Sequel di La Stirpe di Lilith - Genesis, vincitore nella categoria debutto ai Wattys 2016.
Ringrazio @skadegladje per la copertina e i banner!
Caino, primogenito di Eva, è davvero figlio di Adham? O in lui si cela un oscuro segreto?
Sarà in grado di...
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Dopo le danze di quella notte, Caino e Iris avevano giaciuto insieme più volte. Anche se lei ogni mattina si rivestiva e se ne andava, durante il giorno si comportavano come due amici normali. O almeno, lei prendeva le distanze, ma lui avrebbe voluto che il loro rapporto si trasformasse in qualcosa di più. Ogni tanto pensava che rimanere ed accettare l'invito di Yama di viaggiare insieme, fosse stato un errore. Ma il capo dei nomadi era stato abbastanza convincente, quando lui gli aveva poi raccontato della loro missione. Si era proposto di aiutarlo, e di mettere a disposizione le sue Sacerdotesse per trovare il mostro succhia-sangue di nome Lilith.
In quell'occasione, gli aveva confessato che non erano sempre stati nomadi, anni prima vivevano in modo stabile, vicino alla costa, più a sud. Poi, un demone succhia-sangue aveva sterminato quasi tutta la loro gente, lasciando molti di loro orfani. Ertha, la loro Sacerdotessa, si era presa cura di gran parte di loro, e dopo poco tempo avevano ripreso a vivere come nomadi.
Ertha era una donna di mezza età, aveva due giovani figlie, ognuna avuta come dono della loro Dea Madre in seguito ad alcuni riti della fertilità. Entrambe le sue figlie avevano ripercorso le sue orme, dotate di poteri straordinari. Come Iris. Caino era disorientato dal loro credo, aveva visto con i suoi occhi le capacità delle Sacerdotesse, e non erano semplici trucchi. Avevano il potere di dominare la natura e plasmarla a loro piacimento. Però, per tutta la sua vita gli era stato insegnato che Dio era uno solo. Non aveva detto questo alla loro Sacerdotessa, per paura di offenderla.
Abele non era del tutto convinto di voler continuare la loro missione viaggiando con loro, e a volte prendeva da parte Caino per dirgli che forse sarebbe stato meglio continuare da soli, ma lui rispondeva sempre che avevano un nemico in comune.
Quella mattina, Caino si era svegliato prima di Iris, ed era rimasto ad osservarla senza quasi respirare per paura che si svegliasse. Era la donna più bella che avesse mai visto. Ogni volta che la osservava sentiva il cuore nel petto fremergli e lo stomaco contorcersi. Era consapevole di amarla, anche se la conosceva da così poco tempo. Ma non glielo aveva ancora mai detto, consapevole del fatto che probabilmente, lei non lo amava. Inoltre lo frenava il fatto che molto probabilmente, prima o poi sarebbe dovuto ripartire da solo. Anche se le loro strade si erano unite, non era certo che Metatron approvasse il fatto che avessero scelto di viaggiare con loro.
Forse avrebbe potuto chiedere ad Iris di seguirlo, ma era consapevole che non poteva privare i nomadi di una delle loro Sacerdotesse. Mentre pensava, Iris aprì gli occhi, lasciando che la poca luce che entrava nella loro tenda le glieli illuminasse. Vide che Caino la osservava e sorrise, allungando una mano verso il suo viso.
-Che cosa fai? Mi osservi?-
Il tocco delle dita di lei sul suo viso lasciava segni bollenti, tanto che, anche dopo che lei aveva tolto la mano, la sua pelle sembrava formicolare. Le prese la mano esile, se la portò alle labbra e la baciò.
-Si. Per una volta posso godere del privilegio di svegliarmi e ritrovarti qui, mi pare stupido non approfittarne per ammirare la tua bellezza.-
Lei sorrise timidamente, abbassando lo sguardo, ma ritirò la mano lentamente con la scusa di intrecciarsi i lunghi capelli neri.