Croptop-Skinny-SuperStar

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-Matty, fermo... ho bisogno di una pausa.- blocco in partenza le sue labbra premute sulle mie.

-No ti prego, avrai tutto il tempo dopo... è una settimana che aspetto.- mormora avvicinando la bocca al mio collo.

-Matty, dico davvero.- ripeto rigida.

-Mhm...- mormora sulla mia spalla.

-Non voglio più stare con te!- chiarisco spingendo sulle sue spalle per allontanarlo da me.

-Quanto hai bevuto, Elizabeth?- domanda serio contraendo il viso in una smorfia preoccupata.

-Due sorsi di vino prima, ma questo non c'entra. Matty io non son sicura di voler questo...- sussurro, lui serra le labbra aspettandosi una risposta più completa. -Io... non so più cosa voglio.-

-Cosa stai dicendo? Non pensi davvero tutti questo.- borbotta incredulo, abbasso lo sguardo. È stupido, ma dopo anni l'essere nuda davanti a Matty mi imbarazza per la prima volta.

-Ho bisogno di... riflettere.-

-Cosa? Perché? Cos'hai da pensare?-chiede sempre più sconvolto.

-Io... non lo so.-

-C'è un altro.- ringhia, i suoi pugni si chiudono.

-No!- il suo sguardo mi penetra affondo. -Cioè forse... che importanza ha?- balbetto, la sua mascella si tende.

-Interessa a me. Chi è il figlio di puttana?- abbaia, io tento di calmarlo posando una mano sulla sua spalla, si scosta bruscamente.

-Perché cosa ti cambia?-

-È un mio diritto saperlo.-

-Io non credo.- obbietto, il suo sguardo si indurisce.

-È Liam?- scuoto la testa. -George? Frankie? Nathan?- continuo a scuotere la testa. -Sinjin? Uno del tuo corso? Beck?-

-È Avan, smettila!- urlo esasperata, subito mi tappo la bocca con una mano, ma è tardi. Le parole escono dalle mie labbra come un fiume in piena. -Se magari ogni tanto pensassi a mettermi prima della tua cazzo  di carriera non sarebbe così!- sbotto, il suo volto si controce in una smorfia a metà tra il disgusto e il dolore. Me ne pento subito. -Matty aspetta...- lui si limita ad un ultimo sguardo doloroso ed esce dal bagno. Resto sola.

Infondo non era quello che volevo? Tempo per riflettere? È quello che ho avuto. Davvero è quello che volevo? Forse no. Non così. Le mie ginocchia cedono e finisco malamente seduta per terra con il volto tra le mani.
È tutto così difficile. Non doveva andare così. Dovevo chiudere meglio con Matty, lasciarmi una porta aperta. Beh, non ci sono riuscita.
Il viso furioso di Matty è impresso nella mia mente.
La porta della casa si chiude sbattendo. Matty se n'è andato.

Chiudo l'acqua ed esco dalla doccia.
Prendo il mio cellulare e cerco il numero di Avan in rubrica, lo chiamo.
Squilla a vuoto un paio di volte prima di entrare in segreteria. Non verrà.
Recupero la bottiglia che stavo bevendo prima di tutto questo e, avvolta in un ascuigamano, decido di finirla.

Quando mi sveglio è appena l'alba e mi ritrovo rannicchiata sul freddo pavimento del bagno nuda, è stato lo stesso incubo della scorsa notte a svegliarmi. Mi alzo a fatica in piedi e massaggiandomi la spalla dolorante per il giaciglio scomodo inizio a vestirmi e prepararmi per lasciare la casa a Liam. Sistemo velocemente nel miglior modo e nel giro di una mezz'oretta sono a casa di Nathan e Janette per consegnare le chiavi a Liam.

La notizia della mia discussione con Matty dev'essere già arrivata in casa Kress-McCurdy perché quando mi apre la porta Janette ha uno strano sguardo indagatore. Mi fa entrare nonostante io le dica che son di fretta.
I miei amici son tutti qui, tutti meno George che sarà a villa McKibben per consolare il suo migliore amico. Gli unici ad essere svegli sono Janette, Nathan e Liam che fanno colazione e bevono caffè in cucina, mi siedo al tavolo con loro e prendo un cornetto che mi offre Janette. Dopo qualche istante di silenzio addormentato Janette è la prima a parlare:

-Allora Elizabeth, com'è andata ieri sera?- inizia fingendo di non sapere nulla.

-Janette, so perfettamente che sapete tutto su com'è andata e non ho voglia di parlarne ora.- rispondo svogliata ingoiando il secondo boccone della mia colazione.

-Okay, ti capisco.- abbasso lo sguardo sul cellulare che ha appena vibrato nella tasca, lo tiro fuori per leggere il messaggio appena arrivato... è di Avan:

Professor Avan Jogia:

Ciao Eizabeth, mi piacerebbe fare colazione con te questa mattina, che ne pensi?

Sarebbe fantastico

Perfetto, ti passo a prendere per le 7:30 a casa tua

Alzo lo sguardo per leggere l'ora è mi accorgo che son le sei e quarantacinque. Se voglio cambiarmi e magari rendermi quantomeno presentabile devo andare ora.
Guardo i miei amici ancora in stato vegetativo che cercano di svegliarsi con tazze di caffè e the.

-Ragazzi, devo andare.- annuncio alzandomi da tavola e raccogliendo la borsa da terra.

-Dove vai alle sette del mattino?- grugnisce Nathan ancora con la voce profonda del sonno.

-Alle otto devo essere a scuola e vorrei passare da casa.- spiego velocemente, lui mi scruta e sembra ripetersi dentro quello che ho detto, annuisce.

-Ti do un passaggio con la macchina.- si offre Liam, forse il più sveglio dei tre.

-Non serve, cammino un pochino.- rispondo, anche lui aspetta un po' prima di rispondermi con un cenno della testa.

-Bene, allora grazie e ci vediamo...-

-Oggi pomeriggio, alle tre qui per quel concorso.- continua Liam, annuisco facendomi un appunto mentale per non dimenticarmelo.

-Bene, allora io vado.- lascio un bacio sulla guancia a ciascuno ed esco diretta a casa.

Ovviamente mia madre è ancora sveglia e ovviamente io la scanso salendo di corsa in camera per prepararmi. Penso di non aver mai impiegato così tanto tempo per scegliere un vestito in questi ultimi sei anni. Dopo la litigata con Matty voglio che la colazione con Avan sia perfetta. Alla fine, quando mancano dieci minuti alle sette e mezza e il letto è pieno di vestiti scartati, mi guardo allo specchio soddisfatta dall'abbinamento croptop-Skinny-SuperStar. Occupo il tempo restante a raccogliere i capelli in una coda morbida e a sistemare il mio viso col trucco. Faccio ben attenzione a scendere un po' prima che arrivi Avan per evitare che mia madre lo incontri e si faccia strane idee. Finalmente la Range Rover nera compare in fondo alla via, mi alzo dal gradino su cui mi ero seduta ad aspettare e gli vado incontro. L'auto si ferma davanti il vialetto e un finestrino si abbassa. Il mio sorriso scompare:

-Bonjuor mon cher.-

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