«E quindi, ora che facciamo?» chiese Eren, inginocchiandosi sul letto, gli occhi brillanti di entusiasmo.
«Prima di tutto, vai a farti una doccia. Nel frattempo, io metterò in ordine questa stanza.»
A quelle parole, il ragazzo divenne rosso come un peperone e iniziò a scuotere la testa con veemenza. «Non se ne parla!»
Ma insomma, voleva davvero vivere sommerso dal disordine fino a scoppiare? La sedia era ormai invisibile sotto una montagna di vestiti accatastati alla rinfusa, la scrivania sommersa da cartacce e il povero computer rischiava di soffocare sotto quel caos. Dai cassetti spuntavano calzini e mutande come se stessero cercando di fuggire.
Okay, probabilmente Levi avrebbe dovuto stare attento a quello che toccava.
Sul suo volto si formò un sorriso diabolico mentre lo fissava. «Non lascerò questo porcile ad ammuffire. Devo mettere a posto.»
«M-ma... mi vergogno. Avrei sistemato io...» protestò Eren, abbassando lo sguardo.
«Va' a lavarti, moccioso. Poi dobbiamo passare al mio studio e, dopo, ti porto a pranzo fuori.»
Non fece in tempo a finire la frase che Eren si trasformò in un cagnolino scodinzolante, fiondandosi verso il bagno senza farselo ripetere due volte. Levi lo seguì con lo sguardo, un sopracciglio alzato. Incredibile. Bastava così poco per piegarlo al suo volere? Decisamente un punto a suo favore.
Si rimboccò le maniche, prese un respiro profondo e iniziò a smistare i panni sulla sedia con efficienza chirurgica. Dopo averli divisi tra puliti e sporchi, aprì l'armadio.
Stava scherzando? Un armadio così mastodontico e lo teneva praticamente vuoto? A parer suo, ad Eren sarebbero bastate tre sedie allineate per gestire il tutto.
Sistemò i vestiti sulle grucce, cercando di stirarli alla meglio con le mani, poi passò ai cassetti.
«Non ti girare!» fece irruzione la voce di Eren da dietro la porta.
«Oh, cazzo, moccioso! Ma oggi sei davvero in vena di farmi prendere un infarto!» esclamò Levi, portandosi una mano al petto.
Eren sbucò da dietro l'uscio, il viso sempre più rosso.
«Ehm... h-ho dimenticato l'accappatoio sul bordo del letto, quindi non girarti.»
Levi lo fissò, divertito, sfidandolo silenziosamente a entrare e prenderlo. Intanto avanzò di qualche passo senza farsi notare.
«Sei sleale...» borbottò Eren.
Alla fine, il ragazzo sparì di nuovo dietro la porta, per poi ricomparire con un asciugamano avvolto in vita e un altro in testa.
«Dov'è il mio accappatoio?» chiese, non vedendolo più ai piedi del letto pronto per essere indossato.
«Dove dovrebbe essere» rispose Levi con un sorrisetto, si avvicinò velocemente al suo corpo e gli mordicchiò la spalla.
«A-ah! E cioè?»
Sospirò e gli sussurrò la posizione all'orecchio, mentre le sue mani iniziavano a esplorare il corpo dell'altro con lentezza studiata.
Eren tremò sotto il suo tocco, lasciandosi trasportare dalla sensazione. Il vicino gli sfiorò la schiena con un bacio, intensificando i brividi che lo percorrevano.
Poi si staccò all'improvviso. «Vestiti. Siamo in ritardo.» Gli diede l'ennesima pacca sul sedere e si allontanò.
Lo sentì sospirare e sedersi sul letto con le gambe divaricate.
«E tu esci.»
«Ti ricordo che non hai nulla sotto quell'asciugamano» gli fece notare Levi, accennando con un cenno del capo alle gambe.
Eren le chiuse di scatto, diventando ancora più rosso.
Quando uscì dal bagno, indossava un jeans nero stretto, una camicia a quadri verde – dello stesso colore dei suoi occhi – scarpe bianche da ginnastica e i capelli arruffati in modo assurdo. Levi lo squadrò con attenzione.
Quel jeans metteva ancora più in evidenza il suo fondoschiena.
«Pettinati quei capelli» ordinò.
Eren sbuffò, lanciandogli un'occhiata infastidita.
«Mi ero dimenticato di avere questi vestiti...» borbottò, osservandosi nello specchio. Poi, con un sorriso leggermente imbarazzato, aggiunse: «Grazie.»
«Non ho finito, moccioso. Quello era solo l'armadio, c'è ancora tanto da fare qui dentro.»
«Sì, sì, okay...» ridacchiò Eren, alzando le mani in segno di resa.
«E...»
«Ho capito! Ora mi pettino. Sei peggio di mio padre» lo interruppe, dirigendosi verso il bagno.
Levi lo fissò con un sopracciglio alzato. Gli aveva appena dato del vecchio?
Scendendo le scale del palazzo, salirono in macchina diretti allo studio. Levi non lo dava a vedere, ma era teso. Portare con sé il "presunto" rimpiazzo di Erwin lo metteva a disagio, eppure, oggi, non voleva separarsi da Eren.
«Dove andiamo a mangiare?» chiese il ragazzo mentre Levi imboccava la strada.
«Pensi sempre a mangiare, tu?»
«E tu sei sempre così evasivo e misterioso?» ribatté con un sorriso.
«Sì, problemi?»
«Ma quanto puoi essere antipatico? Stavo solo scherzando!»
«Tsk...»
Lo guardò di sottecchi e lo vide sorridere. Strano. Non si lamentava del suo atteggiamento, anzi, sembrava persino contento.
Era la prima volta che qualcuno non lo mandava a fanculo dopo meno di ventiquattr'ore. Persino Erwin, quando lo aveva assunto, il giorno dopo si era maledetto per averlo fatto.
«Che musica ascolti?»
«Il silenzio.»
«Allora... il tuo piatto preferito?»
«Moccioso, chiudi quella bocca.»
«Sei un uomo di poche parole» commentò Eren, ridacchiando.
«Scoperta interessante>>
<<Nemmeno il tuo colore preferito?>>
<<Nero Morte>>
Eren roteò gli occhi al cielo senza però riuscire a non farsi scappare una risata di cuore, lo guardò di sottecchi, ammirando la sua mandibola che si contraeva ogni volta che lo sentiva ridere.
Probabilmente lo rendeva felice, ma la sua faccia non collaborava con le emozioni.
O almeno era quello che credeva Eren, talmente preso dal tutto che per lui fosse ovvio che stesse andando tuuutto a gonfie vele.
Lo sperava!
<<Dolce o Salato?>> ma sbarrò gli occhi dandosi dello stupido <<No giusto avrei dovuto dire Dolce o amaro, ma ovviamente sappiamo già la risposta>> sorrise ancora.
<<Altra scoperta interessante moccioso, ora scendi!»
Quando arrivarono allo studio, Levi iniziò a sentirsi inquieto.
«Levi! Come...» li accolse una voce accogliente che si spense subito un attimo dopo.
Erwin lo osservò sorpreso, e la sua espressione cambiò ancora quando vide bene Eren comparire timidamente dietro di lui.
«Come mai così tardi?» fece ironico... o così lo aveva percepito Levi.
Si sforzava di ignorarlo, ma non si faceva ingannare. Lo conosceva troppo bene per non notare il suo improvviso cambio d'umore.
«Ho avuto un contrattempo. Sono passato solo per controllare delle cose. Al massimo, un'ora e ce ne andiamo.»
«Un'ora non mi basta. Devo lavorare solo io qui? Potevi almeno avvisare che non saresti venuto» lo rimproverò Erwin.
Levi si trattenne dal mandarlo al diavolo solo perché Eren era presente.
«Sono le undici. Alle dodici me ne vado.»
«Levi!» sbottò ora molto più infastidito.
«Quale parte di "sono passato solo a controllare delle cose" non ti è chiara, Erwin?»
Si sedette alla scrivania e sfogliò i documenti. «Oi, moccioso, vieni qui che ti insegno il mestiere.»
Eren lo guardò incredulo, poi superò Erwin guardandolo in segno di scuse e si avvicinò alla postazione di lavoro.
Olè! Spazio "Levi non è più Levi"
Premettiamo che, Levi è freddo, giusto? Ma come ogni freddo lo è solo all'esterno, quindi se noi siamo nei suoi pensieri troveremo sempre un Levi pandacornoso :3 come sta andando?
Vi piace questa storia o mi devo seppellire?
Arrivederci al prossimo capitol!
Chu~💙
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Il mio primo amore
Roman d'amour!!!In revisione!!! Attenzione, questa è una storia d'amore fra due uomini, quindi a chi da fastidio per favore cambi libro. Eren ha vent'anni, è ormai lontano da casa da un anno. Studia legge, lavora in un bar, e si è costruito una nuova vita a picc...
