È anonima per Avan

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Alla fine convinco Daniel a tornare a casa per le due, prima che tornino Avan e Chantal, prima che scoprano dove ha davvero passato tutta la mattinata invece di andare a scuola. Non che Avan non si sia accorto che Daniel ha saltato le lezioni, ma penso che sia meglio abbiano la percezione che lo abbia fatto stando a casa piuttosto che sia stato fuori tutta la mattinata... boh, è un mio pensiero.
Ci fermiamo davanti il portone di casa sua, lui fruga nello zaino per trovare le chiavi.

-Hey, babysitter, son capace di entrare in casa anche senza che mi controlli.- ridacchia trovando finalmente le chiavi tra i libri dello zaino.

-Non ne dubito.- rispondo mordicchiandomi il labbro inferiore.

-Vuoi forse entrare?- propone con un mezzo sorrisino. Scuoto la testa, anche se muoio dalla voglia di vedere la casa di Avan e di quella tro... emh, Chantal. Daniel apre la porta. -Giuro che tengo le mani apposto.- dice mostrandomi i palmi tesi.

-Non è questo, sono solo un po' stanca... meglio se vado a casa.- la mia voce tradisce la mia curiosità di scoprire com'è il mondo di Avan.

-Eddai, vieni dentro, giuro che ci chiudiamo in camera e mia madre non rompe il cazzo.- promette prendendomi per un polso e trascinandomi dentro.

È strano, non avrei mai pensato che lo stesso Avan disordinato e rumoroso potesse vivere in un posto così emh... chic? Alle pareti ci sono diversi quadri di artisti francesi che qualche volta ho sentito nominare da Liam, Claude Monet e Pisarro in prevalenza, le pareti sono perfettamente bianche e i pochi mobili e soprammobili sono tra il nero, il color corallo e il celeste. Niente a che vedere con l'incasinato mondo che era la sua roulette... piena di poster strappati, statuette, vestiti e fogli buttati a caso.

-Mi scuso in anticipo per il troppo ordine... mia madre è fissata.- borbotta Daniel salendo i gradini due a due.

-Tranquillo, un po' di ordine non fa male.- tento un sorrisino mentre lo seguo su per la scalinata di marmo bianco. È mentre salgo quei gradini che inizio a sentirmi fuori posto. Certo che Avan ha scelto lei... io sono una ragazzina al suo confronto. Lui ha bisogno di sistemarsi, non di perdere tempo dietro una bambinetta che si fa ancora mantenere.

-Ecco, allora... piccolo tour: bagno, bagno, studio, cabina armadio di mia madre, camera degli ospiti, camera mia e camera dei miei genitori.- dice sbrigativo aprendo e chiudendo le porte lungo il corridoio. La camera da letto di Chantal e Avan è ancora più anonima del corridoio... o meglio è anonima per Avan. Un letto matrimoniale con il piumone bianco è addossato ad una parete, un alto armadio anch'esso bianco ed un unico quadro rappresentante loro due abbracciati in qualche ponte al tramonto. Non lo riconosco in questa stanza come nel resto della casa.

-Bella...- sorrido, Daniel apre la porta di camera sua ed entra, lo seguo. Finalmente un locale in cui mi sento a mio agio. Niente bianco, nero e raffinato. Una camera come si deve. Ci sono parecchi poster alle pareti, vestiti ammucchiati in terra, la scrivania ingombra di fogli, libri e penne, il computer buttato sul letto da rifare e due joystick posati sul comodino.

-Si, lo so, c'è un po' di casino... dammi qualche secondo e faccio sparire tutto.- dice Daniel iniziando ad ammucchiare i vestiti in una sedia e a spostare le cose dal letto.

-Tranquillo, è bellissima così.- rispondo con un sorriso, lui scrolla le spalle e lascia la sua iniziativa di riordino. Si siede sul letto, mi fa segno di raggiungerlo, sfilo le scarpe e le lascio in un angolo avvicinandomi a Daniel.

-Odio mia madre.- sbuffa sdraiandosi sul letto e incrociando le braccia dietro la nuca.

-Che strano, anch'io.- sospiro sovrapensiero, poi mi rendo conto di come suona e aggiungo: -Odio la mia intendo...-

-Perché dev'essere sempre tutto così perfetto... Daniel non fare questo, Daniel non sporcare quello, Daniel aiutami di qui, Daniel fai di lì... insopportabile.- mi limito ad annuire in assenso con lui. -Se stessi da mio padre sarebbe tutto diverso.-

-A volte lo penso anch'io.- la sua mano si posa sulla mia spalla e mi tira giù facendomi stendere accanto a lui.

-Mh, molto meglio.- commenta voltando la faccia verso di me. -Sarà pur bella la tua schiena, ma a me piace più il tuo sorriso.- mi sposta una ciocca di capelli dal viso. Tutto questo mi mette a disagio, ma tento di nasconderlo con un sorriso. Quando il silenzio si è protratto abbastanza tento di avviare una nuova discussione.

-Allora Daniel... so ben poco di te. Hai mica voglia di raccontarmi qualcosa?- domando.

-Mh... non credo ci sia nulla da raccontare su di me. Ci son solo tre parole che ci descrivono abbastanza bene: hockey, musica e disordine.-

-Ci sarà qualcos'altro da sapere... fidanzata?- chiedo con un sorrisino, lui scuote la testa.

-Faccio schifo a più o meno tutte le mie coetanee.- stringe le labbra e chiude gli occhi per qualche istante. -Tu? Università? Come va con Beck? Non sembrate molto innamorati.- commenta.

-Io e Beck siamo molto innamorati, solo che odiamo entrambi le coppiette che passano il giorno a limonare...- mento, lui non sembra convinto ma non commenta, si limita a posare la testa sul mio ventre e io dopo un po' inizio a giocare con i suoi riccioli rossi.

Passiamo una buona mezz'ora a chiacchierare in questa posizione, è fantastico non pensare a niente. Stiamo parlando di una band musicale poco famosa di Los Angeles quando qualcuno bussa alla porta della camera di Daniel prima di spalancarla. Il mio cuore perde un battito quando incrocio lo sguardo di Avan. D'istinto mi alzo a sedere come se mi avesse beccata a fare qualcosa che non dovevo fare, la testa di Daniel mi finisce in grembo posata tra le cosce. Il Suo sguardo è duro e penetrante, mi sento in soggezione.

-Avàn, te lo avevo dettò che erano cui.- commenta la voce di Chantal alle sue spalle.

-Non stiamo facendo niente di male.- borbotta Daniel mettendosi seduto. La situazione non direbbe. Letto sfatto, la maglietta di Daniel posata in terra e la nostra posizione non fa pensare a una mattinata tra amici.

-Ma scerto mon amour.- cinguetta Chantal con un largo sorriso.

-Dovevate essere entrambi a scuola questa mattina.- il tono di Avan è duro.

-Non abbiamo fatto niente di male, e poi ho il bonus compleanno per oggi.- risponde Daniel tranquillo raccogliendo la sua maglietta e indossandola.

-Dove siete stati tutta la mattina?- ringhia ancora Avan, i suoi occhi restano puntati su di me anche se gli risponde Daniel:

-Siamo stati al palaghiaccio e poi siamo tornati a casa, o meglio, lei mi ha costretto a tornare a casa.-sbuffa il rosso, lo sguardo di Avan si ammorbidisce un po'.

-Okay... scusate.- mormora smettendo di guardarmi.

-Avàn... sono solo ragasi, ansi, lei è stata molto bravà a convinscere Daniel a tornarè a casà.- poggia le mani sulle spalle del suo promesso e inizia a massaggiarle.

-Si, molto bene. Elizabeth, vieni nel mio studio che dobbiamo parlare del tuo tirocinio.- è ovvio che vuole parlarmi, punto. Le carte del tirocinio le abbiamo già sistemate lunedì, ma mi limito ad annuire e seguirlo fuori dalla stanza nel suo anonimo e raffinato studio. Ci chiude la porta alle spalle.

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