Capitolo 29
Da qualche ora ero in camera mia con Omer e fin da quando avevo messo piede in camera, non avevo fatto altro che sfiorare con le dita quella collana.
Quel gioiello era l'unica cosa più vicina a Leo al momento, ed io avevo soltanto bisogno di sentirlo al sicuro, magari tra le mie braccia.
-Ari,andrà tutto bene. Non mi piace pensare a ciò che sta accadendo tra di voi, ma sono il tuo migliore amico ed ho il dovere di consolarti quando ne hai bisogno.- mi disse Omer, facendomi appoggiare la mia testa sulla sua spalla, chiusi gli occhi e per un attimo sembrai rilassarmi.
O almeno, fin quando mia madre non aprì di colpo la porta.
-Tesoro, io devo uscire. Posso lasciarti con Omer?- annuii, non mi andava di risponderle,altrimenti sarei scoppiata in lacrime.
Il mio migliore amico sembrò accorgersene, perché mi strinse più forte a lui e diede un cenno di incoraggiamento a mia madre che si dileguò in mezzo minuto.
Circa venti minuti dopo, il suono del campanello mi fece andare quasi di traverso un biscotto che Omer mi aveva obbligato a mandare giù con la forza.
Aprii con fare svogliato, ma appena misi a fuoco la scena, i miei occhi si sbarrarono completamente.
-Phaton.- quella parola uscì dalla mia bocca in maniera diretta, ma anche rassegnata.
Se lui era lì, riuscivo solo a pensare che Leo non era sopravvissuto allo scontro.
-Dov'è?- chiesi, stringendo in un pugno la mano che teneva aperta la porta.
-Sei davvero molto gentile a farmi entrare,sorellina.- Phaton si fece strada da solo, lasciandosi cadere sul divano.
-Phaton, dimmi dov'è.- dissi di nuovo, chiudendo con forza la porta alle mie spalle.
Stavo raggiungendo il limite, non sopportavo ciò che Phaton riusciva a fare contro di me, non sopportavo il fatto che riuscisse a far del male alle persone a cui tenevo di più con estrema facilità.
Io volevo fare qualcosa, volevo tentare, anche una sola volta, se questo significava proteggere le persone che amavo.
-Veniamo alle cose più importanti, tu hai un compito fondamentale da portare a termine. Ricordi quella fonte che dovevi trovare, per garantire la pace tra umani e vampiri?
Diciamo che..le scadenze hanno accorciato i tempi. Voglio che la trovi in sette giorni. Altrimenti sei tu che non rivedrai più qualcuno.- sorrise, soddisfatto della sua cattiveria.
Ciò che mi stava chiedendo non era impossibile, ma improponibile. Io sapevo ancora poco di quel mondo che per metà era anche il mio, ed in una settimana non sarei riuscita a combinare un bel niente.
-Capo, abbiamo un problema.- uno degli scagnozzi di Phaton entrò in scena, restando davanti all uscio della porta.
-Non mi dire, abbiamo un fuggitivo.- disse sbuffando, e mettendo la gamba destra sulla sinistra.
-Due, capo.- appena finì la frase, Phaton si alzò di scatto. Ora era davvero preoccupato.
Nemmeno qualche minuto dopo .davanti a me apparve una figura:quella di Leo.
Alla sua vista il mio cuore si riempì di gioia ed istintivamente gli corsi tra le braccia, ma tutto ciò che ricevetti fu una spinta che mi fece fare qualche passo indietro.
-Non sono Leo.- mi disse, mentre gettò a terra il giaccone che indossava sempre.
-E butta questo schifo, è indecente.- continuò mentre con un calcio lo spinse verso di me.
Com'era possibile che lui non fosse Leo? Era identico, eppure negava l'evidenza.
-Ho capito! È uno scherzo.- Omer si intromise nella discussione, ma appena esplose in una risata, Leo-nonLeo, gli si precipitò davanti alla velocità della luce, prendendolo per il colletto della camicia.
-Credi sia un scherzo?- disse, incollando la sua fronte a quella di Omer, che lo guardava spaventato.
-Vedi di calmarti e dimmi cosa succede.- sbottai, incrociando le braccia.
Ero la sua profetessa d'altronde ed era necessario dirmi cosa stava succedendo.
-Succede che io non sono Leo, ma voi siete così stupidi da non capirlo.- disse, ma poi sospirò continuando a parlare.-
Comunque, sono qui per altro e di conseguenza non posso preoccuparmi di due stupidi umani.
Voglio indietro il mio corpo, o a malincuore dovrò abituarmi all'indecenza di quest'altro- concluse, mentre si esaminava allo specchio che mia mamma aveva inchiodato alle pareti del soggiorno.
Per noi era come uno specchio di emergenza, dove guardarci solo per rassicurarci ancora una volta prima di uscire.
Ovviamente questo era ciò che faceva lei, io non avevo nessuna voglia di vedere quella faccia indecente ed assonnata di prima mattina.
Phaton era rimasto qualche minuto in silenzio, ero certa che stesse pensando a come rispondere. Era un uomo a cui piacevano le frasi d'effetto, non amava farsi cogliere impreparato e ,sopratutto, non gli piaceva quando gli altri pensavano che lui avesse paura.
-E cosa ti fa pensare che me ne importi qualcosa di riavere indietro Leo? Per me è solo un peso.- disse Phaton, poi mise la risposta in secondo piano e il suo sguardo cadde sul pantalone color panna che indossava.
Era stato macchiato da una striscia nera, non riuscivo a capire cosa l'avesse generata, ma Phaton ne era chiaramente disturbato.
Diede un urlo accompagnato da un calcio in aria, Omer fu spaventato dal gesto mentre io lo trovavo solo ridicolo.
Era incredibile come la cattiveria e l'attaccamento ai beni materiali viaggiassero sullo stesso binario.
Il ragazzo che pensavo fosse Leo lo guardò per un attimo ma poi scoppiò in una risata isterica.
-A te non importa, ma a lei sì.- disse, indicando la ragazza che ora si ergeva accanto a Phaton.
Era di una bellezza da togliere il fiato, lunghi capelli biondi con mèches castane le adornavano il volto.
Aveva gli occhi chiari, ma ciò che risaltava all'occhio erano quelle sue labbra carnose arricchite da un piercing al labbro inferiore.
Per quanto bella fosse non mi ispirava fiducia e soprattutto nemmeno bontà.
Persino Phaton alla sua vista aveva spalancato le palpebre ed era rimasto sorpreso.
-Carmel....- biascicò, ancora a bocca aperta.
-Ciao, caro Phaton. Come ti ha già detto Murray, rivoglio Leo indietro.
Rivoglio ciò che è mio, anche se non ho ancora deciso se per amore o per semplice vendetta.- concluse, sfoggiando un sorriso malefico.
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| Half-blood |
Vampiros"Sei una mezzosangue Ariel,la nostra profetessa. Abbiamo bisogno di te. Devi salvarci." Ariel è una ragazza di 17 anni che sta per iniziare il terzo anno di liceo alla Green School, una delle scuole più frequentate della città. Ma, se la sua vita f...
