• Verità nascoste •

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                            Capitolo 16

Senza pensarci due volte chiamai quel numero. Ero stanca di continuare a vivere nella menzogna, dovevo sapere tutto ciò che mi riguardava.
La persona che mi rispose era un uomo, dalla voce non potetti constatare molto ma di lì a poco lo avrei guardato negli occhi poiché lui,mi aveva chiesto di incontrarlo al Bowling Cafè , subito dopo scuola.

[...]

Stavo proseguendo lungo il tragitto che separava la scuola dal luogo dell'incontro ed io non facevo altro che pensare a come sarebbe stato quell'incontro, forse non ero ancora pronta.
Ma dovevo farmi coraggio.
Appena varcai la soglia del Bowling Cafè  mi guardai intorno, il mio sguardo fu catturato da un uomo ed una donna, che fecero segno di avvicinarmi.
Ecco,erano loro.
L'uomo, sulla cinquantina, mi fece dolcemente segno di sedermi ed io non esitai. Ora la donna era alla mia destra mentre l'uomo alla mia sinistra.

-Questo è per te.- mi disse l'uomo porgendomi una ciotola con del gelato.
Dopo tutto questo tempo sperava di corrompermi con del gelato? Pessimo.
-Ariel so che tutto questo per te è molto doloroso.
Ci dispiace tesoro.- continuò, prendendomi dolcemente la mano.
No, non era affatto doloroso. Loro non mi avevano voluta ed io ora avevo una mia famiglia, non avevo bisogno di loro.
-Comunque lei è Samantha.-indicò la donna che non aveva aperto bocca.
-E' un po' nervosa come puoi vedere.Lei ha immaginato questo momento così tante volte che..come posso dire.-
Sospirò - C'è così tanto da dire che è difficile trovare le giuste parole.-
Difficile? Per me quello che era difficile era capire se loro erano i miei veri genitori o no.

-Come avete fatto a trovarmi?Non c'è bisogno che me lo diciate se non volete.- gli chiesi.
Tutto quello che volevo fare era fingermi interessata a loro per capirci qualcosa di più.
-Ariel io capisco che tu vorresti trovare una risposta a tutto.Vedi,questa cosa ha tormentato me e tua madre per anni ma dopo aver capito che non potevamo farcela noi non ti abbiamo abbandonata,ci siamo assicurati che tu fossi in buone mani e potessi vivere una vita felice.-
Prima che potessi rispondere vidi qualcuno sedersi accanto a me con violenza.
Indovinate un po'? Leo.

-Pensavo che non vi avrei trovati?- disse vicino all'uomo.
-Ariel il nostro incontro doveva rimanere segreto.-
Mi rimproverò l'uomo, quando gli avevo parlato a telefono era stato molto chiaro su questo. Non avrei dovuto parlarne con nessuno, ed era proprio questo che mi insospettiva.
-Tu non hai idea di chi siano.-
Mi disse quasi sottovoce prendendomi per mano; questo mi fece arrossire.
-Tu e la tua psicopatica avete cinque secondi per andarvene.-  continuò,questa volta con tono minaccioso.
-Sei solo un parassita! Tu succhi il sangue della gente.- l'uomo alzò la voce alzandosi dalla sedia sul quale era seduto.
–Voglio sapere chi è lei e in che modo siamo collegati,per questo ti ho portata qui.- si rivolse alla donna.
Ella,con una voce che faceva paura, si girò verso Leo, imitando quasi la bambina de "L'esorcista".

Quello che apparve davanti ai miei occhi mi fece spaventare poiché mi accorsi che dalla sua bocca spuntavano delle zanne.
Quella era una delle prime conferme dell'esistenza dei vampiri.
-Sempre tu,sempre tu e ancora sempre tu.Sono stanca!- 
Si lanciò verso Leo, con l'intento di azzannarlo ma le parole di Leo la bloccarono.
-Che cosa ti ha promesso?- le chiese.
-Ciò che mi spetta di diritto!- fece uno scatto verso Leo ed io, spaventata mi alzai di scatto dalla sedia.
Volevo scappare, ma l'uomo mi prese per il braccio stringendomi a se.

-Non mi importa di voi o del vostro profeta!- la donna afferrò Leo per la cravatta e lo tirò a se iniziando una lotta che sembrava cominciata  per non concludersi  mai.
-Niente è come la prima volta,ricordo la mia e di come ne rimasi incantato.
Un vampiro è una creatura affascinante,con così tanti poteri e capacità da farti desiderare di essere come lui.-
Le parole dell'uomo mi sembravano così lontane, la mia attenzione era totalmente focalizzata su Leo: avevo paura che si facesse male.
-Leo stai attento!- gridai.
-Perché te ne preoccupi?Se davvero hanno ragione nel dire chi sei dovresti sapere che ce ne sono altri come lui.-

Altri come lui? Leo era..un vampiro?
Perché non me ne aveva parlato?
-Mi stai ascoltando?- continuò lui.
In realtà non lo stavo facendo, strani pensieri mi passavano per la testa.
-Lasciala in pace!- gridò Leo.
-Non la sto neanche toccando,le sto solo parlando.- l'uomo alzo le mani per far notare a Leo che non mi teneva più stretta a lui.
-Vuoi un altro gelato Ariel?- continuò mente io
rimasi a bocca aperta da come Leo lanciò la donna a terra e iniziò a prenderla a pugni.
-Ti sei mai sentita come se fossi diversa?Come se sentissi di appartenere ad un altro mondo.Per me è lo stesso,anche per me è lo stesso.- mentre pronunciava quelle parole mi strinse di nuovo.

Sì, mi ero sentita diversa. Mi sentivo diversa. Fino ad ora ero cresciuta in un mondo che non era il mio, improvvisamente mi ero trovata a proteggere due mondi uno del quale,fino a dieci giorni prima, non ne sapevo nemmeno l'esistenza.
Ma la cosa che mi faceva più rabbia era che non ne potessi parlare con nessuno, nemmeno con Omer.
Tenermi tutto quello dentro mi stava distruggendo, era una cosa troppo grande per me.
Feci come per liberarmi dalla sua presa ma lui mi strinse ancora di più.
–Quindi Ardak potrebbe aver detto la verità: forse io e te apparteniamo alla stessa famiglia.-
-Sta zitto Phaton!-urlò Leo continuando a prendere a pugni la donna.
-I nostri destini sono collegati perché vedi Ariel ,io non sono tuo padre e quella non è tua madre ma questo già lo avevi capito,non è vero? Volendo dar retta alla storia di Ardak temo dovremmo rassegnarci.
Io sono tuo fratello.-
Pronunciò quelle parole con una tale leggerezza, ma come poteva dirmi tutto quello come se nulla fosse?

-T-Tu cosa?- chiesi.
-Sono tuo fratello. Noi siamo una famiglia.
Ma non ho ancora deciso se mi fa piacere saperti viva o no!- mi tirò con forza dirigendosi verso la porta.
-Leo!- urlai cercando di liberarmi dalla sua presa.
Mi sentivo così fragile, non riuscivo a reagire.
-Vieni andiamocene,lasciamo queste bestie a risolvere le loro questioni.- eravamo arrivati quasi davanti alla porta quando Leo mi afferrò per il braccio.
Tirai un sospiro di sollievo, mi sentivo al sicuro..sapevo che Leo non mi avrebbe lasciato nelle grinfie di quel maledetto.
-Non toccarla!-
-Lasciala!- ribatté Leo, che mi tirava a se mentre Phaton faceva il contrario.
-Sarai anche il fratello di Ardak ma se non la lasci , dovremmo fare a meno di te!-
-Che cosa?-
-La devi lasciare stare!- Leo urlò, quasi con tutta la voce che aveva in gola.
-E va bene come vuoi,ma non finisce qui!- Phaton mi lasciò ed io caddi tra le braccia di Leo che mi strinse forte a lui.

Gli ero grata per avermi salvato,ma nei sui confronti continuavo a provare rabbia.
Ero delusa perché non mi aveva detto la verità, lui era un vampiro e tutti sapevano che un'umana ed un vampiro non sarebbero mai potuti stare insieme.

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