglia d'acqua. La mia salvezza!
«Grazie mille» dico riconoscente e tracanno metà bottiglia. Lui si siede vicino a me ridendo. Lo guardo confusa. «Che c'è?»
«In genere le ragazze sono tutte posate e cercano di fare colpo, tu invece sei...» scuote la testa e sorride. «A te non importa, avevi sete ed hai bevuto...»
«Con poca eleganza? Benvenuto nel mio mondo» ridacchio tappando la bottiglia e tirando fuori un dollaro. Lui abbassa la mia mano e scuote la testa, insisto ma non vuole saperne, così rimetto la banconota in tasca. «Grazie.»
«È bello il fatto che non hai provato nemmeno a nascondere che stessi morendo disidratata» sorride e mi soffermo sulle fossette che gli si creano sulle guance.
«Ehi, ma a quali ragazze offri da bere? Alle principesse?» lo prendo in giro alzando gli occhi al cielo.
«Alle ragazze belle.»
«Hai appena riguadagnato i punti che avevi perso dicendomi che sono poco elegante.»
Il biondino ride e cambia discorso. «Dove vai a scuola?»
«Alla University of Louisville.»
I suoi occhi si illuminano. «Anche io! Che studi?»
«Medicina» sorrido. Mi sento a mio agio con lui, non mi manda in panico, è gentile, e non ha ancora fatto passi falsi, incredibile! «Tu?»
«Lettere e filosofia.»
Bello, intelligente, gentile... Il suo unico difetto sono gli occhi azzurri...
«Bella facoltà. Dove vivi?»
«Nel palazzo accanto alla facoltà di medicina» mi guarda ed esclama. «Non dirmi che...»
«Sì, ci vivo anch'io» rido. Forse ho trovato un possibile amico.
«Dobbiamo assolutamente essere amici, non posso lasciarti correre via, letteralmente» sorride e mi dà una spallata.
Rido e mi alzo. «Sono d'accordo, ma devo tornare a casa, mi dispiace.»
«Sicuramente non perderemo occasioni per vederci.»
«Già» sorrido e faccio per andarmene, ma mi blocca.
«A proposito: mi chiamo Jace e volevo dirti che c'è una festa di inizio anno, sabato. Ti va se ti passo a prendere - per modo di dire, abitiamo nello stesso palazzo - e ci andiamo insieme? Lo so che è pretenzioso, perché ci conosciamo da mezz'ora, quindi se non vuoi...»
«Va bene, non preoccuparti, io sono Liz» rido e lo saluto con la mano. «Ci vediamo.»
Torno a casa ripercorrendo la strada precedente e sorrido ripensando a Jace. È un ragazzo davvero simpatico e spigliato, non posso credere di avere già un potenziale amico, ed io che credevo che avrei passato quattro anni chiusa nel mio appartamento...
Mentre mi chiudo la porta alle spalle e mi infilo sotto la doccia, ripenso al fatto che ho accettato di andare ad una festa, una festa in cui la gente ti sta addosso, ti tocca... Rabbrividisco al pensiero, ma non voglio lasciare che il passato condizioni il resto della mia "adolescenza", anche se tecnicamente non sono più un'adolescente...
In Australia io e Lena andavamo spesso alle feste, ma eravamo racchiuse nel gruppo enorme di gente poco raccomandabile che erano i nostri amici, quindi in un certo senso eravamo protette, e nessuno cercava mai di abbordarci, ma qui... Qui non c'è un gruppo a proteggermi, sono sola... Se succedesse qualcosa di simile a quello che mi faceva mio fratello...
Tuffo la testa sotto il getto dell'acqua.
Tieni lontano le paranoie, vivi la tua vita come una normale ragazza...
Mi asciugo i capelli e mi infilo una camicia ed un paio di jeans, poi mi lascio cadere sul divano e vedo un film.
Alla fine del film sento qualcuno bussare alla porta. Mi trascino fino all'entrata e la apro.
«Jace!» esclamo sorpresa.
«Ho chiesto a Julie dove vivi e... eccomi qui.»
Aggrotto le sopracciglia confusa e lui mi illumina. «Julie è la portinaia.»
Ah. Miss Felicità.
«Dammi un buon motivo per cui dovrei lasciarti entrare» lo prendo in giro socchiudendo la porta.
Alza un sacchetto con delle scritte cinesi sopra. «Ho portato la cena.»
Rido e gli apro la porta. «Ma sono le cinque di pomeriggio!»
Sbuffa scherzosamente. «Sto cercando di essere gentile e di farti compagnia perché sei sola e guarda come cerchi il pelo nell'uovo!»
«Chi te lo dice che sono sola?» lo sfido incrociando le braccia. «Magari di là c'è il mio strafigo fidanzato cubano che mi aspetta.»
Piega la testa di lato e mi guarda confuso.
«Sto scherzando, entra» rido e lui mi dà una spallata mentre mi passa accanto.
«È stata una mossa sleale» mi punta un dito contro. «Credevo di aver interrotto qualcosa.»
Mi butto ridendo sul divano accanto a lui mentre inizia Viaggio al centro della Terra.
«Amo questo film!» esclama piegando le gambe sotto di lui e concentrandosi sullo schermo. Sembra un bambino che guarda il suo giocatore di football preferito segnare il punto vincente.
Sorrido e vado in cucina a prendere qualcosa da mangiare. Jace apprezza e svuota un pacco di patatine ed una lattina di Pepsi.
Alla fine del film si stiracchia e fa vari apprezzamenti sulla comicità del film e sull'attrice protagonista.
«Bene» batte le mani. «Ora che si fa?»
«Quello che vuoi» rispondo giocherellando con una ciocca dei miei lunghi capelli biondi.
«Mmmh...» si alza e girovaga in salotto, osservando i thriller sparsi per la stanza.
Stranamente la sua presenza non mi mette a disagio, mi sembra di conoscerlo da un secolo, come se avesse sempre fatto parte della mia vita. È davvero troppo alto, non gli arrivo nemmeno alla spalla. Alza un braccio per afferrare una foto in cima alla libreria, la manica della camicia gli scivola lungo il braccio e noto un tatuaggio, una scritta per la precisione, proprio sul suo avambraccio.
«Cos'è?» chiedo indicando il suo braccio.
Jace guarda il tatuaggio e sospira, poi torna a sedersi accanto a me. Gira il braccio e tira su la manica, così riesco a leggere ciò che c'è scritto sul tatuaggio.
«Sono le persone che nessuno immagina a fare ciò che nessuno può immaginare
«Già.»
«È una frase bellissima, Jace» dico ammirata. Mi piace davvero un sacco, anche perché un po' mi rappresenta, nessuno avrebbe mai detto che da un giorno all'altro sarei scomparsa...
«Già» ripete. Alzo lo sguardo su di lui e vedo che è malinconico.
«C'è qualcosa che non va?» chiedo aggrottando le sopracciglia. Il suo stato d'animo è cambiato radicalmente.
«No, no, tranquilla. È solo che... questo tatuaggio mi ricorda cose che non vorrei ricordare» mormora tirando giù la manica. Non mi dà il tempo di scusarmi che mi mette davanti al viso la foto che ha preso prima. «Chi è?»
Sorrido e la prendo in mano. Siamo io e Lena a Parigi, durante la gita del penultimo anno. Carezzo i capelli castani della mia migliore amica e sorrido ai suoi occhi verde acceso. «Si chiama Lena, è la mia migliore amica, vive a Sydney, questa foto l'abbiamo fatta a Parigi.» Ricordo quella gita, è stata una delle più divertenti in assoluto.
«Aspetta... Vieni da Sydney?» Jace mi guarda con gli occhi sgranati.
«Sì, perché?» chiedo confusa.
«Perché? È dall'altra parte del mondo, Liz!» esclama.
Mi blocco. Non so proprio come spiegargli il mio trasferimento, ma Jace non pone domande, il che mi fa credere che anche lui non sia del Kentucky. Mi piace il rapporto che si sta creando fra di noi, sa quali domande fare e quali evitare... Sembra che mi conosca da una vita.
«Perché lei non è con te?» chiede.
Scoppio a ridere. «L'hanno sospesa, e deve ripetere l'anno.»
«Ahi... che ha combinato?»
«Ha tirato un cancellino nell'occhio del professore di fisica» rido al ricordo.
«Per quale motivo?» ridacchia Jace.
«Le metteva sempre insufficienze su insufficienze.»
«Capisco» ride, poi cala un silenzio rilassato.
«Come ci sei finita in Kentucky?»
Sospiro. «Sono le persone che nessuno immagina a fare ciò che nessuno può immaginare
«Capisco» sorride ed annuisce. «È una cosa che vorresti non ricordare.»
«Già» mormoro. «Vorrei non ricordare.»

Ciao fiori di campo!🙊

Sono davvero contenta che la storia vi stia piacendo, ma a questo punto scatta la domanda...

Siete #Jaliz shipper, oppure #Drewliz shipper?

Io ancora non lo so!😂

Votate, commentate...👇🏼

E al prossimo capitolo!🔜

-A.🌸

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