Lydia aprì piano i suoi occhi guardando l'orario sul suo cellulare.
Si era svegliata 10 minuti prima della sveglia. Si girò dall'altro lato e Zayn non c'era. Forse era in cucina, o era uscito. O era ovunque per scamparsi la litigata che lei aveva in mente di fare.
Non voleva, in realtà, del tutto litigare, ma solo dirgli di non nasconderle le cose, di non mettersi in pericolo a causa sua e soprattutto, che la lasciasse pagare quello che doveva. Perché si, quel discorso era ancora aperto, per quanto lui l'avesse coccolata per far si che ci passasse su. Era debole sotto i suoi abbracci, i suoi sussurri e le sue mani, ma non avrebbe mai lasciato perdere un argomento così importante. E poi le dava davvero fastidio tutta quella situazione.
Scese dal letto e si recò nel salone, non trovandolo nemmeno lì. Come aveva previsto, era uscito.
Andò in bagno a preparasi per quella giornata scolastica e quando finì di mettersi il mascara, sentì la porta d'entrata chiudersi.
Uscì dal bagno, appoggiandosi allo stipite della porta, guardandolo poggiare la giacca di pelle sul divano. Sembrava davvero... arrabbiato.
Il suo sguardo poi si posò su di lei. «Buongiorno bellissima.» lo disse quasi sospirando, come se si fosse tolto un peso di dosso.
«Buongiorno.»
«Hai fatto colazione?» le chiese, guardando il suo cellulare.
«Ehm, no.»
«Falla.»
«Mi sono già lavata i denti.»
«Te li lavi di nuovo.»
«Non ho fame. Prenderò qualcosa dalla macchinetta della scuola.»
Lui sospirò profondamente, chiudendo per un attimo gli occhi per poi riaprirli e guardarla di nuovo. «Sto cercando di restare calmo, Lydia. Sul serio.»
«Non sto cercando di farti arrabbiare. Sono tranquilla e calma.»
«Be', mi stai facendo innervosire comunque. Non ti costa nulla mangiare qualcosa.»
«Ed io ti ho detto che lo farò quando sarò a scuola. Ti basterebbe credermi sulla parola.»
«Si, come ti ho creduto due mesi fa.»
Lydia si sentì ferita, nonostante quella fosse la pura verità. Gli aveva sempre mentito sul cibo, ma adesso poteva fidarsi di lei. Ma comunque, quella ferita, la face scattare. «Mi spieghi qual è il tuo problema?!»
Il moro si voltò completamente verso di lei. «Il mio problema è che dopo aver sopportato situazioni di merda, non posso stare tranquillo neanche qui perché tu non vuoi fare una cazzo di colazione per non sbattere a terra! Di nuovo!»
«Il mio problema invece è che sono stanca di non essere creduta sulla parola quando ti dico che ho mangiato o che lo farò! Per tua informazione, non ho intenzione di tornare nello stato in cui ero! E sono stanca di essere trattata come una bambina in certe situazioni! Io so prendermi delle responsabilità e so quando devo farlo!»
Zayn si grattò nervosamente la barba, guardando altrove. «Non iniziare.»
«Oh, inizio eccome.»
«Questa non è casa tua! Non hai diritto di pagare a nulla! Sei la mia ragazza! Non ho bisogno contributi da un cazzo di nessuno! E ho la possibilità di comprare un cazzo di supermaket quando mi pare e piace.»
«Ancora una volta: a me non interessa! Io odio sentirmi ed essere consapevole di essere una spesa per te!»
«Ma non lo sei! Quando lo capirai e smetterai di dire sempre le stesse cose?!»
«Quando la smetterai anche tu di prendermi per stupida! Che ti piaccia o no, mi troverò un lavoro e pagherò ciò che c'è da pagare!»
Il moro non potè trattenere la sua piccola risata e Lydia si sentì andare in fiamme. Come osava riderle in faccia?
Arrabbiata, si recò in camera per prendere la sua giacca e la borsa, avviandosi verso l'uscita.
«Lydia, dove stai andando, torna qui.» le disse Zayn, ma lo ignorò ed uscì di casa, sbattendo la porta. Mai era stata più arrabbiata come in quel momento. Avrebbe voluto... prenderlo a schiaffi.
«Lydia, sei fottutamente seria?!» urlò Zayn dalla cima delle scale, guardandola sparire poi dalla sua vista.
Si sarebbe strappato i capelli dalla rabbia. Odiava la testardaggine di quella ragazza ed io modo in cui lo facesse perdere, letteralmente, il controllo di sé stesso.
Rientrò in casa, camminando avanti e indietro cercando, in qualche modo, di calmarsi, ma nell'attimo in cui si diceva di restare calmo, stava già dando un pugno sul tavolo, spaccandolo poi completamente.
«Zayn.»
No, non ora. Non adesso.
«Trasformati.»
Lui ci provò con tutto se stesso, come ogni volta, a resistere a quegli ordini; a sopportare le fitte alla testa, che poi si presentarono in tutto il corpo, a trovare la forza nelle gambe per restare in piedi. Ci provò davvero, ma era sempre una battaglia persa. Eppure lo sapeva, ma lottava comunque, perché non poteva fare altro.
Nero.
Nero era tutto ciò che vedeva.
Un colore così scuro, che non permetteva a nessuno di poter vedere nulla, eppure lui vedeva ogni cosa presente sul suo cammino, cercando ciò che la sua voce voleva.
Sentiva quel sangue marcio che gli scorreva nelle vene ribollire in tutto il suo corpo, una rabbia che aumentava ogni volta che si trasformava, sempre di più. La voglia, il desiderio di distruzione di qualsiasi cosa o persona, di quel liquido rosso scorrergli giù per le mani, per la bocca. Doveva farlo, ne sentiva il bisogno, non lo faceva da troppo tempo.
Sfogava quel che poteva contro quegli alberi nella foresta che percorreva veloce, distruggendone qualcuno, ma non bastava. Non sarebbe mai bastato.
La voce continuava a parlare, a dargli ordini, e il suo unico scopo era quello di ubbidire, di soddisfare quelle assurde e sanguinose richieste.
E stava per farlo, fin a quando il suo cammino non fu interrotto e si ritrovò a terra, tra le foglie bagnate.
«Ci rivediamo, stronzo.»
Odiava essere sfidato e odiava che qualcuno si intromettesse sul suo cammino. La sua rabbia crebbe e non riuscì neanche a rendersi conto che quello era il suo migliore amico, come accadeva ogni volta, che lo stava solo proteggendo. Ma d'altronde, quello non era il vero Zayn. Sotto quella voce così insistente, temeraria e potente, c'era la sua che gridava aiuto.
E Louis la sentiva quella voce, sapeva che il suo migliore amico era ancora lì. Doveva aiutarlo.
«Oh, ora arriva il momento che ti incazzi di brutto.» commentò il moro, schivando in tempo un pugno.
Provò a rispondere e schivare quei colpi quanto poteva, ma, nonostante fosse un Guardiano, la forza di Zayn era difficile da controbattere. Era uno dei demoni più forti.
Prima che lui potesse nuovamente attaccarlo, lo vide fermarsi di botto e, d'un tratto, cascare a terra.
Zayn era tornato, più debole del solito. Questa volta sembrava faticare davvero a respirare.
Louis gli si avvicinò subito, facendolo appoggiare a sé, ma l'amico gli pregò di farlo stendere. Accontentò la sua richiesta, restandogli accanto.
«Cazzo, sei sempre più debole Zayn.»
«Già...» riuscì a dire lui, non avendo la forza neanche di aprire gli occhi. Si concentrava solo sul suo respiro.
Louis compose subito il numero di Lydia. Voleva assicurarsi che stesse bene. Dopo l'ultima volta, nel cortile della scuola dove entrambi svennero contemporaneamente, non voleva che accadesse di nuovo. Per quanto suo nonno gli avesse accennato qualcosa, lui ancora non ci capiva nulla.
«Hey Louis.» rispose lei dall'altra parte del telefono.
«Hey raggio di sole. Tutto bene?»
«Si, tutto benissimo. Alla grande.»
«Dalla voce non si direbbe.» non sembrava debole, tirò un sospiro di sollievo per questo. Era solo arrabbiata.
«Be', il tuo migliore amico sa perché!»
Sorrise. «Che ha combinato adesso?»
«Lui è... è...»
«Uno stronzo. Puoi dirlo. So che lo è.»
«Si, quello!»
Zayn, steso a terra sulle foglie, ridacchiò, riuscendo a sentire quella piccola voce. Quasi riuscì a riprendersi solo ascoltandola.
«Sembri strafatto.» gli disse l'amico, chiudendo la chiamata.
«Non ha una voce bellissima?»
«La devi smettere di farla incazzare.»
Lui sorrise. «Mi piace farla incazzare.»
«A lei non tanto.»
«Oh, fidati, si diverte pure lei a farmi incazzare.»
«Tu sei sempre incazzato. Da quando c'è lei meno del solito.»
«Già...» sospirò. «Da quando c'è lei...»
L'amico sospirò con un sorriso sulle labbra prima di sedersi accanto a lui, guardandolo. «La ami, non è vero?» gli chiese dopo un po'.
Zayn era ancora con gli occhi chiusi, aspettando che quella fastidiosa debolezza presente in tutto il suo corpo svanisse. Nella sua mente apparve l'immagine di Lydia in quella mattina, arrabbiata, furiosa e bellissima.
«Non lo so. Cos'è l'amore, amico? Può un demone essere in grado di amare?»
«Certo che si: ami già me.»
Il moro ridacchiò. «Se.»
«Sei un essere umano, Zayn. Di conseguenza sei in grado di sentire e provare ogni cosa, come tutti su questo mondo e non.»
Zayn rimase in silenzio per un po', riuscendo ad aprire, piano, i suoi occhi. «Io non la merito.»
«Zayn-»
«Sono serio, Louis. Me ne rendo conto ogni giorno. Potrebbe avere qualcuno che la ami come meriti, come si deve, perché io non so neanche come si fa. Dovrei andarmene via, lasciarle vivere la sua vita ed incontrare qualcuno che la renda felice, più di quanto io stia cercando di fare, semmai ci stessi riuscendo. Ma non ce la faccio. E sono un'egoista di merda, lo so, ma io senza quella ragazza... cazzo, mi sento di impazzire. Preferisco che non mi parli perché è incazzata con me per mesi o più che uscire dalla sua vita per sempre. Non ce la faccio a lasciarla e mi odio per questo, ma... sul serio, io...»
«Ma, sul serio, tu la ami.»
Il moro si lasciò andare in un sospiro quasi liberatorio. Fu grato al suo migliore amico di averlo detto al posto suo; lo aveva detto con una tale semplicità e quel pizzico di comprensione che gli serviva. Per lui sarebbe stato sempre difficile dirlo apertamente, forse anche ammetterlo, e, cosa strana, non sapeva il perché. Gli era ancora fin troppo assurdo pensare gli fosse possibile farlo.
«Stai sanguinando, Louis.» gli fece notare Zayn.
Louis si pulì con la mano quello strato di sangue che gli stava scorrendo al lato della bocca. «Non è niente.» si alzò. «Avanti, ti accompagno a casa. Hai bisogno di una doccia.»
Aiutò il suo amico ad alzarsi e lo fece poggiare completamente a lui, con un braccio attorno alle sue spalle. Lui lo tenne sù stringendolo al fianco.
«Hai bisogno di una doccia anche tu.»
«Si, ce la faremo insieme. Faremo cose sconce in doccia.»
«Ti piacerebbe.»
«Si, ti prego!» disse Louis, facendo una voce stridula femminile, provocando una risata al suo debole e stanco migliore amico.
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When my eyes met yours.
RomanceUno sguardo. Era bastato un solo sguardo per far si che gli sforzi di Zayn andassero in frantumi dopo anni. Quando gli occhi verdi di Lydia avevano incontrato i suoi, sapeva che tutto, oramai, sarebbe cambiato. Lui non avrebbe mai voluto che tutto...
