• Carmel •

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                         Capitolo 30

La ragazza dai capelli biondi e dalla bellezza sublime mi aveva raggiunto sfoggiando dei piccoli passi, ma che facevano trapelare la sua estrema sicurezza.
Un jeans a zampa le copriva le sue converse nere quasi fino alla punta ed una canotta dello stesso colore lasciava intravedere la sua pelle olivastra.
-Tu, chi sei?.- mi disse mentre mi sfiorò il mento, io a quel gesto indietreggiai.
Ero io a voler scoprire chi lei fosse.
-Mi ricordi qualcuno.- continuò mentre alzò gli occhi al cielo. Sembrava si stesse concentrando a pensare a chi potessi essere quando poi rivolse di nuovo lo sguardo su di me, spalancando gli occhi.
-Anna, mi ricordi lei.-
Anna? Non sapevo nemmeno chi fosse la donna di cui stava parlando, mi aveva chiaramente confusa con qualcun altra.
-Mi chiamo Ariel, hai sbagliato persona.- dissi, incrociando le braccia e sfidandola, lei ne fu disturbata.

Da quando aveva messo piede in casa mia non aveva fatto altro che trasmettermi un senso di pericolo eppure io non ero spaventata.
Il giorno in cui Leo mi aveva raccontato della mia vera identità, tutto era cambiato.
Avevo scoperto che coloro che mi avevano cresciuta non erano i miei genitori biologici, che esisteva un mondo parallelo a quello umano ma governato da vampiri e che io ero nata per essere il loro capo.
La loro profetessa.
Ma non era cambiato solo il mondo in cui vivevo, ero cambiata io.
Avevo iniziato a pensare in maniera più matura e per certi versi ero diventata anche più coraggiosa, ma questo forse lo dovevo a Leo.
Con lui mi sentivo al sicuro, non avevo paura di nulla ed io dovevo fare di tutto per farlo tornare indietro, da me.

-Tu, sei la figlia di Anna e Tevel. Ecco perché le assomigli tanto.- disse, lasciandomi questa volta a bocca aperta. Lei conosceva i miei veri genitori? Questo significava che probabilmente erano ancora in vita e che avrei potuto conoscerli.
-Tu conosci i miei genitori?- chiesi, attendendo con ansia la risposta.
-Perché credi che sia stata condannata a Trecento anni di estinzione?- rispose, non facendomi capire niente di tutto quello che cercava di dirmi.
-Spiegati.-
-Sono stata rinchiusa per aver bevuto sangue umano, condannata dall'amore della mia vita.- disse per poi avvicinarsi a me prendendomi i capelli tra le dita.
- Ricordo ancora quelle sue ciocche castane incastrate tra le mie dita come se fossero seta, ed il suo sangue che mi scorreva sulle labbra, caldo e con un sapore che non avevo mai provato prima di allora.-

Le sue ultime parole furono seguite dalla mia mano che sfiorò la sua guancia sinistra in maniera violenta.
Come poteva dirmi quelle cose senza battere ciglio, solo una bestia avrebbe potuto farlo!
Delle lacrime rigavano il mio volto, mentre Carmel aveva assunto un espressione arrabbiata.
Mi aveva ringhiato contro e delle zanne le erano spuntate dalla sua bocca.
-Carmel, ciò che hai intenzione fare non ti eviterà altri tre secoli di estinzione. Ricorda perché sei tornata.-
Il ragazzo che aveva preso possesso del corpo di Leo le poggiò una mano su una spalla e lei fece un profondo respiro.
-Hai ragione, Murray. Prima trovo Leo e poi elimino te.- concluse mentre abbandonò il soggiorno sbattendo la porta.
Omer si avvicinò a me e mi prese tra le sua braccia, mi sciolsi in un abbraccio e scoppiai in un pianto che non riuscivo a fermare.
Phaton era ancora lì davanti a me, mentre ordinò ai suoi uomini di uscire.
-Anna, era anche mia madre sai..Non credere che non ci sia rimasto male.- disse mentre mi porse un foglietto con dei numeri che riuscivo a malapena a leggere.
JAMÒN-3365423043-.

-Chiama questo numero, lui ti aiuterà con Leo.-  concluse, fuggendo via dalla porta principale.

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