Eren (26)

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L'aveva fatto davvero? Sul serio? Oh, mio Dio

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L'aveva fatto davvero?
Sul serio? Oh, mio Dio.
Non si era mai sentito meglio in tutta la sua vita. Un senso di libertà assoluta lo pervadeva, come se ogni peso fosse stato spazzato via. Era felice, soddisfatto. Si sentiva come se avesse toccato i confini del mondo, come se avesse sfiorato il paradiso. Ma soprattutto, in quel momento, con lui accanto, tutto il resto sembrava non esistere.
Da quando si era svegliato, le sue dita tracciavano cerchi immaginari sul petto dell'altro, mentre un sorriso sciocco gli increspava le labbra, impossibile da reprimere. Sembrava un bambino che aveva finalmente ricevuto il giocattolo tanto atteso... e che giocattolo!
Forse stava esagerando, ma non riusciva a contenere l'ondata di pura euforia che lo travolgeva. Avrebbe potuto alzarsi in quell'istante e affrontare qualsiasi impegno senza mai avvertire la stanchezza.
Un'improvvisa pressione al polso lo distolse dai suoi pensieri e un attimo dopo si ritrovò le labbra occupate da un bacio profondo. L'altro si impose su di lui, facendogli sfuggire un sospiro. Quando scese a baciargli il collo, un brivido gli percorse la schiena, lasciandolo senza fiato.
«Non avevi da lavorare oggi?» gli sussurrò all'orecchio.
Dopo la nottata trascorsa a prendersi cura di lui, era abbastanza sicuro di non avere le forze per andare al lavoro. Aveva avvisato Armin e Marco nella notte.
«Ho preso un giorno di ferie e comunque la domanda è inutile, sono le sei del pomeriggio». Gli mostrò il display del cellulare.
L'altro non rispose, limitandosi a baciarlo ancora, mentre gli sottraeva il telefono per posarlo sul mobile accanto al letto. Le sue mani scivolarono lungo il suo corpo e lui, senza pensarci, gli cinse i fianchi con le gambe per attirarlo a sé.
«Ti fanno male?» chiese con un tono vagamente ossessivo, posando nuovamente le labbra sui segni rossi che gli decoravano la pelle.
Ormai non avvertiva quasi più nulla, ma chiunque li avesse visti avrebbe pensato che fosse stato sbranato. Non gli rispose, preferendo riprendere a baciarlo. Un morso improvviso alla spalla lo fece sobbalzare.
«Ma che...» si lamentò, scostandosi.
«Ti fanno male eccome», gli disse l'altro, squadrandolo con occhi severi.
«E allora?» ribatté.
«Perché non mi hai fermato?»
«Non ero nella posizione di poter protestare», rispose sarcastico, ripetendo le parole che l'altro gli aveva detto la notte prima.
«Non ero in me», borbottò lui, passandosi una mano sul viso, visibilmente frustrato.
«Io invece credo che lo fossi più del solito», replicò con un tono di sfida.
L'altro lo fissò, gli occhi ridotti a fessure.
«Che intendi, moccioso?»
«Nulla», mentì, distogliendo lo sguardo.
«Oi...»
«No! Sono degli stupidi succhiotti, Levi!» sbottò, incrociando le braccia e mettendo il broncio.
L'altro parve stupito, poi si spostò, sedendosi sul margine del letto. Lo osservò con espressione indecifrabile.
«Che c'è?» chiese lui, sbuffando.
«Smettila di usare quel tono», lo rimproverò con voce grave.
Forse stava davvero calcando troppo la mano. Se lo faceva arrabbiare, sarebbe stata la fine.
«Scusa», mormorò, avvicinandosi per abbracciarlo da dietro.
Gli baciò ripetutamente la spalla, assaporando la sua pelle. L'altro rimase fermo, ma un sorriso divertito gli incurvò le labbra.
«Oi, non sono un lecca-lecca, sai?»
Mugugnò contrariato e, per ripicca, lo morse sul collo.
«Ti stai vendicando?»
«Sssshhh...» continuò a mordere e succhiare con forza, finché non lo sentì sospirare, il fiato tremante. Deciso a provocarlo ancora, si spostò leggermente e ripeté l'azione. Questa volta, il suono che sfuggì dalle labbra dell'altro fu strozzato, la sua testa si reclinò all'indietro.
«Ti ho fatto male?» domandò con tono soddisfatto.
L'altro si limitò a sussurrare con voce bassa e minacciosa: «Me la paghi».
«In realtà, adesso siamo pari», replicò con un sorriso malizioso.
Non fece in tempo a reagire che l'altro lo spinse con forza sul materasso, impossessandosi della sua bocca. Un brivido gli percorse la schiena quando una mano si insinuò tra le sue cosce, accarezzandolo con delicatezza. Ansimò, attorcigliando le dita tra i suoi capelli.
L'altro sorrise, compiaciuto.
Sfruttando un attimo di distrazione, la sua mano scivolò più in basso e, con una mossa rapida, lo penetrò con un dito. Un urlo strozzato gli sfuggì dalle labbra, mentre le lacrime affioravano agli angoli degli occhi.
«Rilassati, sei troppo nervoso», gli sussurrò l'altro, raccogliendo le lacrime con le labbra.
Lui sapeva cosa sarebbe successo, eppure non riusciva a trattenere una certa tensione. Forse se...
Con una mossa goffa, riuscì a spingersi sopra di lui.
«T-ti piace essere... cavalcato?» domandò, la voce tremante.
L'altro lo osservò sorpreso, per poi rilassarsi. Lo sguardo che gli rivolse lo fece deglutire più volte. Lentamente, iniziò a muoversi, scendendo su di lui, centimetro dopo centimetro, mentre l'altro lo fissava con occhi carichi di desiderio.
Quando il suo corpo si unì completamente al suo, si fermò per riprendere fiato. Lo vide leccarsi le labbra, e quel semplice gesto gli fece scorrere un'ondata di piacere lungo la schiena.
Come poteva avere un tale potere su di lui?
«Non sei bravo col trotto moccioso» sorrise sornione.
Alla sua affermazione pensò di essere diventato viola dalla vergogna e sviò il suo sguardo, ma di certo non aveva intenzione di continuare ad essere la pecorella impaurita, si divertiva quasi con quello scambio di battute, Levi sembrava essere molto propenso e meno burbero, questo gli permetteva di riacquisire sicurezza e audacia nell'affrontarlo.
Si mosse lentamente in cerchio su di lui e vide il suo sorriso man mano scomparire dal volto, continuò man mano ad accellerare il movimento, fin quando non decise di alzarsi e lentamente abbassarsi sulla sua durezza, segno che stava apprezzando quel momento di intraprendenza. I loro occhi si cercavano, persi in un nuovo ritmo, in sensazioni che li travolgevano. Eren non riusciva a trattenersi: il piacere gli sfuggiva in gemiti spezzati, il corpo scosso da brividi incontrollati.
Levi era troppo ammaliato da quella vista, tutto troppo nuovo ed eccitante! Si mise seduto, lo strinse ed iniziò a torturare i suoi capezzoli, a lambire la pelle tesa, sentiva il moccioso tirargli leggermente i capelli, preso dal desiderio aveva aumentato il ritmo di quella cavalcata che stava mandando Levi in estasi, più di quanto avrebbe ammesso.
Gli prese il membro con decisione, lasciandosi guidare dal movimento per portare maggior piacere a quel ragazzino che ora lo stava riempiendo di gemiti, la testa reclinata all'indietro, il sudore che gli colava lungo i muscoli del collo tesi e gonfi, i capelli a coprire gli occhi verdi spenti di piacere...
Levi si lasciò travolgere, un fremito violento lo scosse mentre il piacere si riversava dentro di lui. Non poteva più trattenersi, non davanti a quello spettacolo mozzafiato, tutto di lui lo rendeva follemente reattivo, furente e carico di passione e quella naturalezza con cui delle semplici azioni riuscivano a mandarlo in visibilio in così poco tempo lo facevano quasi preoccupare.
Eren venne subito dopo, un gemito soffocato mentre le dita si intrecciavano nei capelli di Levi, mentre continuava a pulsare nella sua mano algido e caldo, soddisfatto di quella sensazione. Nonostante non fosse più la prima volta continuava a sentirlo come se fosse nuovo e sconosciuto e ne voleva ancora e ancora e ancora! Non si sarebbe fermato più! Quel'uomo lo mandava fuori di senno, una droga costante appena iniziata ad assumere, oppure era lui che dopo una vita di astinenza si stava finalmente lasciando andare e aveva appena scoperto Eldorado? Probabile, ma Levi faceva una grandissima differenza, lui lo rendeva debole, di cuore, ma carico di passione, sentimento, coinvolgimento, amore...
Incatenò il suo sguardo a quello di Levi. Una parola si era insinuata tra i suoi pensieri, eppure, invece di distogliere lo sguardo, si perse in quegli occhi di ghiaccio, intensi e confusi. Battito dopo battito, sentì il respiro farsi più pesante.
«Rettifico moccioso, te la cavi molto bene» sussurrò, ma erano incapaci di sorridere, troppo persi a contemplarsi, mischiando pensieri, desideri e consapevolezze.
Senza uscireda Eren, Levi lo strinse forte prima di sollevarlo con un movimento elegante. Senza dire nulla, lo portò con sé in bagno, deciso a continuare sotto la doccia.

 Senza dire nulla, lo portò con sé in bagno, deciso a continuare sotto la doccia

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