Tributi del Distretto 4

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EHI RAGAZZI!!!
AVVISO.. NON MI UCCIDETE PER QUELLO CHE HO SCRITTO, PRIMA DI TUTTO PERCHE' SAREBBE CONTROPRODUCENTE, VISTO CHE POI NON AVRESTE PIU' CHI VI SCRIVE LA STORIA.
INOLTRE, IMPORTANTE, TUTTO CIO' CHE SUCCEDE A FINNICK DI STRANO IN QUESTO CAPITOLO, SARA' SPIEGATO NEL PROSSIMO!! NON MANGIATEMI! E' UNA BRUTTA FORMA DI OMICIDIO.. CHIAMATO CANNIBALISMO. INOLTRE LA CARNE UMANA NON è NEMMENO MOLTO BUONA E VI ASSICURO CHE MI TROVERESTE UN PO' ACIDELLA! ;)
BEH, CHE DIRE.. LACRIME A PALATE! (IO NE HO VERSATE TANTISSIMEEEEEE)

BUONA LETTURA DEI 70esimi HUNGER GAMES E POSSA LA FORTUTA SEMPRE ESSERE A VOSTRO FAVORE

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Tributi del Distretto 4

Il primo pensiero di Annie, appena aprì gli occhi fu: è lunedì. Oggi c'è la mietitura.
Rimase immobile nel letto, le mani intrecciate dietro alla testa, ad osservare le centinaia di venatura sul soffitto.
Non poteva far a meno di chiedersi chi sarebbero stati quell'anno.
Eliah? Nereyde? La figlia del panettiere? Ocean? Lei?..
Tutti quei pensieri la sconvolgevano; aveva assolutamente bisogno di una buona doccia calda.
Si infilò sotto il getto bollente e rimase a fissare le piastrelle davanti al suo naso per quasi mezz'ora, quando la voce di Ocean la fece sobbalzare.
"Muoviti, che devo farla anche io" le disse da dietro la porta.
Evidentemente la sorella aveva avuto la sua stessa idea.
Quando uscì, si guardarono per alcuni istanti e vide riflessa la sua stessa paura nelle iridi argentee di Ocean.
Poi si separarono ed Annie scese in cucina, dove l'aspettavano i suoi genitori, entrambi seduti al tavolo, con le mani che circondavano delle tazze fumanti.
"Ben svegliata, tesoro" l'accolse sua madre, sorridendole dolcemente.
La figlia non disse nulla a quel sorriso tirato e così finto. Si limitò a sorridere a sua volta, accomodandosi e prendendo una tazza di the.
Era tutto così freddo, irreale.. spaventoso.
"Ho preparato un dolce per Mags, da portare con sé a Capitol City" continuò la donna, per smorzare la tensione.
"Che pensiero.. gentile" fece Annie, fissando il pacchetto rosa sulla mensola.
Non disse Finnick, la ragazza lo notò. Entrambe sapevano che quello era l'ultimo giorno che i due ragazzi avrebbero avuto per stare insieme fino alla Mietitura successiva.
"Vuoi portarglielo?" chiese la madre "Io davvero non riesco a far combaciare i tempi."
Annie la fissò con un espressione interrogativa sul volto. La donna non aveva mai niente da fare il giorno della Mietitura. Quelle poche ore erano sfruttate al massimo dalla famiglia Cresta, ogni secondo diventava basilare, per non perdersi neppure un attimo con le figlie.
"Ma..?"
"Per favore, Annie; non è molto lontano" intervenne il padre.
A quel punto la ragazza capì e trattenne un sorriso mesto: le stavano dando una scusa per poter passare il poco tempo che le rimaneva insieme a Finnick.
Si alzò e andò a prepararsi in camera, mettendo un vestito blu notte e pettinandosi i capelli in una treccia di lato, abbastanza semplice ma molto bella.
Il vestito per il pomeriggio la scrutava con perfidia dalla sedia su cui era appoggiato e quasi riusciva a sentirne il sussurro crudele: puoi vestirti come vuoi, ma alla fine ci sarò solo io con te.. e ti scorterò fino al palco, quando chiameranno il tuo nome.
Scosse la testa per cacciar via i brutti pensieri ed uscì di casa.
Come da copione, le strade erano quasi deserte. Solo alcuni vecchi che non avevano più nessuno da piangere, camminavano lentamente sul ciottolato, ma anche le loro espressioni tradivano la preoccupazione e il nervosismo imminente.
Percorse la distanza con la torta stretta al petto ed il cuore a mille. Era euforica, perché avrebbe rivisto Finnick, ma al contempo agitata: era consapevole che sarebbe stata l'ultima giornata che avrebbe potuto trascorrere con il Mentore fino alla Mietitura successiva.
Si chiese se fosse mai esistito un amore -se quello era amore- più sfortunato di così.
Bussò alla porta e non dovette aspettare molto prima che Finnick spalancasse la porta.
Si fissarono per attimi nei quali l'unica cosa che si mosse furono i capelli della ragazza, accarezzati dalla brezza tiepida che si alzava dal mare.
Gli occhi del ragazzo erano cerchiati di nero e tradivano la sua notte insonne.
Le restituì uno sguardo che le gelò il sangue nelle vene: in quegli occhi verde mare non riusciva a scorgere nient'altro che rassegnazione ed un'infinita tristezza, ma più di tutto, una sconcertante neutralità, come se quella che aveva davanti non fosse altro che una sconosciuta.
Inoltre, anche se la camicia era stata allacciata fino all'ultimo bottone, Annie scorse dei lievi graffi alla base del collo. Rabbrividì, sperando vivamente di essersi sbagliata.

I giochi di Annie CrestaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora