• Numero •

157 15 10
                                        

                           Capitolo 15

Lo strano uomo era lì davanti a noi, la pistola puntata contro Rafael mentre io ero paralizzato dalla paura. Com'era possibile che continuavano ad accadermi solo disgrazie?
L'uomo fece un passo in avanti, aveva il viso adornato da un malefico sorriso, lo stesso sorriso che ora aveva assunto anche il volto di Rafael.
Per quale motivo sorrideva se stava per morire?
Appena l'uomo si fece avanti uno strano marchingegno si azionò: un sacco pieno di sabbia gli cadde in testa, facendogli perdere i sensi. Finalmente capii il motivo per cui Rafael stava sorridendo.

-È una trappola per alieni,funziona visto? L'ho piazzata in questi giorni.- fece retromarcia e andò a rifugiarsi nel retro.
Dovevo tanto a Rafael per averci salvato, a volte era incredibile ciò che riusciva a fare un paraplegico più di una persona dotata di completa mobilità.
Ora, però, dovevo focalizzarmi su qualcos altro; dovevo legare quell'uomo e chiamare l'unica persona che sarebbe stato capace di sbarazzarsene, anche se ciò non mi rendeva particolarmente felice.
Chiamai Leo che dopo circa dieci minuti mi raggiunse.

Avevo legato l'assalitore nel retro con una vecchia corda e poi lo avevo imbavagliato con dello scotch, nella speranza che sarebbe stato incosciente fino all'arrivo di Leo.
-Omer, questo non è un vampiro, è Phaton.
Deve averti visto nel Tempio e questo non è un bene.-
Allora ero lì che ero stato? Nel "Tempio"? Di
cosa si trattava? Avevo bisogno di fare delle ricerche e Rafael mi sarebbe stato d'aiuto.

ARIEL'S POV
Tutta la situazione con Leo mi aveva fatta dormire poco, tutto quello che volevo era aggiustare le cose con lui. Avevo bisogno di capire chi ero e lui era l'unica persona che poteva schiarirmi le idee.
Un'intensa giornata di scuola era appena finita ed io ,arrivata a casa, mi fiondai sul divano.
Guy a differenza mia era pieno di energie e iniziò ad agitarsi come un'anguilla cercando di simulare un "ballo" ,ma la verità era che lui era un pessimo ballerino.

-Hei Guy, non agitare troppo la testa altrimenti il tuo ultimo neurone rimasto vomita.-
ironizzai.
-Ah, ah, ah. Davvero molto divertente.- mi abbracciò. Pessima idea.
-Dai levati che puzzi come una capra,vatti a fare una doccia e poi forse ti potrai avvicinare.- lo spinsi via da me e gli indicai la porta del bagno.
-Agli ordini capo.-
Il pranzo era quasi in tavola ed io non vedevo l'ora di mettere qualcosa sotto i denti.
-Ascolta ma ancora esci con quel ragazzo? Come si chiama..Leopold?- disse mia madre mentre metteva un bottiglia di acqua a tavola.
-Leo! Sì,siamo amici.-
Certo amici, come no!
Non ero nemmeno sicura che avremmo parlato di nuovo ed io me ne andavo in giro dicendo che eravamo amici.

-A noi piacerebbe conoscerlo. Ti va di invitarlo a cena?-
Conoscerlo? Per poco non mi strozzai con l'acqua che stavo bevendo.
-Volete conoscere Leo?- mi sembrava strana la richiesta di mia madre,non avevano mai voluto nessuno a casa,a parte Omer.
-La nostra è pura curiosità,vero Michael?-
disse guardando mio padre ed incitandolo a darmi una risposta.
-Certo, non vorrei che mia figlia frequentasse uno squilibrato, per questo lo vogliamo a cena. Domani sera alle otto sarebbe perfetto.-
-Va bene.-
Fu tutto quello che riuscii a dire. Mia madre sarebbe stata così sfacciata da andarglielo a chiedere se mai avessi risposto di no ed io non volevo che ciò accadesse.

-Tesoro vai a sistemarti la camera appena finisci di pranzare.
Ho controllato prima e ci sono vestiti dappertutto.-
Non c'era cosa che odiassi di più di sistemare la mia camera, ma non c'era altra scelta. Nel giro di pochi minuti mi ritrovai a piegare una delle mie magliette preferite.
Mi diressi verso il cassetto con l'intento di posarla ma quando mi girai mi ritrovai Leo davanti.
-Scusa.- mi disse, aveva le mani nelle tasche ed era appoggiato alla finestra: il mezzo con cui aveva raggiunto la mia camera.
-Va tutto bene,Leo. Non devi chiedermi scusa, è stata colpa mia.
Avrei dovuto capire che il motivo per cui te n'eri andato era grave.-
Si avvicinò a me e mi fece una carezza, quel tocco mi fece rabbrividire.
-Devi fidarti di me.- mi disse sorridendo.
La situazione stava iniziando ad imbarazzarmi ed io dovevo cercare di uscirne.
- I miei genitori ti vogliono a cena. Domani sera alle otto.-

Mi girai e ripresi a piegare i miei vestiti. Perché non riuscivo a stare tranquilla quando ero
con lui? Perché avevo paura che succedesse qualcosa tra di noi?
-Sai che non posso.-
La sua voce assunse un tono dispiaciuto.
-Certo che puoi! Mia madre adora i tulipani, sono certa che la conquisterai se gliene porterai un mazzo.-
Volevo che venisse a casa mia, forse se avessimo iniziato a frequentarci da persone normali le mie paure sarebbero scomparse.
-Farò quel che posso.-
Uscì dalla finestra e se ne andò, tutto quello che volevo era che potesse cambiare idea.

[...]

Era appena finita la lezione di biologia così andai in corridoio per posare i libri nel mio amato armadietto.
Appena lo aprii mi accorsi che,vicino allo sportello, vi era incollato con dello scotch uno strano biglietto.
Senza pensarci due volte lo lessi e quello che vi trovai dentro mi lasciò letteralmente a bocca aperta.
"So chi sono i tuoi veri genitori. Se vuoi scoprirlo chiama questo numero:077-68-45-980."

| Half-blood |La tua prossima ossessione. Scoprilo ora