Eren (28)

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«Gli è passata la febbre?»
«Sì, Armin.» rispose distratto.
«Mi stai ascoltando?»
«Sì.» in realtà stava contando i soldi di cassa che Marco sembrava aver lasciato li come poco conto, erano almeno di tre giorni, strano non li avesse ritirati.
«Che ore sono?»
«Sì, Armin.»
«Eren!»
«Cosa!?» sbottò di rimando.
«Non mi stai ascoltando!» lamentò Armin invece di badare la sala stracolma di gente.
«Certo che sì! Ma non mi sembra neanche il momento adatto però.» si giustificò.
«Allora rispondimi.» disse come se non avesse minimamente compreso il richiamo gentile di Eren, Armin era incredibilmente efficiente, multitasking, poliedrico. Eren, invece, bastava che si distraesse un attimo a contare i soldi per ritrovarsi con altri tre tavoli in attesa, senza neanche capire quando fossero entrati.
«Gli è passata la febbre, almeno credo. La mattina scendo prima di lui per venire al lavoro, quindi non so se si senta meglio o meno.» lamentò volendo in realtà dire che non era per niente giusto rientrare a lavoro e ritrovarsi un'invasione di massa al bar.
«Allora chiamalo.»
Prese il vassoio incurante dell'amico e si diresse al tavolo a prendere le ordinazioni.
«Non è venuto al bar, potrebbe stare ancora male» disse appena tornò dietro al bancone da lui.
«E allora? A te cosa importa?» sbottò. Lo sapeva dove voleva andare ad apparare, alla fine avrebbe dovuto raccontargli tutto altrimenti non se lo sarebbe tolto di dosso.
«Perché sei così schivo nel parlarne? Avete litigato?»
«No.»
«E dai, Eren!» piagnucolò come un bambino conoscendo la debolezza di Eren, a lui non avrebbe mai detto di no.
«Armin, basta. Potremmo provare a parlare di qualcos'altro per una volta? Per esempio, tu non ti sei trovato un interesse?» eppure doveva tenerlo a bada, non era pronto ad aprire la mente e riprendere la questione Levi, altrimenti avrebbe cominciato ad assentarsi, fare casini e ritrovato a chiedere il licenziamento per restare a casa con quel pazzo!
No No, in realtà il pazzo era lui, si sentiva come ritornato ad anni prima al liceo, con quelle galline delle sue amiche che cinguettavano per "uomini" discutibili.
Armin assottigliò lo sguardo, avvicinandosi di qualche centimetro e scrutandolo con aria studiosa.
«È successo qualcosa di davvero bello che non vuoi dirmi, vero?» esordì, mentre era intento a preparare dei caffè alla macchinetta ed ora lo guardava cercando di mantenere la calma, senza arrossire «No, te lo direi.» mentì spudoratamente.
Gli tirò un orecchio e lo fece sussultare «Ahi! Ma che ti prende?»
«Dimentichi forse che quando menti ti si arrossano le orecchie?»
"Dannazione!" «Sembra di parlare con mia madre.»
«Avanti, sputa il rospo.»
Sospirò, iniziando a mettere bevande e cibo sul vassoio pronto a partire, non voleva tenere nascosto nulla ad Armin, ma era ovvio che parlarne significava dedicarci del tempo e soprattutto raccontare cose che non voleva propriamente divulgare, nemmeno a lui!
«Preferirei di no.»
Armin aggrottò la fronte «Andiamo Eren, perché?»
«Perché poi dovrei raccontarti tutto.»
«E non vuoi?» fece tenero e dispiaciuto.
Prese il vassoio carico mentre lo guardava con sincera curiosità. Aprì più volte la bocca, cercando le parole giuste. Non era solo imbarazzato, in realtà aveva davvero paura di dirglielo, forse per una reazione contrariata? Ma tutto sommato perché avrebbe dovuto reagire male? Era letteralmente una ragazza pon pon dei Lackers quando si parlava di Levi, nonostante non lo avesse di buon occhio. Però era rimasto molto indietro con i fatti, tra i vari problemi dell'amico non si erano aggiornati più sulla sua situazione, a stento ne aveva parlato del bacio iniziale, figurarsi dirgli di esserci stato a letto!
«Devo prima raccontarti altro.» disse infine, prima di dirigersi ai tavoli.

******************************************

Dopo avergli raccontato tutto —tra interruzioni dei clienti e le domande sempre più insistenti di Armin— si fece ora di pranzo. Per fortuna fra gli orari di colazione e il pranzo non avevano mai un gran da fare, quindi si erano tenuti compagnia in quel modo.
«E quindi? La parte della febbre la so già. Cos'altro c'è da sapere?»
Si passò una mano tra i capelli, incerto. «Ieri, quando non sono venuto... non ho passato la giornata a curarlo, Armin.» Non riuscì a trattenere un sorrisino. Lui spalancò gli occhi e gli lanciò un'occhiata maliziosa.
«Oh? E cosa avete fatto?»
«È per questo che non voglio dirtelo. Sembri una donna affamata di gossip.» si passò una mano sul volto nascondendo un sorriso complice, come diavolo poteva mai dire di no a quel cretino?
Scoppiò a ridere. «Dei tuoi gossip sicuramente.»
Presi un bel respiro e decisi di dirlo nel modo più diretto possibile.
«Non sono più vergine, ecco.» rispondendo indirettamente alla domanda cruciale che si poneva da qualche ora, "come glielo dico?".
La tazzina che stava lavando gli sfuggì di mano e finì nel lavabo con un rumore sordo. Armin lo guardò a bocca aperta «No! Sei serio?»
Annuii.
«Oh mio Dio!»
«Armin!» lo rimproverai per il tono eccessivo.
«Mi stai dicendo che quell'uomo è addirittura riuscito a metterti le mani addosso?»
«È brutto definirlo così.» storse la bocca.
«È riuscito a portarti a letto?»
«Sì, va meglio.» fece in giro del bancone per sedersi come cliente.
«Non ci credo.»
«Oh sì, e mi fa ancora male la schiena» mormorai con un leggero lamento.
Arrossii subito dopo, rendendosi conto dell'allusione non voluta. Armin, invece, scoppiò a ridere «E...»
«Non chiedermi i dettagli, non ci tengo a dirteli.»
«Oh, andiamo! Sono il tuo migliore amico!»
«Trovati una ragazza.»
«Anche se l'avessi, vorrei sapere tutto di te.»
«Sì, ma non mi racconteresti le tue performance.»
«Le mie di sicuro lo sarebbero» lo sfotté.
Lo guardò indignato, incrociando le braccia al petto. «Cosa staresti insinuando?»
«Non era un'offesa.»
«Per me lo è eccome.»
«Allora cambia prospettiva.»
«Armin!»
«No, non credo tu ne sia capace.» lo prese bonariamente in giro.
«Smettila.» lo stava intimando ma in realtà non riusciva a non ridere e sentirsi imbarazzato per l'uscita dell'amico. Ok che probabilmente era palese, però...
«Ehi, non è una cosa brutta. Ognuno ha il proprio ruolo.»
«Ho detto smettila!» gli diede un pugno sul braccio.
«Posso avere un tè?»
Sussultarono sentendo quel tono gelido e familiare. Eren fece per voltarsi e lo vide lì, appena seduto al bancone, con un'espressione di ghiaccio sul volto.
«C-ciao...» Quando era entrato?
«Allora?»
«Subito» rispose Armin per lui e si affrettò a prepararlo.
«Nero, Armin» lo informai.
Levi non distolse lo sguardo da lui.
«A che ora stacchi?» chiese brusco.
«Tra cinque minuti esatti» disse, guardando l'orologio alle loro spalle «È successo qualcosa?» continuò studiando la mandibola contratta.
«No!»
«Sicuro?» sentii un groppo in gola, in quei momenti non era molto propenso ad essere il suo compagno, quando era arrabbiato, Levi faceva paura più di un gigante.
Non rispose subito, i suoi occhi grigi erano tempesta. Alla fine, sbuffò leggermente.
«Okay, pranziamo insieme?» insistette.
«Non ho fame.»
«Vieni da me?» provò nuovamente.
«Non lo so.»
«Ti senti meglio? Sicuro ti sia passata del tutto la febbre?» chiese allora.
«Ho ancora lo stomaco in subbuglio, ma la febbre è scesa già ieri mattina.» Sembrava calmarsi. Bene, un punto per Eren.
«Io da te?» continuò innocuo.
«Dobbiamo per forza stare insieme a pranzo?» sbottò.
«Ah... no, scusa...» Si sentì in difetto, abbassò lo sguardo e prese a tormentarsi l'orlo del grembiule.
«Non ho fame, moccioso, ma se vuoi vengo da te.» Soffiò il fumo dalla bocca, accendendo una sigaretta.
«Levi, qui dentro non puoi fumare.» fece per prendergliela dalle mani.
«Non c'è nessuno.» fece segno con gli occhi verso l'alto, come ad indicare l'ufficio vuoto di Marco. E lui che diavolo ne sapeva? «La puzza resta comunque.»
«Posso venire allora?» ne approfittò ritrovandosi Eren molto vicino.
«Fottiti» rispose di slancio. Se l'era presa, prima diceva che non voleva pranzare per forza con lui, poi doveva andare da lui, poi magari cambiava idea. Andò sul retro a cambiarsi ignorandolo di proposito.
«Ecco il tè.» capitolò fuori Armin avendo assistito poco lontano ma fintamente in disparte.
«Posso andare nel retro?» chiese Levi.
«Mi dispiace, ma Marco non vuole per nessun motivo.»
«Allora fai uscire Eren. Adesso.» tuonò con voce profonda.
«Posso consigliarle di evitare?» miagolò turbato.
«Posso consigliarti di chiudere la bocca, testa di paglia?»
Armin roteò gli occhi e andò nel retro. Non appena vide Eren, capì subito che la situazione non era delle migliori. Probabilmente si trovava nel mezzo di un tira e molla piuttosto deleterio, ma non aveva intenzione di sindacare. Dopotutto, gli aveva appena confessato di esserci stato a letto: lasciarli fare non sarebbe stato poi così grave."
Quando tornò, sospirò. «È già andato via.»
Levi se possibile balzò dalla sedia «Dove?»
«A casa, sicuramente.» fece spallucce, prendendo tempo, consapevole che in ogni caso essere il vicino del proprio malessere significava scappare direttamente nella tana del lupo. Sorrise appena per quel pensiero.
«Il tè me lo offri tu, giusto?»
«Ma...» rimase esterrefatto dalla sfrontatezza di quel nano da giardino.

«La prossima volta, fai come ti dico.»

Il mio primo amore Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora