Costellations

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Costellations

Sentì chiamare il suo nome dolcemente un paio di volte, ma doveva ancora rendersi conto se fosse un sogno o la realtà. Non riusciva ad aprire neanche gli occhi per accettarsi che magari fosse la realtà. Aveva ancora molto sonno, così nascose ancor di più la testa sotto le coperte, mugugnando appena.
«Lydia...»
Era la realtà, si. «Mmh...»
«Se vuoi andare a scuola, cosa che io non condivido, dovresti alzarti.»
«Cinque minuti...»
«Ti ho lasciato dormire per un'altra ora, credo che sia arrivato il momento di uscire da questo letto.»
Alzò la testa di scatto dal cuscino, vedendo Zayn seduto sul letto proprio accanto a lei. «Perché non mi hai svegliata prima?»
«Perché hai messo la sveglia alle sei e l'ho ritenuto un vero suicidio alzarsi a quell'ora per andare a scuola.»
«Ma così sarei arrivata in orario, visto che ci vado a piedi...» mormorò, strofinandosi gli occhi.
«No, ti accompagno io.»
«Oh... no, tranquillo, ci vado a piedi. Se mi alzo adesso, dovrei farcela.» fece un ultimo sbadiglio prima di mettersi seduta e poggiare i piedi sul pavimento. Alzò lo sguardo verso di lui, trovandolo a guardarla con un'aria abbastanza divertita.
«Che c'è?» domandò.
«Sembri davvero molto stanca. Secondo me dovresti saltare la scuola.»
«Zayn, non vado a scuola da più da una settimana. Avrò un sacco di materie da recuperare.»
«Sarà un gioco da ragazzi per te.» tentò il moro. «Avanti, salta la scuola.» la spronò, quasi mettendogli un broncio scherzoso.
Lei quasi si fece convincere. «No, ne abbiamo già parlato.»
«Non riuscirò proprio a renderti una piccola ribelle, vero?»
Lydia si alzò dal letto, stiracchiandosi appena. «Nope.»
Fece un ultimo sbadiglio prima di uscire dalla camera ad avviarsi verso il bagno, che non raggiunse visto che Zayn la prese per i fianchi e deviò il suo percorso portandola verso la tavola dove c'era una colazione che l'aspettava.
Non ebbe neanche la forza di opporsi in qualche modo. Oramai sapeva come Zayn potesse essere molto testardo, come lo era lei, certe volte, e comunque non voleva dargli nessun tipo di preoccupazione. Infondo, gli aveva promesso che avrebbe ripreso a mangiare, e anche se il suo stomaco non ne sentisse il vero bisogno, lo faceva ugualmente. Per lui.
Mise un po' di zucchero nella tazza di latte e iniziò a girare col cucchiaino, sentendo il moro di fronte a se ridacchiare.
«Dai, non prendermi in giro.» si lamentò Lydia, mettendosi una mano in faccia.
«Dimenticavo quanto fossi buffa la mattina.»
«Come se non lo fossi sempre.»
«Questo è vero.»
Lydia prese la sua tazza di latte, con un biscotto e iniziò a mangiare la sua fetta di pane tostato ricoperta di cioccolato.
Quando alzò lo sguardo, vide Zayn togliersi col pollice uno strato di cioccolata che era in un angolo delle sue labbra e poi portarselo alla bocca, succhiando appena. Il suo sguardo venne ricambiato e i suoi occhi non erano mai stati così furbi e tentatori come in quel momento. Passò poi la sua lingua sulle sue labbra, facendo nascere un malizioso sorriso che le fece contorcere lo stomaco. E mentre guardava quei lenti e sensuali movimenti, non potè fare a meno di ricordare dove quella lingua, quelle labbra e quelle dita, si fossero spinte ad esplorare il suo corpo la notte prima.
Non si rese conto neanche di aver smesso di masticare, mentre lo guardava. D'un tratto, si sentì avvampare.
«Hai caldo?» le mormorò Zayn, completamente divertito dalla sua reazione.
La sua voce la fece tornare alla realtà. «V-vado in bagno.» balbettò, alzandosi dalla sedia e riprendendo a masticare quel boccone che per fortuna non le era andato di traverso. Almeno non si era strozzata davanti a lui.
Chiuse la porta del bagno sentendolo ridacchiare e prese un respiro profondo, cercando di ignorare quel calore che sentiva oramai per tutto il corpo. Per un attimo aveva provato ad ignorare gli avvenimenti della notte scorsa, ma dimenticava che Zayn non faceva altro che stuzzicarla su quel tipo di argomento.
Ancora non riusciva a definire con un aggettivo cosa avesse provato. Era stato un misto di emozioni che sentiva rivivere ancora sulla sua pelle. Non credeva neanche che una cosa così si potesse fare e questo le dava un'ennesima conferma che del sesso ne sapesse poco e niente.
Prese un altro respiro profondo per cercare di ignorare quelle immagini e si tolse la maglietta, spalancando poi la bocca sorpresa quando si guardò allo specchio.
Sui suoi seni c'erano delle piccole macchie rosse che delicatamente prese a toccare con l'indice.
Non erano segni come quelli che i suoi vecchi rapitori le avevano causato. Non le dava fastidio neanche vederli e averli, perché erano segni fatti, si, in senso di possesso, ma mischiati alla passione e al desiderio che ancora riusciva a sentire. Segni che, per quanto, in un certo senso, perversi e spinti potessero essere, erano stati fatti rispettandola come sempre. Lei questo lo sapeva e ne aveva sempre una continua conferma.
Scosse il capo per riprendersi da quello stato di trance e quando si rese conto che doveva prendersi i vestiti, indossò di nuovo la maglietta e uscì dal bagno, non ricambiando per un attimo lo sguardo del ragazzo che invece non faceva altro che seguirla con occhi ancora divertiti.
Lydia prese velocemente un jeans, una maglietta e una felpa, e si recò di nuovo velocemente in bagno.
«Hai messo la maglietta al contrario.» le fece notare Zayn quando passò davanti a lui.
«Fa' niente.» riuscì a dire lei, ancora troppo in imbarazzo per guardarlo, chiudendo la porta.
Si lavò e si vestì il più in fretta possibile, o avrebbe fatto davvero tardi.
«Sei pronta?» le domandò Zayn per le seconda volta, aspettandola sotto lo stipite della porta d'ingresso.
«Ho finito, ho finito, lo giuro. Un attimo.» si affrettò a dire mentre si metteva il mascara.
Poco dopo Zayn la vide andare avanti e indietro per la casa mentre metteva delle cose in borsa. Poi, finalmente, si parò davanti a lui, sorridendo come per scusarsi sotto il suo sguardo da finto severo.
«Mi hai fatto fumare due sigarette.» la rimproverò.
«Scusa.» mormorò lei, sempre con quel sorriso.
Zayn girò la faccia prima di farsi beccare mentre sorrideva. «Andiamo.»
«Oh, no, aspetta! Ho dimenticato il lib- Zayn! Mettimi giù!»
Il moro iniziò a scendere le scale con lei portata su una spalla, mentre la sentiva colpirgli scherzosamente la schiena.
«Mettimi giù!» ripetè lei, cercando di essere seria.
«No.» rispose lui. «Tra l'altro, hai indossato i jeans che io ti avevo proibito di indossare.»
La sentì sbuffare. «Questi jeans non mi valorizzano un bel niente. Il mio sedere non c'è neanche più.»
«Oh, il tuo culo c'è sempre.» le diede uno schiaffo sui glutei. «Vedi?»
«Hey!» lo richiamò Lydia, colpendolo sulla schiena.
Quando arrivarono al garage, Zayn la mise finalmente giù e Lydia dovette appoggiarsi al muro per cercare di non cadere. Troppo sangue alla testa. Quando si riprese, colpì scherzosamente il suo ragazzo mentre lui si scansava.
Zayn uscì la sua moto e fece indossare il casco a Lydia, facendola salire e mettendo poi in moto, guidando verso scuola.
Il moro si fermò fuori l'entrata del cortile, proprio mentre l'ultima campanella invitava gli alunni ad entrare nell'edificio.
Lydia scese dalla moto togliendosi il casco. «Giusto in tempo!» disse, mentre si aggiustava i capelli.
«Già...»
«Grazie del passaggio.» gli regalò un sorriso prima di voltarsi per avviarsi verso l'entrata.
«Credo che tu abbia dimenticato qualcosa.» gli disse Zayn.
Lydia si voltò. «Oh, be', se qualcuno non mi avesse costretta ad andarmene con forza prima d-» ma non riuscì a finire la frase che Zayn la zittì con un bacio, tenendo il suo mento tra l'indice e il pollice.
Un bacio quasi accennato, sentito e dolce come tutti gli altri. Lydia riuscì quasi a rilassarsi da quello strano nervosismo che il suo corpo emanava, ancora per via di quei ricordi di quella notte.
«Non ti riferivi al libro...» sussurrò imbarazzata, mordicchiandosi il labbro inferiore.
«Decisamente no.»
«Okay... ehm... i-io vado.» balbettò ancora, sorridendogli come aveva fatto prima.
Zayn la salutò e lei si avviò, questa volta per davvero, verso la scuola, entrando in tempo nell'edificio.
Con passo svelto andò nell'aula di storia, sedendosi accanto a Grace che sembrava non avesse notato ancora la sua presenza.
«Ciao Grace.» la salutò, sorridendole.
«Oh, ciao... Lydia.» il suo, di sorriso, sembrò quasi morirle sulle labbra quando la guardò.
«Cosa c'è?» domandò Lydia.
«Sei... ehm... dimagrita di parecchio. Cosa ti è successo?»
«Oh... un brutto virus. Sono stata male questa settimana, è per questo che non sono venuta.»
«Guarda caso da quando frequenti quello lì...» sussurrò Grace, guardando di nuovo davanti a sé.
«Cosa?»
«Niente.» rispose la ragazza.
A Lydia iniziò ad infastidire questo suo comportamento. «Mi dici qual è il tuo problema?» cercò di non essere troppo sgarbata, in qualche modo.
«Vuoi sapere come la penso? Che da quando hai iniziato a frequentare quel Malik sei diventata molto strana. Sei una delle poche ragazze con una testa sulle spalle in questa scuola e sembra che tu l'abbia persa completamente, o che qualcuno te l'abbia... offuscata con le sue parole. Sappiamo tutti cosa ha fatto, cosa fa e ciò che combina con le ragazze. Chi ti dice che non voglia prenderti in giro? Non posso credere che tu ci sia cascata subito.»
Lydia non riuscì quasi a credere a ciò che le sue orecchie avevano sentito. Non aveva mai visto Grace così arrabbiata e dura nei confronti di chiunque e proprio non riusciva a capire perché provasse così tanto disprezzo nei confronti di Zayn. Non lo conosceva neanche e, come le aveva già detto l'altra volta, si lasciava condizionare troppo dalle voci che c'erano in giro su di lui. Lei, in passato, si, le aveva ascoltate ma non ci aveva mai creduto fin infondo, proprio perché sapeva che alla gente piaceva sparlare, sparlare e ancora sparlare, infangando gli altri.
Quando stava per risponderla, la professoressa entrò in classe, invitando tutti a fare silenzio così da iniziare la lezione.
Non prestò molto attenzione alle parole della docente, e forse sbagliava perché aveva molto da recuperare, ma non potè farci nulla. Le parole di Grace le ronzavano ancora in testa e in un primo momento sentì il sangue ribollirle nelle vene. Se l'avesse risposta in quel momento, forse avrebbero litigato di brutto e l'avrebbe risposta molto male. Poi, però, pensò al lato positivo di quelle parole e del gesto che l'aveva spinta a dirle quelle cose.
Lydia pensò che Grace le avesse detto quelle cose perché, infondo, le importava di lei e si preoccupava, e non potè fare altro che apprezzarlo, anche se quelle parole non davano onore a quel che in realtà era Zayn. Ma gliel'avrebbe fatto capire, prima o poi, anche se a Zayn neanche importava il suo pensiero, come quelli di tutti gli altri a scuola.
Aveva capito che lui, col tempo, aveva imparato a fregarsene davvero di tutti, senza imporsi l'obiettivo di farli ricredere, in qualche modo. Si chiedeva, però, se di queste voci così brute, lui ne avesse un po' sofferto.
Quando suonò la campanella, aspettò che tutti gli altri uscissero e quando Grace si alzò, Lydia si parò davanti a lei.
«Non so di preciso perché tu ti interessi così tanto a me, ma credimi, apprezzo davvero questo tuo gesto perché nessuno, in realtà, l'ha mai fatto. Oltre la mia migliore amica e un'altra persona. E quella è Zayn. So che circolano così tante voci su di lui da perdere il conto, ma ti chiedo ignorarle e ascoltare le mie parole. Lui si interessa davvero a me e mi ha dato così tante certezze da lasciar che io mi fidassi al 101% di lui. Non è come tutti i ragazzi, e si, forse in passato qualche sbaglio l'ha fatto, con qualche ragazza si è divertito, ma mi rispetta. L'ha sempre fatto, dalla prima volta che ci siamo conosciuti e mi protegge da chiunque e da qualsiasi cosa, continuamente. Ci tiene davvero a me, e sono sicura di questo perché mi tratta come non ha mai tratto nessuna. E mi dispiace che tu ti lasci condizionare da ciò che dicono, non posso neanche darti una prova di ciò che dico, ma sono comunque dimostrazioni che riguardano me e lui, e non il resto che ci circonda, perché non abbiamo bisogno di dimostrare niente a nessuno.» la vide premere le labbra insieme e abbassare lo sguardo, così prese un respiro profondo e continuò. «Ti chiedo solo di non badare a ciò che dicono. Ma non solo su Zayn, su chiunque. E non preoccuparti per me, anche se, ripeto, lo apprezzo tantissimo.» sorrise. «Zayn mi fa sentire davvero speciale.» e non era mai stata più sincera di così.
Grace alzò lo sguardo e sospirò. «Quindi sei stata davvero malata questa settimana?»
«Si.»
«Non è che Zayn ti ha proibito di mangiare...»
«No! Assolutamente!» rispose. «Anzi, mi sta addosso per assicurarsi che io lo faccia.» ridacchiò. «Ho solo avuto un brutto virus che mi ha scombussolato un po' lo stomaco, tutto qui.»
La ragazza la guardò per qualche secondo e con un ennesimo sospiro, sembrò arrendersi. «Okay, va bene. Suppongo che... visto che sei una ragazza con la testa sulle spalle, per stare con lui... un motivo ci sarà.»
Lydia sorrise e allargò le braccia, dove poi l'amica ci si fiondò, dandosi un lungo abbraccio.
«Grazie per preoccuparti per me. E' carino da parte tua.» mormorò Lydia.
Grace si staccò, sorridendole. «Figurati.» mormorò a sua volta. «Adesso vado che se no faccio tardi a lezione.»
«Okay.» disse Lydia, sorridendole un'ultima volta prima di uscire insieme dall'aula e prendere strade diverse.
Si avviò verso il suo armadietto per scambiare qualche libro e quaderno per le ore successive.
«Devo chiamarti "Lydia Malik" d'ora in poi?»
Lydia chiuse appena l'anta dell'armadietto vedendo Harry Styles, appoggiato agli altri, che le sorrideva.
Indossava un maglioncino color cobalto e un tempo lo adorava vederglielo indosso perché risaltava il colore vedere dei suoi occhi.
Ridacchiò. «Solo "Lydia" va benissimo.»
«Oh, be', mi sento onorato ad essere oramai quasi l'unico a chiamarti così.»
«Sanno tutti che sto con Zayn?» domandò ingenuamente.
«Le voci corrono.» le rispose Harry.
Lydia istintivamente si guardò attorno e si scontrò con gli sguardi degli altri studenti presenti in corridoio che sembravano squadrarla dalla testa ai piedi. Potè rendersi conto di come le cose fossero cambiate: fino a poco tempo fa, nessuno sembrava sapere della sua esistenza, persino Harry che adesso, stranamente, le rivolgeva la parola; e adesso, tutti la conoscevano, etichettandola come "la ragazza di Zayn Malik" o come riportato dal riccio accanto a lei "Lydia Malik". Era così strano. Si sentiva a disagio sotto quegli sguardi. Sembravano volessero farla bruciare in quell'istante.
«Chissà come sarebbero andate le cose se non fossi stato così cieco in questi anni...» disse il riccio.
Lydia chiuse l'armadietto, guardandolo confusa. «Che intendi?»
«Se ti avessi notata come invece tu hai fatto con me, forse adesso ci sarebbe il mio cognome vicino al tuo nome.»
Lei proprio non riusciva a capire quelle parole piene di attenzioni che solo adesso le stava confessando. Insomma, perché? Certo, le facevano piacere, ma non le facevano perdere la testa come invece faceva Zayn anche solo con un "ciao".
«Oh... be'... credo che, insomma, se le situazioni sono queste... è perché... le cose dovevano andare così, non credi? Che io e te, infondo, dovevamo essere solo... amici.»
Harry sorrise, nascondendo quasi uno strano divertimento. «Amici, mh?»
Lydia alzò le spalle, premendo le labbra insieme.
Il riccio si compose meglio sul suo posto, porgendo poi una mano verso di lei. «Okay, amici.»
Lei sembrò quasi esitare a stringergli quella mano, tanto che la guardò per due secondi in silenzio. Poi lo fece e sentì un calore intenso, quasi come se si stesse bruciando.
A sciogliere quel contatto fu Harry, che le sorrise di nuovo e «Ci vediamo in giro, amica.» le disse, voltandosi per andarsene.
«Harry, aspetta!» lo fermò.
Lui si voltò di nuovo. Sembrava aspettare quel richiamo.
«Puoi dirmi a cosa e a chi ti riferivi quando mi dicevi di "stare attenta"?» era da tanto che voleva fargli quella domanda.
«Oh, lascia perdere. Non volevo intendere niente. Infondo, se devi stare lontana da qualcosa o da qualcuno, sarai tu a capirlo e non di certo io, giusto?»
«Si... ehm... giusto.»
Il riccio la salutò con un cenno di mano e prima che si confondesse tra gli studenti, si voltò di nuovo «Oh, e mangia, Lydia» le disse, lasciandola, di nuovo, perplessa e piena di dubbi, come ogni volta che parlava con lui.
Doveva ancora riuscire a capire perché quel ragazzo la confondesse così tanto, mettendole altri pensieri in testa, e perchè solo adesso la gente iniziava a preoccuparsi per lei quando mai l'avevano fatto.
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Fu una vera sorpresa per lei quando a pranzo riuscì a mangiare tutto il suo pasto.
Era entrata in mensa con la vera intenzione di mangiare, perché aveva davvero fame.
Mangiò anche una mela, sotto il richiamo di Grace che le aveva chiesto perché sorridesse guardando quel semplice frutto. Forse l'aveva presa per pazza, ma Lydia aveva semplicemente ricordato quando, tempo fa, Zayn gliene portasse una affinchè la mangiasse, visto che non aveva toccato il suo piatto.
Avevano passato quella pausa a parlare di qualsiasi cosa, esprimendo i propri pareri su alcuni libri che avevano letto e sul futuro in generale.
Lydia aveva anche provato ad ignorare quei continui sguardi degli altri, soprattutto quello di Lola, seduta a qualche tavolo poco distante dal suo, che sembrava disprezzarla per davvero con quegli occhi. Si chiedeva il perché di così tanto... odio nei suoi confronti. Le aveva sempre assicurato che con McCall non c'era mai stato nulla e adesso era... acqua passata. Ma comunque, provò ad ignorarla, così come a tutti gli altri, grazie a Grace che con le sue parole la distraeva facilmente da ciò che la circondava.
L'amica la lasciò prima dal previsto e Lydia si ritrovò sola al suo tavolo. Per tutto il tempo si era chiesta dove fosse finito Louis, visto che oramai pranzavano sempre insieme.
Iniziò a leggere qualche pagina del suo libro prima di chiuderlo di scatto e scappare, letteralmente, dalla mensa.
Quegli sguardi erano impossibili da sopportare, soprattutto per una come lei che non era mai stata al centro dell'attenzione e odiava esserlo. E poi, non capiva cosa ci fosse di strano nel fatto che "Zayn Malik" avesse una ragazza. Forse non la vedevano adatta a lui? Un tempo anche lei lo pensava, tutti i giorni, ma aveva imparato a fregarsene visto che ogni volta che era insieme a lui, Zayn non gli dava modo di pensare ad altro che a quanto stessero bene.
Si rifugiò in bagno, poggiando la borsa sul lavandino, prendendo un lungo respiro, come a voler cercare di scrollarsi di dosso tutti quegli sguardi che sentiva ancora su di sè.
Si guardò allo specchio vedendo come si fosse ridotto il suo stato attuale dopo quelle ore scolastiche. Si aggiustò i capelli e rimediò un po' al trucco con le dita, maledicendosi per non aver portato almeno la matita con se. Non le era mai importato del trucco o di come apparisse, ma da quando stava con Zayn voleva essere sempre un po' più carina per i suoi occhi, anche se oramai l'aveva vista già di prima mattina e forse in situazioni peggiori.
Mentre frugava nella borsa nella speranza di trovare qualsiasi traccia di trucco, si fermò di scatto a causa di alcuni rumori provenienti da una delle cabine del bagno. Pochi secondi dopo, quei rumori si trasformarono in gemiti sempre più intensi che la fecero arrossire per l'imbarazzo e scappare, di nuovo, da quelle mura mormorando di continuo «oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio.» col capo basso.
Quando riuscì ad oltrepassare la porta d'ingresso, si scontrò con qualcuno. «Scusa, io- Zayn.» mormorò sorpresa.
«Ciao.» le disse il moro.
«Tu... ehm, non sei entrato stamattina, come hai fatto a...»
«Ho le mie scorciatoie.»
Quei rumori si fecero sentire ancor di più e l'imbarazzo di Lydia aumentò, visto che c'era anche Zayn davanti a lei.
«Ci spostiamo? Si? Si. Okay.» balbettò, prendendogli la mano e allontanandolo dal bagno.
Zayn la costrinse quasi a fermarsi, mentre rideva, e la fece voltare verso di lui. «Guarda che li ho già sentiti prima che ti trovassi.»
«Oh, bene. Benissimo. Fantastico, no? Bene, si.»
Il moro non potè fare a meno di ridere. «Okay, prendi un respiro profondo adesso.»
Lei lo fece, imbronciando appena le labbra mentre lo guardava ancora, però, in imbarazzo. Odiava sentirsi così... inesperta e sull'orlo di andare a fuoco ogni volta che si parlava di sesso. Avrebbe voluto conoscere più cose, così da non sembrare una totale stupida o una... bambina agli occhi di Zayn. Forse lui aveva bisogno di una ragazza che addirittura lo provocasse un po' e lei ci pensava a farlo, ma proprio non ci riusciva. Se fosse esistita una scuola di "provocazione" si sarebbe iscritta subito. Avrebbe voluto comunque provare anche lei quella sensazione di dominio, cosa che invece possedeva sempre e solo Zayn. Non che le dispiacesse perché adorava come lui la facesse sentire, ma si chiedeva se anche lui ne sentisse il bisogno. Un bisogno che forse molte ragazze in passato erano riuscite a dargli, anche solo con un semplice bacio...
«Bene.» mormorò il moro. «E tanto perché tu lo sappia...» portò una mano alla base della sua schiena, avvicinandola a sé, dandole poi un bacio sulla fronte. «le sue urla...» un bacio sulla tempia. «non sono neanche paragonabili...» un bacio sulla guancia. «ai tuoi sospiri...» un bacio proprio sotto l'orecchio, dove sapeva che quello era il suo punto debole. Infatti, Lydia si morse il labbro per cercare di non farsi scappare nessun tipo di gemito o sospiro per dargliela vinta. Quel tipo di battaglia non era mai riuscita a vincerla.
«Ai tuoi gemiti...» le soffiò sulla pelle, scendendo lentamente sul suo collo, senza però baciarlo. A Lydia le vennero i brividi e aspettava che quelle labbra la toccassero, che riempissero a pieno quella sensazione di extacy.
«Alla tua voce che mormora il mio nome...» dopo quel sussurro, le baciò finalmente il collo, in quel modo che sapeva come farla uscire fuori di testa. Lydia non sapeva neanche come si stesse tenendo ancora in piedi.
«Che mi implora di continuare...»
Lydia aveva perso completamente la lucidità e cedette a quelle sue ultime parole, baci e brividi, facendo uscire dalla sua bocca un dolce sospiro che sfiorò l'orecchio di Zayn.
Lui, istintivamente, strinse appena il tessuto della sua felpe, mordicchiandole appena il collo. Sentirla così debole ad ogni suo tocco lo faceva sentire così potente e gli veniva quasi da sorridere perché lei proprio non si rendeva conto che era lei a tenerlo in pugno. Come in quel preciso istante, che lei con un semplice sospiro lo stava facendo perdere la lucidità che si imponeva invece di mantenere.
Si costrinse a smettere di baciarla, di toccarla, o sarebbe stato in grado di portarla in un'aula vuota e ripetere ciò che le aveva fatto quella notte.
Alzò il viso dal suo collo e si morse il labbro per cercare di trattenere il suo sorriso vedendo Lydia ancora con gli occhi chiusi, quasi sporta verso di lui come se fosse ancora coinvolta, che aspettasse un suo bacio. Poi aprì gli occhi e il rossore sulle sue guance non tardò ad arrivare. La sua aria così innocente lo faceva impazzire.
«Dio, che cosa sei...» mormorò quasi frustrato, e divertito, ancora con quel sorriso sulle labbra.
Lydia ricambiò il suo sguardo per un po', ancora rintontita e solo quando si riprese davvero del tutto, gli mise una mano sul viso. «Smettila di guardarmi così.» sussurrò imbarazzata.
Lui rise, dandole un bacio sul palmo prima che lei la spostasse. «Com'è andata la tua giornata scolastica?»
«Oh, ehm... tutto sommato bene. Ho molto da recuperare però credo sia facile perché tempo fa lessi già qualche capitolo degli argomenti successivi,» disse, sotto il commento di Zayn «ovviamente», «quindi dovrei farcela. Oh, e ho mangiato tutto a pranzo.»
«Davvero?»
«Si.» affermò, contenta. «Ed era quasi tutto buono. Ti direi di chiedere a Louis, ma non si è presentato a mensa e non so dov'è. Se vuoi, puoi chiedere a Grace. Era con me.»
«Nah, ti credo.» le disse, spostandole una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«Ti sei tagliato la barba.» notò lei, mettendogli appena un po' di broncio. Era contraria al fatto che se la tagliasse. Le piaceva che fosse un po' più lunga del solito, gli davano un'aria... rude che a lei stranamente affascinava.
«Già,» disse Zayn toccandosela. «l'ho accorciata un po'. Sono bello lo stesso, no?»
Lei ridacchiò. «Si, lo sei.» gli disse, giocando con i risvolti della sua maglietta nera. «Oh, sai adesso come mi chiamano? "La ragazza di Zayn Malik" o anche "Lydia Malik".»
Zayn sorrise. «A quanto pare il mio intento di quando ti baciai fuori scuola è riuscito.»
«E' così strano.» ammise Lydia.
«Cosa?»
«Be'... prima non mi conosceva nessuno e adesso tutti sanno chi sono e... un po' mi mette a disagio questa cosa.»
Il moro alzò un sopracciglio. «Qualcuno ti ha infastidita?»
«No, no.» si affrettò a dire lei. «E' solo... il modo in cui mi guardano è... non lo so. E' davvero così strano che "Zayn Malik"» mimò le virgolette con le dita. «abbia una ragazza?»
«Piccola, è strano anche per me.» ammise il moro.
Lei ridacchiò ancora. «Ma... insomma, è come se non ti avessero mai visto con una ragazza.»
«Be', in effetti è così.»
Lydia si corrucciò. «Non ti hanno neanche mai visto con... una di quelle ragazze con cui tu...»
«Ci stavo solo per quello, Lydia. Non le ho mai baciate in pubblico, non le ho mai prese per mano, non le accompagnavo in classe o parlavo con loro vicino agli armadietti. E' per questo che ti ritengo la mia prima ragazza, perché sei la prima con cui... faccio e mi sento di fare queste cose. Sei una sorta di prima volta in... tutto.»
Lei si mordicchiò il labbro inferiore dall'interno, sorridendogli appena timidamente, grata per quelle ennesime conferme che le aveva riservato. Quelle parole abbattevano quelle ennesime insicurezze che custodiva dentro di sé, facendola sentire quasi... forte. Si sentiva realmente così solo quando era al suo fianco.
Abbassò il capo riprendendo a giocherellare con i risvolti della sua maglia, sentendo poi una sua mano accarezzarle dolcemente i capelli.
«Però, ehm... Lydia Malik mi piace. Suona bene.» disse, alzando di nuovo il capo incontrando i suoi occhi castani.
«Si...» mormorò il moro. «Suona bene...» le sorrise appena.
Quel loro momento fu interrotto dal rumore di alcuni passi.
«Louis.» disse Lydia, guardando dietro Zayn.
«Raggio di sole.» la salutò. «Bel moretto.» salutò l'amico.
«Bel moretto.» ripetè Zayn tra sé e sé, ridendo appena per quel nuovo soprannome che il suo migliore amico gli aveva dato.
«Perché non sei venuto in mensa?» chiese Lydia.
«Oh, non avevo molta fame e avevo un po' di cose da fare.» alla fine della frase guardo l'amico che subito intuì.
Lei inarcò appena la testa di lato, guardando lo stato dei suoi capelli, ridacchiando. «Hai i capelli tutti spettinati.» gli disse e si sporse verso di lui, iniziando ad aggiustarli.
«Voi ragazze e il vostro vizio di stringere i capelli...» sussurrò Louis tra sé e sé.
«Già...» disse Zayn.
Lydia non capì subito il suo commento, poi quando guardò dietro di lui, vide uscire dal bagno una ragazza, scombussolata quanto lui. A quel punto intuì.
«Tu... eri tu in bagno!»
«Beccato.» ammise lui, col solito sorrisetto buffo di sempre.
«Ew, Louis!» disse lei, assumendo un'espressione che fece ridere i due amici.
«Non sono io quello che urlava e poi perché hai smesso di aggiustarmi i capelli? Non mi è mica venuta in testa.»
«Louis!» lo richiamò, colpendolo sul braccio.
«Ti sto solo dicendo la verità.» si giustificò. «Che poi quel cesso è così stretto che non ho potuto fare tante di quelle posizioni che avrei volut-»
«Okay, bene, io vado.» si voltò subito verso Zayn. «Ci vediamo, ehm, dopo.» gli disse, dandogli un veloce bacio sulle labbra, facendolo divertire ancor di più per quella sua reazione.
Zayn la guardò scomparire dietro l'angolo del corridoio sotto i gemiti femminili che Louis gridava per farla, letteralmente, scappare.
«La tua ragazza è uno spasso. Io mi divertirei ogni giorno a prenderla in giro in questo modo.» disse Louis.
Il moro ridacchiò. «Si, un po' lo faccio anch'io.»
Louis circondò le spalle del suo migliore amico con un braccio. «Allora, fratello, andiamo a vendere un po' di roba a questi sfigatelli di questa scuola?»
«Si, andiamo.» rispose Zayn, posando un braccio dietro la schiena.
«Comunque devo averla fatta godere proprio tanto a quella. Mi ha stonato un orecchio.»
Il moro scosse il capo sorridendo. «Si, Louis, si.»
---- ----
Zayn prese Lydia trascinandola, letteralmente, via dalla riserva a dai suoi libri.
Dopo scuola l'aveva portata lì perché, se fossero andati a casa loro, Louis si sarebbe annoiato visto che non possedeva nessun videogioco o anche solo una televisione. Così i due amici si erano messi in salotto a parlare e giocare mentre Lydia si era messa in cucina a studiare, sommersa dai libri. E c'era stata per ore, tanto che il moro si era stancato di vederla in quello stato e l'aveva presa portandola in macchina, contro il suo volere.
«Zayn, devo finire di studiare!»
«Cazzo, sei su quei libri da ore. Hai bisogno di una pausa.» quasi la rimproverò mentre chiudeva la porta della macchina. In quel momento salì anche Louis, mettendosi sui posti dietro.
«Ma io non sono stanca.»
«Be', io si. Guardarti ogni tanto su quei cosi è stancante, quindi ho bisogno di una pausa e tu la farai con me.»
«Ma-»
«Adesso basta, Parkins! Devi smettere di studiare così non diventerai supermegaintelligente da riuscire ad insultarmi con parole difficili che non riesco a comprendere e di conseguenza non riuscirò a risponderti con un insulto bestiale e riuscire a farti piangere, capito?!... CAZZO!» le urlò Louis usando un tono che si userebbe contro una bambina.
Lydia non capì il senso del suo rimprovero, ma abbassò il capo mordendosi il labbro per cercare di non scoppiare a ridere, nonostante non avesse capito molto bene ciò che aveva detto, ma la sua faccia era impagabile.
Anche Zayn ridacchiò appena, guardandolo confuso tramite lo specchietto retrovisore. «Grazie... ehm, amico.»
«Figurati.» rispose calmo lui. A volte si chiedeva come facesse a non ridere delle sue battute, che avessero senso o meno.
Il moro guardò Lydia e lei si coprì la faccia con le mani soffocando la sua risata.
Mise in moto l'auto. «Andiamo a prenderci un frullato.» disse poi.
Lydia si compose meglio sul suo posto. «Okay.» disse contenta. Lo era. Aveva voglia di gelato e si, aveva fame.
«Okay?!» urlò Louis. «OKAY?! Prima ti stavi scannando con Bel Moretto perché volevi assolutamente studiare e adesso te ne esci un insulso "okay"?!» si finse arrabbiato.
Lei si girò verso di lui. «Okay Tomlinson, qual è il tuo problema?!» urlò a sua volta, stando al gioco.
«Tu hai appena alzato la voce con me
«Io alzo la voce con chi mi pare e piace.» rispose a tono.
«Oooohhh, questa è la mia ragazza.» rise il moro.
«Come osi farla parlare così con me? Cazzo, difendimi, amico.» disse Louis.
«Hai più di 18 anni, puoi difenderti anche da solo, ormai.»
«Sei proprio un amico di merda, lo sai?»
«Ti voglio bene anch'io.»
«La tua ragazza» iniziò, appoggiandosi al sedile di Zayn. «è facile da ammaliare.»
«Non è affatto vero!» protestò Lydia.
«Non hai portato avanti la tua protesta per un cazzo di frullato, raggio di sole. Questo fa di te una debole.» guardò poi Zayn dello specchietto. «Sarebbe in grado di travestirti da donna e scambiarti... che cazzo ne so, per cinque cammelli.»
Il moro scosse il capo, mentre guidava per quelle strade illuminate dai lampioni.
«Non lo venderei mai per cinque cammelli... per dieci si.» disse Lydia, trattenendo una risata.
«Hai visto? Che ti dicevo!» urlò Louis.
Zayn si voltò di scatto verso di lei, facendosi quasi contagiare da quel sorriso trattenuto e allungò una mano per cercare di darle dei pizzicotti mentre lei si spostava facendosi sempre più vicina allo sportello.
La sua risata risuonò per tutta la macchina, contagiando anche l'amico dietro di loro. «Scherzavo, scherzavo!» si affrettò a dire lei.
«Attento, potrebbe farlo davvero.» lo avvertì Louis.
«A te ti venderei per tre cammelli.» scherzò Lydia.
«Oh, andiamo! Sono troppo bello per essere venduto per tre fottuti cammelli.»
«Amico, non ne vali neanche uno. Accetta la realtà.» disse Zayn.
«Ma vaffanculo.»
Risero per tutto il tragitto, anche quando presero le bibite: Lydia un frullato al cioccolato, come Zayn sospettava, e i due amici due birre. Girarono per quei vicoli per un po', finchè non si fermarono in un parcheggio e restarono semplicemente a parlare. Lydia ascoltò ogni racconto dei due amici, ridendo insieme a loro, e per un momento non potè fare altro che pensare e rendersi conto che era... davvero felice, come forse mai lo era stata.
Poco dopo, Louis chiese all'amico di accompagnarlo e casa e quando furono sotto il suo palazzo, li invitò a salire.
«Non mi sembra il caso.» disse Zayn.
«Oh, si invece. Avanti, questione di minuti.»
Il moro stava per controbattere ancora, ma l'amico si recò allo sportello del passeggero, prendendo quasi Lydia con forza.
Lei scesa, confusa, implorandolo quasi si farlo anche lui con gli occhi. Sapeva, oramai, quanto fosse timida e il pensiero di conoscere nuove persone la imbarazzava ancor di più.
Con malavoglia, scese, chiuse l'auto e si avvicinò subito alla sua ragazza, prendendole la mano.
Sentiva il suo nervosismo attraverso quel contatto e quando furono fuori la porta di casa Tomlinson, la guardò. «Tranquilla,» le sussurrò. «tanto piaci a tutti.» le sorrise.
Lei sorrise appena, stringendo la sua mano e lui le accarezzò il dorso con il pollice per infonderle sicurezza.
Lydia riuscì a rilassarsi sotto quel semplice e delicato tocco.
La porta si aprì, mostrando una piccola bambina dai capelli biondi e gli occhi azzurri con una magliettina bianca e un pantalone rosa.
«Chi ti ha detto di venire ad aprire la porta?» la richiamò Louis.
«Mamma.» rispose la bambina.
Louis sospirò. «La prossima volta non starla a sentire.»
La piccola si spostò facendo entrare i tre amici e non perse tempo a guardare Lydia. Louis si mise di lato guardando quel piccolo spettacolo.
«Se ti guarda in questo modo, ha due intenzioni: o sta ammirando la tua bellezza, o vuole farti qualche scherzetto.» le disse Louis. «Lottie, parla.» quasi ordinò alla sorella.
Lottie restò a guardarla ancora per un po' e la sua espressione non cambiò di una virgola. «Sei bella.» disse infine.
«Sei salva.» disse Louis.
Lydia ridacchiò. «Grazie, Lottie. Anche tu lo sei. Io, ehm... sono Lydia.» si accovacciò appena per darle la mano, che la piccola poi dopo strinse, mormorandole un semplice "ciao".
Lotti guardò poi Zayn facendogli una linguaccia e scappò in una stanza dove da lontano si vedeva un bambino seduto a terra circondato da giocattoli.
«Ciao anche a te, Lottie.» disse Zayn.
Lydia lo guardò confusa e divertita allo stesso tempo.
«Quella bambina mi odia.» spiegò il moro.
«Perché?»
«Sono stato il suo incubo, per un po'...»
«Lo dimenticherà.» disse Louis.
Lei non capì quella loro conversazione, ma preferì non chiedere. «Hai anche un fratellino?»
«No, quello è il figlio della mia vicina che dovrebbe essere qui.» spiegò e infatti la risata della signora quasi risuonò per tutta la casa. «Appunto.»
La casa di Louis sembrava essere molto piccola: l'entrata dava già sul corridoio che sembrasse collegare ogni stanza e sulla sinistra, infondo, c'era la stanza dove c'era Lottie e il suo amichetto e poi altre due porte, forse una di quelle era la stanza di Louis; invece, sulla sinistra, infondo si vedeva la cucina, un'altra porta nell'angolo e un'altra di fronte alla porta d'entrata. Non era arredata molto: tre quadri appesi in tutto quel lungo corridoio e le mura erano di color giallo ocra, con qualche scritta qua e là, forse per opera di Lottie. Ma comunque, sembrava confortevole per una piccola famiglia.
Louis li guidò verso la cucina, che si rivelò anch'essa molto piccola, dove al tavolo c'era seduta una signora, molto in carne, che sembrò non notare la loro presenza finchè non lo fece l'altra donna, che doveva essere la mamma di Louis.
Era alta, un po' in carne, occhi azzurri e capelli castano chiaro, dello stesso colore del figlio. Teneva in braccio un altro bambino, che sembrava essere sull'orlo di un pianto.
«Mamma, quante volte ti ho detto di non far aprire la porta a Lottie?» la richiamò Louis.
«Ero un po' occupata.» gli fece notare, guardando gli amici dietro di lui. «Zayn!» esclamò non appena lo vide.
Il moro sorrise. «Ciao Johannah.»
La donna diede in braccio a Louis il bambino, avvicinandosi poi a Zayn. «Da quanto tempo! Sei quasi diventato un uomo, ormai.»
«Già...» mormorò lui, mettendole una mano sulla spalla.
Johannah fu sorpresa di quel contatto e quando lo guardò di nuovo, Zayn acconsentì con la testa, come a darle una conferma a quella silenziosa domanda.
Non perse tempo ad abbracciarlo. «Sono davvero contenta per te, Zayn. I tuoi genitori ne sarebbero molto fieri.» mormorò.
Zayn ricambiò appena, non abituato a momenti così. Non riuscì neanche a rispondere a ciò che le aveva detto. Le sorrise solo quando si staccarono, ringraziandola in quel modo.
L'attenzione della donna passò poi a Lydia, che era rimasta tutto il tempo a guardare quella scena intenerita, sorridendo all'evidente imbarazzo di Zayn.
«Lei è Lydia.» la presentò Zayn.
«Oh, Lydia.» ripetè quasi sorpresa la donna. «E' davvero un piacere conoscerti.» le disse, porgendole la mano.
Lydia ricambiò quella stretta. «Il piacere è tutto mio, signora.»
Johannah sorrise. «So che sei riuscita a mettere la testa a posto a questo ragazzo.» indicò Zayn accanto a sé.
Lei ridacchiò appena, sotto lo sbuffo divertito del suo ragazzo. «Be', non ho fatto granchè...»
«Mamma sta per piangere. Mamma sta per piangere. MAMMA!» disse quasi spaventato Louis, mentre metteva in braccio alla mamma il suo fratellino.
Quando il bambino fu nelle braccia della madre, Zayn si allontanò subito, quasi nascondendosi nell'oscurità del corridoio.
Lydia non potè neanche guardarlo, quasi a chiedergli con lo sguardo perché l'avesse fatto, perché la donna richiamò la sua attenzione.
«Questo è Jack.» lo presentò Johannah, cullandolo in modo che non piangesse.
Aveva gli occhi azzurri, di un azzurro davvero chiaro che Lydia quasi ci si perse in quelle iridi. I capelli biondissimi, il naso all'insu e le guance piene. Forse non aveva i capelli castani, ma i suoi lineamenti lo facevano assomigliare a suo fratello completamente.
Lydia giocò con la sua mano e il piccolo non perse tempo ad afferrare il suo dito, come a volerci giocare. Ridacchiò a quella visione e ci scherzò in modo che non piangesse.
Qualcuno da un'altra stanza chiamò Louis e Lydia lo vide allontanarsi un attimo per poi essere chiamata proprio da lui, dicendole che voleva presentarle una persona.
Lydia salutò con un sorriso imbarazzato la donna, andando verso Louis.
«Anche a te, Zayn.» lo chiamò l'amico.
Lei potè notare uno strano stupore sul suo viso e non ne capiva il perché.
Entrarono in una stanza accanto a quella dove c'erano Lottie e il figlio della loro vicina e lei vide un anziano seduto su una poltrona marrone che sembrava guardasse il vuoto davanti a sé. Aveva i capelli folti grigi, rughe oramai riservate a chi la vita l'ha vissuta più a lungo del previsto e le mani screpolate.
Quando si voltò verso di loro, Lydia potè vedere i suoi occhi: azzurri, color ghiaccio, ma non erano solo le sue iridi di quel colore, tutta la sclera.
Per un attimo ne rimase shockata a quella vista e l'anziano sembrò intuirlo, tanto che ridacchiò.
«Insano, vero?» le chiese.
Lydia ingoiò il vuoto, completamente imbarazzata. «Mi scusi, ehm... i-io-»
«Oh, tranquilla. Non preoccuparti, faccio questo effetto a molte persone.» sorrise. Un sorriso amaro.
«Lui è mio nonno, ed è cieco.» le sussurrò Louis.
«Finalmente ho l'onore di conoscerti, Lydia.» le disse l'anziano, alzando una mano affinchè lei la stringesse.
Lei in un primo momento non seppe cosa fare, poi si avvicinò e strinse quella mano.
«Oh, sei proprio un'adorabile ragazza, Lydia. Capelli ramati, occhi verdi... animo puro...»
Lydia guardò confusa l'amico, chiedendogli quasi con gli occhi come potesse sapere come fosse fisicamente se non riusciva a vedere.
«Riesce a vederti, però, con solo un tocco di mano e riesce a vedere ben oltre l'occhio umano.» le spiegò. «Energie oscure o pure. E' uno dei tre Guardiani Anziani.»
«Oh.» riuscì a dire. «E', ehm, un piacere anche per me conoscerla.»
«Dimmi, ragazza, quanto è difficile stare con un demone?»
«Oh, ehm... in realtà è più facile di quanto sembra.» disse sincera. Ed era davvero così.
Zayn restò dietro di lei, in disparte, cercando di assimilare a pieno quelle parole in modo che calmassero le sue insicurezze.
L'anziano continuò a tenere la mano di Lydia nella sua, per cercare di vedere ogni suo lineamento del viso che forse parlando l'avrebbero tradite mostrando in realtà ciò che pensava per davvero. Ma non accadde. Anche lui vide quanto fosse sincera e onesta. E non riusciva a lasciarla andare perché continuava a studiare quella grande forza, quell'energia che vedeva dentro di lei. Un'energia che solo molto tempo fa era riuscito a vedere.
«Vorrei parlare con Zayn. Da solo.» disse.
Lydia guardò confusa Louis e prima che potesse uscire dalla stanza, mormorò un veloce «arrivederci» sotto lo sguardo, ancora, sorpreso del suo ragazzo.
«Ho detto qualcosa di sbagliato?» domandò subito a Louis, preoccupata. «Se l'ho fatto non era mia intenzione, davvero, i-io-»
Louis le sorrise. «No, Lydia, tranquilla. Non hai fatto proprio nulla. Non preoccuparti.»
Prese un respiro profondo per cercare di scemare quella tensione e quel nervosismo che aveva addosso. Non era mai stata così in ansia nel conoscere qualcuno e il fatto che Louis le avesse rivelato che suo nonno fosse una persona molto importante nel mondo degli angeli celesti, non la aiutava affatto. Si chiedeva se gli avesse dato una buona impressione.
«Perché è cieco?» gli domandò ingenuamente. Una persona con così tanto potere come poteva esserlo?
«Un demone gli rubò la vista, tempo fa.» le disse.
«Oh... mi dispiace.»
«Tranquilla, è ancora uno spaccaculi.»
Lei sorrise e continuò a farlo quando Lottie si avvicinò a lei, prendendole la mano. «Vieni a giocare.» le disse.
Lydia guardò confusa Louis che sbuffò. Poi sorrise ancora. «Ehm, okay.»
La piccola la portò nella stanza dove era prima e si sedettero a terra, giocando con costruzioni e macchinine insieme all'altro bambino. Louis si unì a loro, infastidendo la sorellina e facendo una lotta con lei poco dopo, sotto lo sguardo divertito di Lydia.
L'amico, poi, vedendo quanto sua sorella si sentisse a suo agio con la sua amica, si dileguò, andando di nuovo nella stanza di suo nonno.
«Si, lo so...» sentì dire da Zayn, mentre chiudeva la porta alle sue spalle.
Il moro si voltò vagamente verso l'amico che subito lo affiancò, mettendogli un braccio attorno alle spalle. Poi si grattò imbarazzato la nuca. «E... il sesso?»
L'anziano corrucciò la fronte. «In che senso?»
«Be'... il sesso è sbagliato per... insomma-»
«Non le accadrà nulla se ogni cosa viene fatta con amore. E penso che ce ne hai messo un po' in quello che avete condiviso.» quasi ridacchiò.
Zayn voleva sparire sul serio. «Già.»
«No, aspetta, cosa.» chiese Louis.
«Niente, amico.»
Louis restò a guardarlo per qualche secondo finchè non capì. «Wooh! Sei andato alla prima base del sesso, complimenti!»
«Smettila.» disse il moro.
«Be', gliel'hai leccata con amore.»
«A quanto pare.» disse il nonno.
Zayn si trattene quasi dal ridere per cercare di non sentire il peso di quell'aria imbarazzante per lui. Parlarne anche davanti al nonno di Louis, con il quale non aveva rapporti oramai da anni, lo faceva imbarazzare ancor di piu'. Non aveva mai avuto imbarazzo nei confronti di nessuno, ma con quell'uomo era diverso.
Quando si rese conto di aver saputo abbastanza, uscì dalla stanza, mormorando un sentito e veritiero «grazie» prima di chiudere la porta. Louis gli disse che lo avrebbe raggiunto poco dopo.
«Dov'è Lydia?» chiese a Johannah quando fu in cucina. C'erano anche i due piccoli.
«Oh, è in qualche stanza a cercare di far addormentare Jack.» gli disse.
Zayn percorse di nuovo il lungo corridoio, andando nell'ultima stanza dove vide Lydia cullare tra le sue braccia il fratello di Louis che sembrava proprio non volersi calmare.
«Shh...» mormorò. «Okay...» tossì quasi appena. «Dreams are like angels... they keep bad at bay...» gli cantò, in un leggero sussurro mentre ancora lo cullava.
«Love is the light scaring... darkness away...»
E la vide sorridere mentre guardava il piccolo che piano si calmava e si lasciava cullare sia dalle sue braccia che dalla sua voce.
«I'm... so in love with you...»
In quel sussurro cantato ci si perse anche Zayn, in quella frase che sembrava racchiudere ciò che di più vero avesse provato in vita sua. Non sapeva neanche perché la sentisse... sua, quella frase, ma era così. E per quanto semplice potesse essere, per lui non lo era. Era un mistero, sia dirlo che capirlo.
«Make love your goal...» cantò ancora, dandogli un leggero bacio sulla fronte mentre vedeva i suoi piccoli occhi chiudersi lentamente e la stretta della sua mano sul suo dito farsi sempre piu' debole.
«The power of love... a force from above... cleaning my soul...»
Zayn si appoggiò alla porta, oramai incantato dalla sua voce, che sembrava essere quella di un angelo, e da quella visione... così semplice e allo stesso tempo meravigliosa, che si ritrovò a sperare di volerla vedere tutti i giorni. Ma sapeva, dentro di sé, che sarebbe stato impossibile.
«Bravo bambino...» sussurrò sorridendo, mentre con un dito gli aggiustava i capelli sulla piccola fronte.
Il moro restò a guardarla ancora per un po', affascinato, poi scosse il capo come a riprendersi da quello stato di trance che lo aveva fatto sentire davvero in pace. La sua voce risuonava ancora nella sua testa, calmando quasi il demone dentro di sé.
«Lydia.» la chiamò.
Lei si voltò con calma, con l'espressione di chi è stato beccato in pieno in qualche crimine.
«Dobbiamo andare.» le disse.
«Oh, si.»
Zayn intuì il suo imbarazzo, così finse di essere arrivato in quel momento. «Si è addormentato?» si avvicinò.
«Si.» sorrise. «Vuoi tenerlo in braccio?»
«No.»
«Dai, non si sveglier-»
«No, Lydia.» disse più duramente, con voce ferma.
«Okay... scusa.» mormorò. Il moro vide il dispiacere nei suoi occhi.
Sospirò. «Andiamo.»
Lydia portò il piccolo da Louis, che piano lo prese in braccio. Non volle portarlo in cucina, c'era troppa puzza di fumo che avrebbe potuto infastidirlo e fargli male.
Lei e Zayn salutarono la madre di Louis, Lottie e un'ultima volta suo nonno, recandosi poi in macchina.
Dopo alcuni minuti di silenzio, Lydia parlò. «Tutto bene?» gli chiese.
«Si, perchè?»
«Sei... strano. Da quando hai parlato col nonno di Louis. Ti ha detto qualcosa che ti ha fatto preoccupare?»
«No, va tutto bene.» la rassicurò ancora.
«Okay...» mormorò. «Mi dispiace per aver insistito con Jack. Non volevo infastidirti in qualche modo.»
Il moro sorrise, aspettandosi proprio che lo facesse quando non ce n'era bisogno. «Va tutto bene. E' solo che... sai, quando i bambini quando sono piccoli tendono a vedere ciò che gli adulti oramai non vedono più...»
«Oh... è per questo che Lottie ce l'ha un po' con te? Perché vedeva il tuo demone?»
«Si...»
«Col tempo lo dimenticherà...»
Zayn sorrise ancora per quell'ennesimo incoraggiamento e le prese la mano che era sulla sua coscia, stringendola nella sua. «E tu lo dimenticherai?»
«Io lo dimentico ogni volta che mi guardi negli occhi.»
Lui aumentò quasi la stretta, come a volersi accettare che lei fosse lì, che fosse vera quanto quelle parole che le aveva confessato, e accarezzandole il dorso della sua mano, continuò a guidare per quelle strade poco illuminate.
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Lydia si svegliò guardandosi subito intorno e cercando di riprendersi almeno un po'.
Era nel salone, sul divano. Evidentemente si era addormentata mentre finiva di studiare. I suoi libri erano chiusi sul tavolino insieme ai quaderni. Forse li aveva sistemati Zayn quando lei era stata troppo impegnata a dormire.
Si stropicciò gli occhi e si alzò. «Zayn?» chiamò, mentre girava per la casa.
Non c'era.
Quando si avvicinò alla finestra, allarmata, lo vide infondo al molo, steso a terra mentre fumava una sigaretta.
Andò in camera e si circondò il corpo con l'enorme coperta, uscendo poi dall'appartamento, appannando la porta.
«Zayn?» lo chiamò ancora quando piano si avvicinò a lui.
Il moro alzò il capo, voltandosi verso di lei. «Lydia, fa freddo. Torna dentro.»
Lei si sedette accanto a lui, aggiustandosi la coperta. «No, sto bene. E ho questa.»
Zayn scosse il capo, sconfitto, come ogni volta e le fece appoggiare la testa sul suo braccio, stringendola poi a sé. Piegò le gambe in modo che lei potesse poggiare le sue su di lui, e sorrise vedendo che Lydia lo coprì con la coperta, pur sapendo che lui non soffrisse il freddo.
Restarono così, in silenzio, mentre Zayn finiva di fumare la sua sigaretta e Lydia lo guardava mentre lo faceva, chiedendosi perché quei suoi occhi fossero così preoccupati e a cosa stesse pensando. Cosa lo turbasse.
«Sicuro che è tutto apposto?» gli domandò.
«Si... si, tutto apposto.» disse lui.
«Se sei preoccupato per qualcosa... sai che puoi parlarne con me, vero?»
Lui sorrise ancora, guardandola. «Si, certo che lo so.» mormorò, gettando la sigaretta e dandole poi un bacio sulla fronte.
«Il nonno di Louis ti spaventa un po'? Perché ho visto che eri abbastanza nervoso nel vederlo.»
Zayn rise. «Non mi spaventa. E' che... con lui ho un po' di trascorsi. Da quando ha saputo che ero un demone, ha sempre cercato di convincere Louis di... togliermi di mezzo, perché sono un pericolo. E' per questo che non andavo da anni a casa loro, per evitare qualche battibecco o scenata.»
«Oh...» riuscì a dire Lydia, stringendosi un po' di più a lui. «Be', avrà capito che non sei poi così malvagio, no?»
Sospirò. «Non lo so... non dà mai risposte concrete. Quell'uomo è così un tale mistero...»
Zayn intrufolò una mano sotto la coperta, iniziando ad accarezzare le gambe nude di lei, sorridendo soddisfatto quando intuì che le fossero venuti i brividi per quel leggero tocco. Ma comunque, non lo fermò.
«E' così bello qui...» sussurrò lei dopo un po'.
«Già... a volte dimentico quanto ci si possa sentire in pace in questo posto.»
«Io resterei a dormire la maggior parte delle volte sempre qui, sotto le stelle. E' davvero fantastico lo spettacolo che il mondo a volte ci riserva.»
«Io non l'ho mai fatto. Sai, dormire sotto le stelle.»
«Quand'ero piccola credevo che le stelle fossero i nostri antenati o parenti... morti. Credevo che stessero lì, sai, per me, a vegliare su di me. Poi ovviamente sono cresciuta e ho capito che non è realmente così.» ridacchiò.
«Cosa sono le stelle, Parkins?» domandò il moro con aria sofisticata.
«Le stelle sono semplicemente dei corpi celesti che splendono di luce propria, professor Malik.»
«Mh... facile. Dovrei riuscire a ricordarlo così da dirlo e sembrare intelligente.»
Lydia lo guardò. «Tu sei intelligente, Zayn.»
«E' carino da parte tua, ma... no.»
«Perché pensi questo?»
«Tu sai un sacco di cose, Lydia.» ammise. Era forse la prima volta che lo diceva a voce alta. Il fatto che Lydia sapesse molte più cose di lui, quasi su ogni cosa, lo metteva a disagio, non facendolo sentire mai abbastanza. Aveva sempre creduto che lei avesse bisogno di un ragazzo intelligente quanto lei, ma oramai si era arreso al fatto che fosse egoista.
«Io sono solo una persona molto curiosa. Mi piace scoprire nuove cose: come hanno avuto origine, perché sono successe, che scopo hanno. Tutto qui. E questo non mi rende una persona intelligente, forse solo... un po' furba.» gli disse. «Tu sei riuscito a ricostruire una moto quando era, letteralmente, distrutta, completamente da solo. Hai messo insieme pezzi senza chiedere l'aiuto di nessuno. Hai usato la logica. Questo fa di te una persona intelligente.»
Per la prima volta in vita sua, Zayn si sentì lusingato da quelle parole e da quei complimenti. Per la prima volta, non si sentì un completo stupido e ignorante. Quasi si sentì all'altezza di avere la possibilità di starle accanto e di stringerla a sé, come stava facendo in quel momento.
«Credi così tanto in me?» le chiese.
«Assolutamente si.» gli rispose lei, sorridendogli.
Lui le diede un ennesimo bacio sulla fronte prima che lei si appoggiasse di nuovo al suo petto.
«Vuoi vedere una cosa?» gli domandò Lydia.
«Ti spoglierai per me?»
Lei lo colpì sul petto, ridacchiando. «No.»
«Peccato.»
«Le vedi quelle stelle più luminose delle altre? Quelle che sembrano formare una curva e poi si collegano ad una sorta di rettangolo.» gli indicò nel cielo.
Zayn seguì le sue indicazioni. «Si... ne sono tipo... sette. Sembrano... formare qualcosa...»
Lei sorrise. «Quella è la costellazione del Grande Carro.»
«Cazzo, è vero.» commentò. «Tu una cosa così ce l'hai sulla gamba sinistra.» disse poco dopo.
Lydia lo guardò confuso. «Cosa?»
Il moro scoprì appena la coperta, mostrando la sua gamba nuda. Seguì poi il percorso di alcuni piccoli nei che si, assomigliavano proprio a quella costellazione.
Lei sorrise. «Non ci avevo mai fatto caso...»
«Sono un buon osservatore, quando voglio.» disse Zayn, con quella punta di malizia nella voce. Aveva notato quel suo piccolo particolare quando aveva dormito per la prima volta a casa sua, con la sua maglietta addosso, e si era fatta cullare da lui dopo aver avuto un incubo.
Lydia si coprì poi subito, intuendo quel suo sguardo profondo e prima che potesse arrossire, guardò di nuovo verso il cielo stellato.
«Adesso, visto che siamo lontani delle luci dalla città, e non c'è la luna, dovremmo riuscire ad individuare un'altra costellazione... mh...»
Zayn restò a guardarla mentre sembrava studiare quei corpi celesti splendenti di luce propria, dimenticando quasi le parole del nonno di Louis che non avevano mai abbandonato la sua mente.
«Oh, si, eccola!» esclamò. «Allora, memorizza il Grande Carro...» il moro annuì. «adesso parti dalla punta, diciamo, di dietro del carro e scendi giù, verso quella piccola stella...»
«Si...» mormorò il moro.
«Scendi ancora, verso destra, collegandoti all'altra...»
«Si, ce ne sono altre due... mh... aspetta, quelle sono le zampe?»
Lydia sorrise. «Si, esatto. In corrispettiva di esse, si notano anche quelle superiori.»
«Si, okay, ci sono.» quel percorso lo stava coinvolgendo per davvero.
«Ora, sali appena verso sinistra, ma non troppo. C'è un'altra piccola stella, la vedi?»
«Si, ehm... e ce ne sono altre tre che formano una sorta di curva.»
«Esatto... continua.» lo spronò, voltandosi poi verso di lui. Restò a guardarlo di lato mentre lo vedeva cercare le altre stelle. Era contenta del fatto che ne fosse coinvolto e che questa piccola curiosità non lo avesse annoiato. Ne sembrava affascinato come lo era lei.
«Il muso è tipo... così, no?» indicò con l'indice disegnando nell'aria un triangolo senza base. Una punta.
«Si, e una volta formata la testa, collegalo alla punta del Grande Carro.»
«Mh-mh...»
«Se ci fai caso, le stelle rappresentano la figura di un'orsa.»
Zayn restò qualche secondo in silenzio e ricollegare silenziosamente tutte le stelle e a studiare quella figura che ne era venuta poi fuori.
«Che cazzo di figata.» disse infine.
Lydia ridacchiò. «Quella è la costellazione dell'Orsa Maggiore.»
«Certo che l'universo te ne fa di sorprese.»
«Già... ci sono così tante costellazioni, ma non si possono vedere tutte ad occhio nudo, e poi alcune dipendono dalle stagioni. Visto che siamo in autunno, dovremmo riuscire a vederne un'altra...» alzò il capo, guardando sopra di sé, riconoscendo le stelle che cercava. «Ecco, quella è la costellazione Cassiopea.»
Zayn seguì il suo sguardo, vedendo cinque stelle più luminose delle altre che, se collegate, formavano una sorta di M.
«Carina.» commentò.
«Già...»
Il moro poco dopo la guardò. «Vogliamo rientrare?»
«Possiamo... ehm, restare un altro po'? Mi piace stare qui.»
«Okay.»
Lydia poi si strinse di più a lui, coprendo meglio entrambi con la coperta, facendo sentire Zayn compreso nel piacere che provava nel stare "lì".
E restarono così, stretti l'uno nelle braccia dell'altro, sotto quel manto di stelle che Zayn ancora guardava per cercare di trovare una risposta a quelle domande che il nonno di Louis gli aveva posto, sperando che quel momento durasse tanto quanto quel per sempre che oramai sembravano avergli proibito.

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Salve, care lettrici!

Non ho mai fatto uno spazio autrice qui, ma credo che d'ora in poi lo farò. Mi piacerebbe "chiacchierare", in qualche modo, con voi. E poi oh, dopo 29 capitoli senza dire nulla... che scostumata! (...se)
Comunque, si, dopo un mese e mezzo, ecco finalmente il capitolo.

Lo so, lo so, non ci credo nemmeno io.

La maturità mi ha uccisa ma hey, sono viva e LIBERA.

L'esame, tutto sommato, è andato bene. Mi aspettavo di peggio.

E a voi? (se avevate la maturità o qualche altro esame, non so).

Contenti che sono tornati gli Zydia? Perchè io un po' lo sono dslkjkljdskl.

Spero che questo capitolo vi sia piaciuto e che non abbia deluso le vostre aspettative.
Attenzione ai piccoli particolari riguardanti Lydia... saranno molto importanti per la futura "svolta" della storia (EHEHEHEH).

Be', abbiamo un Zayn sempre dolce con la sua ragazza (regalatemelo), un Harry che sbuca sempre all'improvviso (ma boh), un Louis che... vabbè, che ve lo dico a fare, è la vita di tutte noi, e il nonno di Louis... eheheheh.

Prima domandina del primo spazio autrice: qual è il vostro capitolo preferito? (se ne avete uno)

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IG: stylisdale

Spero di non fare un ritardo esagerato come questo.

(Anche perchè non avrò un cazzo da fare per il resto della mia vita visto che sarò disoccupata)

Ci vediamo al prossimo aggiornamento.

Vi voglio bene (no davvero vi voglio bene perchè sopportate me, supportate la storia, e siete pazienti con gli aggiornamenti)

<3

When my eyes met yours.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora